La successione nel vertice politico-militare di Teheran si fonda da sempre su un meccanismo di successione familiare, concepito per garantire la continuità del potere anche sotto la pressione di attacchi esterni. Dopo che Mojtaba Khamenei ha raccolto la pesante eredità del padre Ali alla guida suprema dell’Iran, ora è il turno di Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo di Sicurezza nazionale, di vedere prospettarsi intorno a sé un nutrito gruppo di papabili successori.
Tra i nomi in lizza per sostituire Larijani spiccano tre suoi fratelli:
• Sadegh Amoli Larijani, ex capo del sistema giudiziario iraniano con formazione religiosa;
• Mohamed Javad Larijani, consigliere dell’ex Guida suprema e segretario dell’Alto Consiglio per i diritti umani;
• Bagher Larijani, medico endocrinologo noto anche per la controversa espulsione dal Canada durante una conferenza del settore.
Nel caso in cui Larijani venisse chiamato a ricoprire il ruolo di Guida suprema – ipotesi presa in considerazione per mantenerlo al riparo da eventuali attacchi israeliani –, al suo posto nel Comitato di difesa potrebbe subentrare Said Jalili, già coordinatore dei negoziati sul nucleare e sostenitore di un approccio più intransigente.
Oltre a Jalili, tra i possibili outsider emergono i generali Eskandar Momeni, attuale ministro dell’Interno, e Ahmadreza Radan, indicati da alcune fonti come figure in rapida ascesa.
Nella visione del regime, assicurare un passaggio di consegne ordinato è cruciale per evitare vuoti di potere che potrebbero rivelarsi pericolosi. L’unità mostrata dalla leadership è infatti uno scudo contro eventuali spinte di protesta popolare, che in passato avevano già infiammato le strade di Teheran contro gli ayatollah.