Disattivare le piste di atterraggio in Groenlandia: il piano segreto della Danimarca per arginare Trump

Un’inchiesta della tv pubblica danese Dr, basata su dodici fonti governative e militari, ha rivelato l’esistenza di piani segreti di Copenaghen volti a ostacolare l’arrivo di aerei statunitensi in Groenlandia sabotando le piste di atterraggio. Secondo il reportage, a gennaio truppe danesi erano state dispiegate sull’isola artica con esplosivi e rifornimenti medici, nell’ambito di un […]

Un’inchiesta della tv pubblica danese Dr, basata su dodici fonti governative e militari, ha rivelato l’esistenza di piani segreti di Copenaghen volti a ostacolare l’arrivo di aerei statunitensi in Groenlandia sabotando le piste di atterraggio. Secondo il reportage, a gennaio truppe danesi erano state dispiegate sull’isola artica con esplosivi e rifornimenti medici, nell’ambito di un piano di emergenza maturato dopo le affermazioni del presidente Usa Donald Trump circa un’eventuale acquisizione strategica dell’isola.

Il dossier Dr racconta che l’operazione veniva condotta in parallelo con l’esercitazione Nato “Arctic Endurance”, cui parteciparono anche Francia, Germania e Svezia. Le autorità danesi, pur predisponendo misure drastiche, avrebbero cercato di contenere ogni escalation diplomatica con Washington. Alla fine Trump annunciò un generico “accordo quadro” con la Nato sulle basi in Groenlandia, e il comando Usa Northern Command confermò la cooperazione con Danimarca e Groenlandia per l’accesso alle installazioni.

L’inedita tensione tra Stati Uniti e Danimarca tra gennaio e febbraio 2026 ha scatenato reazioni a Bruxelles, definito “il momento Groenlandia” dell’Unione europea. Dr sottolinea: “Con la crescente paura di un conflitto armato divenne sempre più importante garantire che Danimarca e Groenlandia non fossero sole. Il sostegno europeo era assolutamente cruciale per dissuadere gli Stati Uniti”. Un’Ue divisa, secondo l’emittente, avrebbe segnalato a Washington che l’annessione non avrebbe comportato conseguenze serie, mentre “un’Ue unita […] avrebbe segnalato che una violazione della sovranità della Groenlandia […] sarebbe stato un conflitto tra Usa e Ue, e quindi un conflitto che avrebbe potuto avere gravi conseguenze per l’economia statunitense”.

Per questo motivo, ancora Dr: “fin dai primi giorni di gennaio, è stato chiarito agli Stati Uniti – sia pubblicamente che attraverso canali privati – che qualsiasi violazione della sovranità della Groenlandia avrebbe comportato l’imposizione di dazi punitivi massicci sulle merci americane”. L’emittente ricorda che l’elenco delle contromisure era già pronto dall’estate 2025 e approvato dagli Stati membri. “L’Ue si ritrovò con un’arma potente e carica”, aggiunge il reportage, pronta per essere attivata dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Quando la Danimarca inviò in Groenlandia soldati anche di altre nazioni europee, la Casa Bianca minacciò ritorsioni con dazi verso i Paesi coinvolti nel sostegno a Copenaghen. “L’annuncio della Casa Bianca aveva un unico scopo: indurre i Paesi dell’Ue e la Gran Bretagna a ritirare il loro sostegno alla Danimarca”, spiega Dr. Per disinnescare la crisi, il presidente del Consiglio europeo, António Costa, convocò d’urgenza un vertice straordinario a Bruxelles per i capi di Stato e di governo. Secondo l’emittente, nell’invito si dava per scontato che, se necessario, si fosse pronti a discutere nuove misure economiche contro gli Stati Uniti.

Tra le opzioni dibattute figuravano il divieto di partecipazione delle imprese americane agli appalti Ue o il blocco di sostanze chimiche fondamentali per la farmaceutica Usa, con l’obiettivo di dimostrare la determinazione europea. All’inizio del Forum di Davos, la tensione era palpabile: Christine Lagarde, presidente della Bce, sottolineò che anche l’istituto disponeva di strumenti per colpire gli Stati Uniti in caso di continue “undesiderate avances americane” sulla Groenlandia. Come riporta Dr: “Mercoledì 21 gennaio – il giorno prima del vertice Ue – il quadro era molto chiaro per il presidente Trump e l’amministrazione statunitense: l’Europa non era divisa, ma unita contro gli Stati Uniti. E l’Ue aveva preparato una serie di misure che, nel loro insieme, avrebbero potuto colpire duramente l’economia americana”.

Il giorno seguente, Trump, salito sul palco di Davos, annunciò che gli Stati Uniti non avrebbero usato la forza per prendere la Groenlandia. Con questa presa di posizione, l’Unione europea ottenne un’inedita compattezza di fronte a Washington, dando corpo a quel “momento Groenlandia europeo” descritto dal reportage di Dr.