Robert Mueller si è spento all’età di 81 anni. Ex direttore dell’Fbi e poi procuratore speciale, aveva trasformato l’agenzia federale in uno strumento chiave nella lotta al terrorismo dopo l’attentato dell’11 settembre 2001. Anni dopo è tornato alla ribalta conducendo l’inchiesta sulle presunte interferenze russe nelle elezioni del 2016, nota come Russiagate.
Nato nel 1944, Mueller si laureò a Princeton University e servì nei Marines in Vietnam. Durante l’amministrazione Reagan fu nominato procuratore degli Stati Uniti per il Massachusetts, assumendo poi incarichi da assistente procuratore generale e vice procuratore generale. Il 4 settembre 2001, pochi giorni prima dell’attacco alle Torri Gemelle, il presidente George W. Bush lo scelse come direttore dell’Fbi. Per dodici anni, fino all’era Obama, diresse l’agenzia concentrandosi in particolare sul contrasto al fondamentalismo islamico.
Dopo un periodo lontano da incarichi ufficiali, nel 2017 Mueller accettò l’incarico di procuratore speciale del Dipartimento di Giustizia. Il suo mandato riguardò l’indagine sulle possibili connessioni fra la campagna di Donald Trump e i servizi di disinformazione russi nelle elezioni presidenziali del 2016. L’indagine, durata fino al 2019, non evidenziò prove di un accordo diretto tra il presidente e Mosca, ma portò all’incriminazione di tredici persone e di tre società russe, ritenute responsabili della diffusione di notizie false contro Hillary Clinton prima del voto e contro lo stesso Trump dopo il suo insediamento.
La notizia della sua scomparsa ha scatenato una reazione inaspettata da parte dell’ex presidente Trump, che ha dichiarato: “Sono contento sia morto”. Rivolgendosi direttamente al defunto, ha aggiunto: “Non potrà più fare del male a persone innocenti”.