Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha definito la Corea del Sud lo “Stato più ostile” e ha avvertito che qualsiasi provocazione da parte di Seul sarà punita con “conseguenze spietate”. Le sue dichiarazioni, diffuse dall’agenzia ufficiale Korean Central News Agency, sono state pronunciate il 23 marzo durante un intervento davanti all’Assemblea popolare suprema di Pyongyang.
Nel corso del discorso, Kim ha ribadito che lo status della Corea del Nord come potenza nucleare “non cambierà mai” e che il Paese ignorerà completamente le mosse di Seul. Secondo i media ufficiali, è stata discussa anche una revisione della Costituzione, sebbene non sia chiaro se il testo includa formalmente la definizione del Sud come Stato ostile. Attualmente, la Carta fondamentale nordcoreana mantiene ancora l’obiettivo della riunificazione pacifica della Penisola.
Dallo scorso anno, tuttavia, Kim ha autorizzato modifiche legali che qualificano formalmente Seul come “nemico numero uno” di Pyongyang. Il leader ha inoltre puntato il dito contro gli Stati Uniti, accusandoli di aver portato avanti “terrorismo e invasioni” in diverse aree del mondo, in un chiaro riferimento al conflitto con l’Iran.
Per far fronte alle minacce, Kim Jong-un ha promesso di potenziare la deterrenza nucleare e di conservare una capacità di risposta “rapida e precisa” contro qualunque pericolo strategico. Secondo le autorità nordcoreane, il Paese continuerà a consolidare il proprio arsenale nucleare e a prepararsi a contrastare ogni azione delle forze considerate ostili.