Budapest nel mirino di Bruxelles: Szijjarto avrebbe passato informazioni a Mosca?

Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó è finito al centro di un’inchiesta politica e di sicurezza europea dopo le rivelazioni su presunti contatti regolari con il collega russo Serghei Lavrov durante le pause dei Consigli Ue. Secondo il Washington Post, ripreso da Politico, Szijjártó avrebbe informato Mosca in tempo quasi reale sui temi discussi […]

Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó è finito al centro di un’inchiesta politica e di sicurezza europea dopo le rivelazioni su presunti contatti regolari con il collega russo Serghei Lavrov durante le pause dei Consigli Ue. Secondo il Washington Post, ripreso da Politico, Szijjártó avrebbe informato Mosca in tempo quasi reale sui temi discussi a Bruxelles, telefonando all’interno delle pause dei lavori. Il ministro, intercettato, parla di “fake news” e in patria respinge le accuse, ma l’opposizione lo accusa di “tradimento”.

L’ipotesi di una trasmissione a Mosca di informazioni sensibili rafforza l’allarme sul rapporto di Budapest con il Cremlino. Un alto funzionario di sicurezza europeo ha sintetizzato il sospetto definendo il caso così: “Di fatto, per anni, a ogni riunione dell’Ue Mosca era seduta al tavolo”. La Commissione europea, definendo la vicenda un “motivo di grande preoccupazione”, ha chiesto spiegazioni all’Ungheria.

Diversi diplomatici segnalano che i sospetti su legami privilegiati tra Budapest e Mosca circolano da tempo. Il premier polacco Donald Tusk ha osservato che “non dovrebbe sorprendere nessuno” la presunta pratica di informare dettagli sull’Ue, mentre l’ex ministro lituano Gabrielius Landsbergis ha raccontato di aver limitato la condivisione di dati sensibili con la delegazione ungherese già dall’inizio del 2024, escludendola da colloqui chiave al vertice Nato di Vilnius.

Anche l’Alleanza atlantica ha preso nota delle accuse. Fonti interne riferiscono che, pur non sorprendendo più di tanto, la notizia ha riacceso i timori su un possibile rischio nel maneggiare dossier riservati. Altri funzionari però evidenziano come l’Ungheria agisca con maggiore cautela in ambito Nato rispetto all’Ue, ricordando che alcune fasi operative sulle forniture militari all’Ucraina non vengono discusse in presenza dei rappresentanti magiari.

Dal fronte ungherese, il premier Viktor Orbán ha denunciato “l’intercettazione telefonica di un membro del governo” come un attacco alla sovranità nazionale e ha chiesto un’inchiesta, mentre lo stesso Szijjártó ha parlato di “enorme scandalo”. Budapest mantiene da tempo una linea di rigetto verso il sostegno militare a Kiev: dopo l’invasione russa, ha negato il transito di armamenti sul suo territorio e si è opposta ai pacchetti Nato per l’Ucraina.

Lo scandalo esplode alla vigilia delle elezioni parlamentari del 12 aprile, le più incerte da quindici anni, offrendo all’opposizione un argomento di attacco. Il leader Peter Magyar ha denunciato un “vero caso di tradimento della patria” e ha accusato Szijjártó di aver danneggiato non solo l’Ungheria ma “l’intera Europa”.

Al di là delle singole contestazioni, il caso Szijjártó mette in luce il livello di sfiducia ormai diffuso verso Budapest e simboleggia la frattura tra il governo di Orbán e gli alleati europei sul rapporto con la Russia, la guerra in Ucraina e la lealtà tra partner. L’Ue, pur senza avviare per ora procedure formali che potrebbero influire sul dibattito elettorale, guarda con crescente preoccupazione a un’alleanza considerata ormai un elemento di vulnerabilità nella sicurezza politico-diplomatica europea ed euro-atlantica.