Le tensioni nel Medio Oriente continuano ad acutizzarsi su più fronti, tra raid, contro-raid e manovre diplomatiche sul futuro assetto regionale.
Nella notte, le sirene d’allarme hanno interrotto la quiete a Tel Aviv e in alcune aree della Cisgiordania, dove i bombardamenti israeliani hanno ferito sei persone. In risposta, l’esercito di Israele ha colpito lanciatori di missili e infrastrutture nel versante occidentale dell’Iran. Contemporaneamente, jet israeliani hanno lanciato attacchi sul Libano, annunciando: “Assumiamo il controllo della zona di sicurezza nel sud del Paese”.
Anche l’Iraq è finito sotto il fuoco delle forze statunitensi: nell’ovest del territorio americano sono stati uccisi 15 miliziani delle Forze di mobilitazione popolare (Hashed al-Shaabi), ex alleate nella lotta all’Isis ora integrate nell’esercito di Baghdad.
Sul piano diplomatico, l’amministrazione Trump starebbe valutando un avvicinamento a Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, come possibile interlocutore per un’intesa più ampia e – secondo alcune ipotesi – come futuro leader del Paese. Nelle stesse ore, Teheran ha nominato Mohammad Bagher Zolghadr nuovo segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, succedendo ad Ali Larijani, scomparso una settimana fa. Zolghadr è un ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.
Sul mercato petrolifero, il clima di incertezza ha spinto il prezzo del greggio oltre la soglia dei 100 dollari al barile all’apertura delle contrattazioni.
Secondo fonti israeliane, Washington sarebbe inoltre al lavoro per negoziare un cessate il fuoco di almeno un mese, considerato propedeutico a un’eventuale operazione terrestre e al contempo finalizzato a discutere un piano di pace in 15 punti elaborato dagli Stati Uniti.