Usa: social media ritenuti fonte di dipendenza, ma l’algoritmo resta intoccabile

Negli Stati Uniti due recenti sentenze hanno aperto nuove prospettive legali contro i social network, ritenuti responsabili di danni alla salute mentale. In California una giovane di 20 anni ha ottenuto un risarcimento di 6 milioni di dollari dopo aver dimostrato che la sua dipendenza da YouTube e Instagram le ha provocato dismorfia corporea e […]

Negli Stati Uniti due recenti sentenze hanno aperto nuove prospettive legali contro i social network, ritenuti responsabili di danni alla salute mentale. In California una giovane di 20 anni ha ottenuto un risarcimento di 6 milioni di dollari dopo aver dimostrato che la sua dipendenza da YouTube e Instagram le ha provocato dismorfia corporea e depressione. In New Mexico, invece, una giuria ha inflitto a Meta una sanzione da 375 milioni di dollari, accusandola di aver “consapevolmente danneggiato la salute mentale dei bambini” mettendo i profitti davanti al benessere dei più giovani.

Il filo conduttore dei due casi è il cosiddetto “doom-scrolling”, letteralmente “scrolling della condanna”: quel continuo scorrere di contenuti sui social che può trasformarsi in un circolo vizioso, capace di aggravare stati ansiosi e depressivi. Secondo la giurisprudenza statunitense, una sentenza detta infatti precedenti. E così oltre 40 procure generali statali stanno preparando o hanno già avviato cause contro Meta, sostenendo che i suoi algoritmi alimentino una vera e propria crisi di salute mentale tra gli adolescenti.

Resta però da capire se i giudici vorranno imporre alle piattaforme modifiche strutturali o limitarsi a stabilire responsabilità economiche. Al momento, nelle decisioni non si fa menzione di obblighi precisi di intervento sugli algoritmi. Solo in un’udienza fissata per marzo in New Mexico un magistrato potrebbe definire quali correttivi applicare alle dinamiche interne delle app.

Non è la prima volta che un’industria finisce nel mirino per i rischi legati all’abuso dei suoi prodotti. Alla fine degli anni Novanta le grandi aziende del tabacco furono giudicate “troppo grandi per essere regolato”. Eppure, a oltre trent’anni da quegli scandali, il consumo di sigarette continua ad aumentare. Forse, anche sui social media un giorno appariranno avvisi lampeggianti: “I social creano dipendenza” oppure “i social uccidono”.