Le autorità ucraine hanno reso noto che gli attacchi notturni lanciati dalle forze russe hanno causato almeno tre vittime e undici feriti. A Odessa un uomo ha perso la vita e tra i feriti figura un bambino; a Kryvyi Rih due persone sono decedute in seguito all’impiego di droni Shahed.
I bombardamenti su Odessa hanno interessato diverse aree urbane, colpendo abitazioni private, esercizi commerciali e infrastrutture portuali. Tra i danni più gravi registrati c’è l’impatto su un reparto di maternità, definito simbolo della sofferenza inflitta ai civili. Secondo il governo di Kiev, la città sul Mar Nero è stata bersaglio di oltre sessanta droni: i danni materiali sono rilevanti e le squadre di soccorso sono ancora impegnate nelle operazioni di emergenza.
Il presidente ucraino ha commentato gli eventi con parole dure: “Nella notte di oggi, i russi hanno colpito massicciamente Odessa. Non c’era alcun senso militare, si trattava semplicemente di terrore contro la vita civile ordinaria. Ogni attacco di questo tipo dimostra che la Russia non vuole porre fine alla guerra. Pertanto, qualsiasi indebolimento della pressione su di essa è pericoloso”. Ha poi ribadito l’esigenza di un sostegno internazionale costante, combinando misure di difesa e sforzi diplomatici.
Nel frattempo, al vertice dei ministri del G7 è emersa tensione sulla strategia da adottare nei confronti di Mosca. La premier estone Kaja Kallas ha richiamato l’attenzione sulle promesse non mantenute di un anno fa, rivolgendo a Marco Rubio una domanda diretta: “Dopo un anno la Russia non si è mossa. Quando finirà la sua pazienza?” In risposta, il segretario di Stato statunitense ha replicato: “Stiamo facendo del nostro meglio. Se pensate di poter fare di meglio, fate pure. Noi ci faremo da parte”.