Dopo aver assistito a un’ora e mezza di dibattito alla Corte Suprema sullo ius soli, Donald Trump ha lasciato l’aula e ha commentato su Truth: “Siamo l’unico paese al mondo così stupido da consentire la cittadinanza per ‘diritto di nascita’”.
Nel corso dell’udienza, il rappresentante legale del governo, John Sauer, ha esposto le argomentazioni a favore della riforma. Di fronte a lui i giudici hanno mostrato un generale scetticismo, compresi Samuel Alito e Neil Gorsuch, quest’ultimo nominato dallo stesso Trump. Entrambi hanno messo in discussione la solidità logica dell’impianto storico-giuridico presentato da Sauer e l’uso di precedenti considerati a sfavore della tesi governativa.
In un successivo post su Truth, il presidente ha rincarato la dose: “la cittadinanza per diritto di nascita riguarda i figli degli schiavi, non i miliardari cinesi che hanno 56 figli, i quali ‘diventano’ tutti cittadini americani”. A suo avviso, ha aggiunto, si tratta di “una delle tante grandi truffe del nostro tempo!”.
Il principio di cittadinanza basato sul luogo di nascita è sancito dal Quattordicesimo emendamento, ratificato nel 1868: chiunque nasca o sia naturalizzato negli Stati Uniti è automaticamente cittadino americano. Al momento dell’adozione, il concetto di immigrazione illegale non esisteva ancora, ma erano previste alcune esclusioni, come per i figli di diplomatici o di membri di Stati ostili. Inizialmente rientravano tra le eccezioni anche i nativi americani, non considerati “soggetti alla giurisdizione” delle leggi federali, secondo la formulazione dell’emendamento.