Il ritorno dell’uomo sulla Luna

La navicella Orion ha preso il via da Cape Canaveral, segnando il ritorno dell’uomo in orbita lunare a 54 anni di distanza dall’Apollo. Artemis II trasporterà per dieci giorni i quattro astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen intorno al nostro satellite, in una missione di prova propedeutica all’allunaggio previsto nel 2026. […]

La navicella Orion ha preso il via da Cape Canaveral, segnando il ritorno dell’uomo in orbita lunare a 54 anni di distanza dall’Apollo. Artemis II trasporterà per dieci giorni i quattro astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen intorno al nostro satellite, in una missione di prova propedeutica all’allunaggio previsto nel 2026.

Questo volo fa parte di un programma internazionale che vede coinvolte oltre 40 nazioni, in collaborazione con agenzie spaziali e industrie private, e si colloca in un contesto diversificato rispetto alla corsa spaziale degli anni Sessanta. “Artemis è un programma globale sottoscritto da oltre 40 Nazioni, mentre la Cina avanza parallelamente rendendo la luna il nuovo scacchiere del XXI secolo. La prospettiva oggi è dunque totalmente diversa”, osserva Matteo Massironi, coordinatore scientifico del corso PANGAEA dell’Agenzia Spaziale Europea e docente presso l’Università di Padova.

Il target principale delle missioni successive è il Polo Sud lunare, dove si ritiene siano presenti depositi di ghiaccio d’acqua. La ricerca di risorse in loco — per garantire approvvigionamento idrico, produzioni di propellenti e materiali da costruzione tramite stampanti 3D — richiede un’analisi geologica approfondita. “Questa e le future missioni lunari dovranno anche mirare ad individuare siti idonei e risorse da utilizzare in loco. In questa prospettiva gioca un ruolo fondamentale l’analisi geologica che diventa oggi disciplina cardine per qualsiasi programma spaziale dal momento che dovrà garantire un atterraggio sicuro, una programmazione efficace delle traverse esplorative, l’individuazione di siti idonei per basi permanenti, il reperimento e la stima delle risorse da utilizzare in situ, tra cui volatili come l’acqua, materiale che, con utilizzo di adeguati additivi e stampanti 3D, diventi utile per la costruzione di insediamenti umani ed eventuali terre rare”, spiega Massironi.

Per formare gli astronauti alle operazioni geologiche in campo sono in uso corsi specialistici come il programma PANGAEA, avviato dall’Esa dieci anni fa. Tra gli istruttori, oltre a Massironi, figurano altri docenti dell’Università di Padova come Francesco Sauro e il ricercatore Riccardo Pozzobon, che hanno contribuito alla nascita del corso. “Tra i vari corsi di geologia di terreno è utile menzionare il corso PANGAEA dell’Agenzia Spaziale Europea che, da 10 anni istruisce astronauti Europei, Giapponesi ed Americani all’osservazione e al campionamento sul campo ed è tra i corsi di preparazione di geologia di base considerati prerequisiti per Artemis”, aggiunge Massironi.

Nei prossimi dieci giorni gli equipaggi di Artemis II forniranno dettagliate descrizioni geologiche della superficie lunare, fungendo da “occhi e braccia” per i team di scienziati a terra.Queste osservazioni costituiranno un tassello fondamentale nella pianificazione delle future missioni con equipaggio, programmando un ritorno umano regolare sulla Luna già entro gli anni Trenta.