Petroliere nello Stretto di Hormuz, Teheran impone pedaggio di un dollaro a barile pagabile in bitcoin

Dalla recente intesa tra Stati Uniti e Iran, Teheran ha deciso di introdurre un pedaggio per il transito nello Stretto di Hormuz: un dollaro per ogni barile di greggio trasportato, da versare esclusivamente in criptovalute. La misura, riportata dal Financial Times, viene presentata come condizione necessaria per riaprire quella che è considerata la principale strozzatura […]

Dalla recente intesa tra Stati Uniti e Iran, Teheran ha deciso di introdurre un pedaggio per il transito nello Stretto di Hormuz: un dollaro per ogni barile di greggio trasportato, da versare esclusivamente in criptovalute. La misura, riportata dal Financial Times, viene presentata come condizione necessaria per riaprire quella che è considerata la principale strozzatura del commercio energetico globale.

Hamid Hosseini, portavoce dell’Unione iraniana degli esportatori di petrolio e gas, ha spiegato che “l’Iran chiederà alle compagnie di navigazione di pagare i pedaggi in criptovaluta per le petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz, nel tentativo di mantenere il controllo sul passaggio durante le due settimane di cessate il fuoco”. Secondo Hosseini, “Teheran deve monitorare ciò che entra ed esce dallo stretto per garantire che queste due settimane non vengano utilizzate per il trasferimento di armi”.

Ogni petroliera di grandi dimensioni (VLCC) può trasportare in media due milioni di barili. Per procedere al transito, le navi devono inviare un’e-mail alle autorità iraniane indicando il carico; in risposta, riceveranno l’importo del pedaggio in valuta digitale. “Una volta ricevuta l’email e completata la valutazione da parte dell’Iran, alle navi vengono concessi pochi secondi per pagare in bitcoin, assicurandosi che non possano essere rintracciate o confiscate a causa delle sanzioni”. Il passaggio è gratuito solo per le petroliere in viaggio a vuoto.

Per semplificare i controlli, il Consiglio supremo di Sicurezza nazionale di Teheran ha imposto alle imbarcazioni di seguire la rotta settentrionale, più vicina alle coste iraniane. Questa predisposizione, rileva il Financial Times, potrebbe scoraggiare le compagnie occidentali e del Golfo dal percorrere il corridoio considerato più esposto a rischi.

Il passaggio sarebbe però già stato sospeso dopo i recenti raid israeliani in Libano. Dall’Arabia Saudita è giunta una ferma protesta: “Consentire all’Iran qualsiasi forma di controllo sullo stretto sarebbe superare la linea rossa”, ha avvertito Riad, aggiungendo che “la priorità deve essere l’accesso senza ostacoli attraverso lo stretto”.

Secondo stime citate dalla stampa finanziaria, attualmente nel Golfo Persico sono caricati circa 175 milioni di barili di greggio e prodotti raffinati su 187 petroliere: un traffico che rischia ora di subire rallentamenti e costi aggiuntivi prima di raggiungere il mare aperto.