Il fragile cessate il fuoco fra Stati Uniti e Iran, mediato dal Pakistan con il sostegno discreto della Cina, è già in bilico. La bozza d’intesa prevedeva la sospensione dei raid americani sulla Repubblica islamica per quindici giorni in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz, chiuso da Teheran nei giorni precedenti. Tuttavia, gli attacchi israeliani su Beirut hanno infranto l’equilibrio, scatenando un acceso scambio di accuse: per le autorità iraniane e i Guardiani della Rivoluzione la tregua comprende anche il Libano, mentre Stati Uniti e Israele negano che il piano si estenda oltre Teheran.
Di fronte a questa disputa, l’Iran ha nuovamente ordinato la chiusura dello Stretto, già riaperto brevemente, mettendo in crisi i mercati globali dell’energia. Il prezzo di petrolio e gas è schizzato al rialzo e molte compagnie di navigazione hanno rinviato i transiti, preoccupate dalle mine piazzate sui fondali, dai droni e dalle motovedette dei pasdaran. Per viaggiare attraverso il passaggio, oggi come ieri, è necessaria l’autorizzazione della marina iraniana e il pagamento di un pedaggio pari a un dollaro per barile, da versare in yuan o in stablecoin per aggirare le sanzioni. Le navi sono costrette a seguire rotte costiere più esposte ai rischi, con centinaia di imbarcazioni e migliaia di persone tuttora ferme nelle acque del Golfo.
Sul fronte diplomatico, l’ex presidente Donald Trump ha ribadito su Truth che la riapertura dello Stretto costituisce «conditio sine qua non» per riprendere le trattative. Dal canto suo, il ministro degli Esteri iraniano Ali Bagheri Araghchi ha offerto un’apertura condizionata: «Se gli attacchi contro l’Iran vengono fermati, le nostre potenti forze armate cesseranno le loro operazioni difensive». Nelle settimane scorse, Teheran aveva minacciato di colpire petroliere e portacontainer in transito, minaccia sospesa in seguito al cessate il fuoco iniziale.
Sul tavolo resta poi la questione nucleare, altro motivo di rottura tra Washington e Teheran. Il capo dell’Organizzazione dell’energia atomica iraniana, Mohammad Eslami, ha dichiarato con fermezza: «Nessuno ci fermerà sull’arricchimento dell’uranio: gli appelli sono illusioni». Gli Stati Uniti, che definiscono il programma iraniano una «linea rossa», chiedono lo smantellamento dei siti di Natanz, Isfahan e Fordow, ma il governo degli ayatollah rifiuta ogni ridimensionamento dei suoi impianti, considerandolo un diritto sovrano.