Oltre lo stretto di Hormuz: quattro vulnerabilità dell’economia globale, due in Italia

Negli ultimi anni la geografia, un tempo disciplina centrale nei programmi scolastici, ha perso parte della sua visibilità. Eppure basta il blocco di un singolo passaggio marittimo o terrestre per causare ripercussioni globali sul prezzo dell’energia, delle materie prime e persino dei beni di prima necessità. In questo contesto assumono un ruolo strategico i cosiddetti […]

Negli ultimi anni la geografia, un tempo disciplina centrale nei programmi scolastici, ha perso parte della sua visibilità. Eppure basta il blocco di un singolo passaggio marittimo o terrestre per causare ripercussioni globali sul prezzo dell’energia, delle materie prime e persino dei beni di prima necessità. In questo contesto assumono un ruolo strategico i cosiddetti choke points, i “punti di strozzatura” da cui transita la maggior parte dei flussi commerciali mondiali.

All’apice di questa classifica figura lo stretto di Hormuz, accesso obbligato al Golfo Persico. La sua chiusura, anche temporanea, influenzerebbe direttamente i mercati energetici di Europa e Asia. Sempre nel Medio Oriente si trova lo stretto di Bab al-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden: oltre il 90% del transito marittimo mondiale passa per rotte simili, e la sua chiusura — temo legato all’azione delle milizie Houthi — metterebbe in grave crisi i rifornimenti verso il Mediterraneo.

Sul fronte del commercio europeo, un precedente significativo risale al 2021, quando una nave incagliata bloccò lo stretto di Suez, interrompendo per sei giorni il transito di circa il 15% delle merci globali. Meno a rischio dal punto di vista politico risulta invece lo stretto di Malacca, vitale collegamento tra l’Asia orientale e il resto del mondo, dove passano componenti elettronici e meccanici diretti soprattutto in Europa.

Al di là dei mari, anche il trasporto terrestre è soggetto a strozzature. In Italia il valico del Brennero gestisce il 73% del traffico su gomma tra l’asse scandinavo e il Mediterraneo, esposto più alle perturbazioni meteorologiche e agli incidenti che alle tensioni geopolitiche. Analoghe criticità emergono al passo Khyber, confine storico tra Pakistan e Afghanistan, teatro di scontri recenti tra forze di Islamabad e gruppi armati locali.

Il canale di Panama rappresenta un altro nodo commerciale sensibile, spesso al centro di controversie sull’influenza delle grandi società portuali cinesi. Anche gli stretti di Gibilterra e dei Dardanelli assumono importanza strategica per l’Europa, garantendo il passaggio di cereali e di altre merci provenienti da Russia e Ucraina verso il Mediterraneo.

Infine, benché non rientrino formalmente nei choke points, va segnalata la vulnerabilità dei principali scali aerei: la chiusura dell’aeroporto di Dubai o le ricadute dell’eruzione del vulcano islandese Eyjafjöll hanno già dimostrato come il trasporto aereo possa subire interruzioni di vasta portata. Con il progressivo scioglimento dei ghiacci polari, infine, è atteso un nuovo potenziale “punto di strozzatura” nell’Artico: il Passaggio a Nord-Ovest, rotta che potrebbe rivoluzionare i tempi di navigazione tra Europa e Nord America.