Mosca ha disposto una tregua di 32 ore sul fronte ucraino in occasione della Pasqua ortodossa, con la sospensione delle operazioni militari “su tutta la linea del fronte” a partire dalle 16 locali (le 15 in Italia) di sabato 11 aprile e fino alla mezzanotte del giorno successivo (le 23 in Italia). L’annuncio, diffuso dai media statali russi e attribuito al Cremlino, prevede che le forze armate restino comunque pronte a rispondere a eventuali “provocazioni”.
Poco dopo l’annuncio di Vladimir Putin è arrivato il via libera anche da Kiev: “Rispetteremo il cessate il fuoco, sempre detto che siamo pronti a passi simmetrici”, ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. La reazione di Kiev conferma l’apertura a una tregua formale, ma non nasconde dubbi sull’effettiva volontà di Mosca di interrompere le ostilità.
Nel frattempo Zelensky ha chiesto il pieno ripristino delle sanzioni energetiche contro la Russia, alla luce dell’intesa fra Stati Uniti e Iran che ha riaperto lo Stretto di Hormuz, fondamentale per i mercati petroliferi globali. “Ora sta iniziando un cessate il fuoco in Medio Oriente e nel Golfo. E io aspetto che le sanzioni sul petrolio russo vengano pienamente reintrodotte, come lo erano prima”, ha affermato il presidente ucraino in dichiarazioni rilasciate sotto embargo.
Sul tema economico, Zelensky ha anche sottolineato che l’allentamento delle misure restrittive non avrebbe consentito a Mosca di sanare interamente il proprio deficit di bilancio. “Non credo che la Russia sia riuscita a guadagnare molto” durante il periodo di sospensione delle sanzioni petrolifere. “Non ho ancora la cifra definitiva, ma non credo sia una cifra catastrofica. Se avessero avuto un deficit di 100 miliardi, anche se avessero coperto il 15-20%, non sarebbero comunque riusciti a coprire l’intero deficit”.
L’annuncio russo segue una proposta avanzata dallo stesso Zelensky nei giorni scorsi, che aveva invitato a una pausa pasquale focalizzata anche sulla protezione delle infrastrutture energetiche. Il presidente ucraino aveva precisato di essere pronto a un cessate il fuoco “se la Russia fermerà davvero gli attacchi” e aveva sollecitato una tregua non solo sulle carte, ma sostenuta dai fatti.
Lo scetticismo di Kiev si rifà all’esperienza del 2025, quando la tregua pasquale dichiarata da Mosca si era rapidamente interrotta fra accuse reciproche e migliaia di violazioni segnalate dall’esercito ucraino. Anche per questo motivo l’intesa annunciata oggi viene letta più come una prova tattica che come il preludio a una svolta duratura.
Se la tregua dovesse reggere fino alla scadenza, offrirà almeno una breve finestra di distensione in un conflitto che si estende per oltre 1.200 chilometri di fronte. In caso contrario, si confermerebbe l’ampio divario che ancora separa le parti da un vero cessate il fuoco, persino in una ricorrenza simbolica come la Pasqua ortodossa.