In Assemblea Nazionale arriva la proposta di autorizzare, a partire dal 1° maggio 2026, alcuni dipendenti di negozi e esercizi commerciali a lavorare nella giornata tradizionalmente festiva del Primo Maggio. Il testo, già approvato dal Senato l’estate scorsa su impulso dei centristi e con il sostegno del governo guidato dal premier Sébastien Lecornu, punta a rendere più flessibile un sistema giudicato troppo rigido dall’esecutivo e da alcune associazioni di categoria.
Oggi il Codice del Lavoro francese impone il 1° maggio come giorno non lavorativo per tutti i dipendenti. Fanno eccezione solo panetterie e fiorai, ma esclusivamente quando l’attività è svolta dai titolari o da familiari: l’impiego di personale salariato comporta sanzioni amministrative da 750 a 1.500 euro per ciascun lavoratore coinvolto. La nuova disposizione intende superare questi vincoli, consentendo l’apertura e l’occupazione di personale dipendente a condizioni da dettagliare in fase di decreto attuativo.
La proposta ha scatenato l’immediata reazione dei sindacati, che denunciano un «arretramento storico» e temono lo svuotamento del significato della Festa dei lavoratori. Partiti di sinistra e rappresentanti del mondo del lavoro accusano l’esecutivo di voler normalizzare il lavoro festivo a scapito dei diritti conquistati nel corso dei decenni. Per molti critici, toccare lo status giuridico del Primo Maggio equivale a intaccare un simbolo centrale della storia delle lotte operaie in Francia.
Nei prossimi giorni il dibattito parlamentare promette battaglie serrate, mentre nelle piazze si annunciano mobilitazioni e proteste. Il governo rischia così di riaprire un ampio conflitto sociale, nonostante l’intento dichiarato di ammodernare il funzionamento del mercato del lavoro.