Di Marco, la memoria di Marcinelle forza per il futuro

Di Marco: «La memoria di Marcinelle è forza per il futuro». La commemorazione tra Manoppello e la cappella dei Martiri, con la presenza di Monsignor Bruno.

 

La commemorazione della tragedia di Marcinelle ha visto il suo svolgimento tra la piazza di Manoppello e la cappella dedicata ai Martiri di Marcinelle, dove è stato reso omaggio alle vittime. A chiudere la cerimonia c’era la presenza di Sua Eccellenza Monsignor Bruno Forte, intervenuto in piazza per condividere il momento di ricordo con i presenti. Un gesto che ha sottolineato il valore istituzionale e spirituale dell’evento.

Particolare forza emotiva ha avuto la lettura dei nomi delle vittime, affidata ai ragazzi della Protezione Civile di Manoppello. Ascoltare quelle giovani voci pronunciare uno dopo l’altro i nomi dei 60 abruzzesi morti a Marcinelle ha toccato nel vivo, ricordando che dietro ogni nome c’era una persona, una famiglia, una storia. Forte come la testimonianza di Camilla Iezzi, figlia di Camillo Iezzi, una delle vittime di Marcinelle, nata proprio nel giorno in cui suo padre veniva sepolto.

Da quel momento ha portato con sé una storia personale dolorosa, trasformandola in una testimonianza che per tutta la vita ha avuto un obiettivo preciso: ricordare quegli uomini e restituire dignità alle loro storie, ai loro sacrifici e alle speranze con cui erano partiti per cercare lavoro e un futuro migliore. Toccante anche la canzone scritta da una signora di San Salvo, “8 agosto 1956”, con versi dedicati proprio alla tragedia di Marcinelle. Anche attraverso la musica e le parole delle nostre comunità la memoria trova un modo per continuare a vivere e a parlare alle nuove generazioni.

Importante resta l’impegno delle istituzioni, ha senso sostenere la Fondazione dedicata alla memoria di Marcinelle e dare maggiore continuità alle iniziative legate a questa ricorrenza. È un impegno che considero importante perché la memoria, per essere davvero custodita, ha bisogno anche di essere sostenuta concretamente. La storia dell’emigrazione appartiene profondamente alle nostre comunità, ai nostri borghi e alle nostre famiglie.

Marcinelle è una ferita che riguarda l’Abruzzo e che, dopo settant’anni, continua a parlare al presente. Il 70° anniversario non deve essere soltanto una ricorrenza. Deve essere la conferma di un impegno: custodire i nomi, ascoltare le testimonianze e trasmettere ai giovani la storia di quegli uomini.

Perché dimenticare Marcinelle significherebbe perdere una parte della nostra storia.