Sextantio ha comunicato la scomparsa del suo fondatore, Daniele Kihlgren, deceduto questa mattina a causa di complicanze legate a una polmonite bilaterale acuta. L’imprenditore, che aveva appena compiuto 60 anni lo scorso agosto, è stato accompagnato negli ultimi istanti dai suoi familiari. La notizia ha scosso il mondo dell’ospitalità di lusso e della tutela del patrimonio culturale, dove Kihlgren era considerato una figura di riferimento per il suo approccio innovativo allo sviluppo territoriale.
La camera ardente sarà allestita venerdì 9 ottobre 2026 presso la camera mortuaria dell’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli, in Via Cassia 600 a Roma, dalle ore 10:00 alle 12:00. Nel pomeriggio dello stesso giorno, a partire dalle ore 15:00, sarà possibile rendere omaggio al feretro a Santo Stefano di Sessanio, presso la Chiesa delle Anime Sante. Le esequie si svolgeranno lunedì a Milano, nella Chiesa di San Babila, per poi proseguire con la tumulazione nella cappella di famiglia a Lovere, sul Lago d’Iseo.
Kihlgren è stato il pioniere di un modello di ospitalità che rifiutava la logica della trasformazione forzata dei luoghi. Il suo principio guida era che l’ospitalità dovesse adattarsi al contesto esistente, piuttosto che il luogo venisse modificato per accogliere i servizi. Questa visione ha preso forma a Santo Stefano di Sessanio, in Abruzzo, un borgo medievale preservato dall’integrità grazie al progressivo spopolamento.
Lì, Kihlgren ha scelto di dare una funzione contemporanea alle architetture vernacolari senza ricostruire un passato idealizzato, ma rispettando materiali, proporzioni e tracce della vita quotidiana. Il rispetto per il patrimonio non era per lui una scelta estetica, ma il presupposto per restituire dignità e futuro a aree spesso considerate marginali. La sua convinzione era che proteggere ciò che esiste, anche attraverso la scelta di non costruire, potesse generare nuove economie e mantenere vive le comunità locali.
L’attività alberghiera rappresentava, in questo schema, lo strumento concreto per rendere possibile questo processo nel tempo. Un’ulteriore espressione di questa filosofia si trova a Matera, con Le Grotte della Civita. In questo caso, il confronto è stato con un patrimonio completamente diverso, quello dei Sassi e delle abitazioni rupestri, dove il rapporto tra roccia, architettura e storia dell’uomo è inscindibile.
Anche qui, l’inserimento di una funzione contemporanea è avvenuto senza cancellare la natura e la storia del sito. La ricerca di Kihlgren si è estesa anche alla cultura immateriale, includendo tradizioni, mestieri, conoscenze locali e memoria delle comunità. Tra i risultati di questo impegno vi è il lavoro sulla cultura gastronomica abruzzese condotto insieme al Museo delle Genti d’Abruzzo, che ha permesso il recupero di oltre settanta ricette della tradizione, alcune delle quali non erano più utilizzate.
L’impegno di Kihlgren non si è limitato ai confini italiani. Dal 2008, attraverso la Fondazione Sextantio, ha sostenuto un progetto in Rwanda rivolto a persone e famiglie in condizioni di vulnerabilità economica. L’iniziativa ha contribuito a garantire l’accesso alla copertura sanitaria di base a soggetti altrimenti esclusi dalle cure essenziali.
Questo impegno rifletteva la sua convinzione che l’iniziativa privata potesse assumersi una responsabilità verso la società e le comunità più fragili. Kihlgren guardava con diffidenza alla trasformazione dei luoghi in semplici prodotti turistici, considerandoli autentici solo se c’era continuità tra il luogo, la sua storia e la vita delle persone che lo abitano. Il suo lavoro ha dimostrato che sviluppo e tutela non devono essere contrapposti, ma che un’attività economica può contribuire a mantenere vivo ciò che altrimenti rischierebbe di scomparire.
Sextantio ha dichiarato di continuare a custodire questa impostazione, perseguendo l’idea di fare impresa senza separarla dalla responsabilità verso la cultura, il territorio e le persone. Il modo più autentico per ricordare Daniele Kihlgren, secondo l’azienda, sarà continuare a proteggere ciò che egli aveva scelto di salvare con la sua visione e il suo lavoro.





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