In occasione della Giornata nazionale per le vittime di incidenti sul lavoro, fissata per l’11 ottobre 2026, il Dipartimento Ambiente, Salute e Sicurezza della Uil Abruzzo ha lanciato un appello alle istituzioni, alle aziende e alle parti sociali. L’obiettivo è richiamare l’attenzione sulla responsabilità collettiva e sull’urgenza di rendere la sicurezza sul lavoro una priorità concreta e non solo una dichiarazione di principio. Il sindacato chiede un impegno condiviso per affrontare un’emergenza che continua a mietere vittime nella regione abruzzese.
I dati Inail relativi al 2025 evidenziano una situazione critica: in Abruzzo sono state registrate 12.105 denunce di infortunio, con un incremento del 2% rispetto all’anno precedente. Tra le cifre più drammatiche spiccano le 23 denunce di infortuni mortali, in leggero calo rispetto alle 26 dell’anno precedente, ma comunque indicative di un rischio costante. Nei primi sette mesi del 2026, sono stati segnalati 7 morti sul lavoro e si registra un aumento del 16,1% degli infortuni in itinere.
Un evento tragico ha recentemente riportato al centro del dibattito pubblico la questione: la morte a Roma di un giovane lavoratore di 22 anni, originario del Teramano, avvenuta lo scorso settembre. Secondo l’analisi della Uil, la piaga degli infortuni ha superato i confini dei settori storicamente considerati a rischio, diventando un fenomeno regionale generalizzato. I dati mostrano come l’edilizia registri 1.245 casi, seguita da sanità e assistenza sociale con 900, commercio con 707 e trasporto e magazzinaggio con 649 incidenti.
Anche altri comparti non sono esenti: i servizi di alloggio e ristorazione contano 378 denunce, mentre il noleggio e i servizi di supporto alle imprese ne registrano 384. Il settore manifatturiero totalizza 1.481 infortuni complessivi, con situazioni specifiche da monitorare come la fabbricazione di prodotti in metallo (321 casi) e l’industria alimentare (290). La Uil sottolinea la necessità di interventi mirati sui rischi specifici di ogni ambiente di lavoro, dalla sicurezza nei cantieri alla movimentazione delle merci, fino all’organizzazione dei turni nei servizi e alla prevenzione negli stabilimenti produttivi.
Sul piano territoriale, la provincia di Chieti registra il maggior numero di denunce complessive (3.592) e di esiti mortali (8). Seguono Teramo con 3.258 denunce di cui 5 mortali, L’Aquila con 2.886 infortuni di cui 6 mortali e Pescara con 2.369 infortuni di cui 4 mortali. Particolarmente preoccupanti sono le 8.695 denunce di malattia professionale, che collocano l’Abruzzo al terzo posto su scala nazionale per l’anno 2025.
Valerio Camplone, componente della segreteria regionale Uil Abruzzo con delega a Salute e Sicurezza e Responsabile del Dipartimento Ambiente, Salute e Sicurezza, ha dichiarato: “Ogni volta che parliamo di sicurezza sul lavoro sembra essere una responsabilità che passa da un soggetto all’altro senza che nessuno risponda davvero. Ognuno deve fare la propria parte: abbiamo bisogno di istituzioni che garantiscano coordinamento, programmazione e controlli e di imprese che investano in prevenzione”. Camplone ha aggiunto che nel Comitato regionale ex articolo 7 D.
lgs 81-2008 sono state avanzate proposte integrative al Piano regionale della prevenzione. “Ora è fondamentale tradurle in azioni vere e verificabili, rafforzando i controlli, affiancando le piccole realtà produttive che hanno forte bisogno di assistenza, monitorando le malattie professionali in termini tecnici e contrastando con forza chi “vende” di fatto attestati di formazione su salute e sicurezza sul lavoro”, ha precisato il sindacalista. Camplone ha inoltre sottolineato l’importanza della formazione, auspicando che quella obbligatoria dei datori di lavoro, prevista dal nuovo Accordo Stato-Regioni, diventi l’occasione per un percorso serio e non la semplice carta utile per “stare in regola”.
“Il dramma degli incidenti sul lavoro non finisce con la morte di una lavoratrice o di un lavoratore, ma continua nel dolore di chi resta, famiglie spezzate che spesso si trovano in situazioni di forte difficoltà economica e di incertezza sul proprio futuro. Accanto all’impegno nella prevenzione degli infortuni, è fondamentale garantire ai familiari delle vittime un sostegno tempestivo, concreto e strutturato. La memoria delle vittime sul lavoro deve tradursi anche nella possibilità di dare dignità a chi resta e deve affrontare una tragedia di questa entità”, ha concluso Valerio Camplone.





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