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	<title>TOP2 Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>John Fitzgerald Kennedy, cinquantesimo anniversario dell’assassinio del 35mo Presidente degli Stati Uniti d’America</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2013 19:41:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“È solo una Europa pienamente coesa che può proteggerci tutti da una frammentazione dell’Alleanza. Solo una simile Europa consentirà una piena reciprocità di trattamento attraverso l’oceano nel far fronte all’agenda Atlantica. Solo con una simile Europa potremo realizzare un pieno rapporto di dare e avere tra eguali, una eguale ripartizione di responsabilità, e un uguale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“È solo una Europa pienamente coesa che può proteggerci tutti da una frammentazione dell’Alleanza. Solo una simile Europa consentirà una piena reciprocità di trattamento attraverso l’oceano nel far fronte all’agenda Atlantica. Solo con una simile Europa potremo realizzare un pieno rapporto di dare e avere tra eguali, una eguale ripartizione di responsabilità, e un uguale livello di sacrificio”(John Fitzgerald Kennedy). Quel giorno a Dallas! La storia cambiò per sempre. Venerdì 22 Novembre 1963. Dov’eravate quando spararono a Kennedy, il Presidente buono? Molti non era neppure nati. In quel tragico appuntamento con la storia nella fatale Dallas (Texas) le drammatiche immagini del filmato di Abraham Zapruder immortalano per sempre, in pochi secondi, le sequenze dell’assassinio del 46enne Presidente John Fitzgerald Kennedy alle 12:30 ora locale, mentre era in visita ufficiale alla città. Fu l’evento più straordinario e devastante del mondo, non solo per la vita di molti Americani, fino all’Undici Settembre 2001. Perché? La domanda posta di frequente negli anni successivi continuò a risuonare nelle menti di tanti. La moglie Jacqueline che subito soccorre il Presidente colpito a morte sulla limousine, cercando di raccogliere frammenti di materia celebrale, la concitazione, il panico, la testa sanguinante esplosa di Kennedy riversa all’indietro. La morte all’ospedale di Dallas dopo 25 minuti. Le ferite non gravi del Governatore del Texas. Il fortemente indiziato giovane 24enne Lee Harvey Oswald, incriminato dell’assassinio di un poliziotto poco dopo l’attentato. La salma di JFK trasportata in aereo a Washington. Il giuramento di Lyndon Johnson accanto a Jacqueline con il tailleur rosa insanguinato. Il saluto militare del piccolo John John davanti al feretro del papà. Immagini commoventi ancora oggi, grazie al capolavoro cinematografico “JFK” di Oliver Stone. Fotogrammi che destano grande commozione con le musiche magistrali di John Williams. La presidenza Kennedy (la 35ma negli Usa) durò poco meno di tre anni, stroncata, secondo la versione ufficiale, dal fucile italiano Carcano 6,5 mm (acquistato per corrispondenza) armato dalla mano criminale di Lee Harvey Oswald, ucciso a sua volta da Jack Ruby, Domenica 24 Novembre 1963, sotto lo sguardo attonito di cronisti e cameramen in presa diretta. JFK, come da allora sarà conosciuto nella storia, fu il Presidente della libertà e della pace mondiale. Seppe evitare la Terza Guerra Mondiale auspicata dai militari. Se oggi siamo vivi, se non siamo i pochi sopravvissuti dell’olocausto e dell’inverno nucleari, lo dobbiamo al Presidente Kennedy che preferì spedire l’Uomo sulla Luna. Grazie al filmato amatoriale del sarto Abraham Zapruder, nacque il giornalismo di prossimità e d’inchiesta. Ma l’America e il mondo non saranno mai più gli stessi. Lee Harvey Oswald, subito accusato di essere a capo del comitato “per un atteggiamento leale nei confronti di Cuba”, venne arrestato alle ore 13:50 del 22 Novembre in un cinema poco distante da Dealy Plaza. Alle ore 19 venne accusato di aver ucciso un poliziotto 38enne di Dallas ed alle ore 23:30 di aver assassinato il Presidente Kennedy nel quadro di una cospirazione “conservatrice”. Oswald venne ucciso dopo appena due giorni la morte di Kennedy, prima di venire portato in tribunale, senza che ci fosse stato il tempo di intentare a suo carico alcun processo. Fu ucciso all’interno del seminterrato della stazione di polizia di Dallas da Jack Ruby, il proprietario di un night club di Dallas, noto alle autorità per i suoi legami con la mafia. Ruby giustificò il suo gesto sostenendo di essere un grande patriota rimasto turbato dalla morte di JFK. Cinque giorni dopo la morte di Oswald, il Presidente Lyndon B. Johnson istituì la commissione d’inchiesta, che poi sarebbe passata alla storia come Commissione Warren perché presieduta dal giudice Earl Warren, per indagare sull’assassinio di JFK che venne sepolto presso l’attuale John Fitzgerald Kennedy Gravesite, ad Arlington in Virginia (Usa), il cimitero nazionale statunitense. I discorsi di Kennedy, il più giovane presidente americano, il primo dell’era televisiva e il più bravo del suo tempo nel riconoscerne il potere grazie al suo aspetto, al suo carisma ed alla sua abilità retorica, sono passati alla storia. Nel 1993, il libro “Case Closed: Lee Harvey Oswald and the Assassination of JFK” del giornalista investigativo Gerald Posner, analizzò le prove su cui si basano le principali teorie cospirative, concludendo che nulla di quanto si sa dimostra l’esistenza di un complotto contro il Presidente. L’opera è stata molto criticata dai Kennedy per avere omesso o interpretato soggettivamente fatti ed elementi tesi ad escludere la cospirazione contro JFK. “Se il nostro paese deve sopravvivere, il mito dell’uomo indispensabile dev’essere spezzato” – disse un giorno Haroldson Lafayette Hunt. A cinquant’anni dall’omicidio del Presidente, sono state rese due testimonianze che sembrano apporre ulteriori tessere a un complesso mosaico molto più vasto: quella di E. Howard Hunt e di Madeleine Duncan Brown. Entrambi hanno rilasciato dichiarazioni che sembrano combaciare su molti punti per avvalorare la tesi cospirazionista. Resta il fatto che la signora Brown si è spacciata per amante di Lyndon Johnson e Hunt addirittura dichiara di aver partecipato all’omicidio di JFK. Ma senza provare tali affermazioni. Nel 1994, avvalorando la tesi complottistica, il detenuto James Files, ex sicario della mafia di Chicago, dichiarò di aver partecipato all’assassinio di John F. Kennedy assieme al mafioso Charles Nicoletti, sparando il terzo colpo ferale dalla collinetta erbosa di Grassy Knoll in Dealey Plaza a Dallas. La testimonianza di James Files non è mai stata presa davvero in considerazione per l’attitudine del medesimo personaggio a reinterpretare i fatti. In Italia furono tre giorni di lutto (23-24-25 Novembre 1963) con le bandiere a mezz’asta, su disposizione della Presidenza del Consiglio. I telegrammi di Segni a Jacqueline Kennedy e al Presidente Lyndon Johnson. Il cordoglio di Leone e Moro. Il pianto di Nenni. La comunicazione della morte di Kennedy si sparse a Roma e in tutta Italia alla velocità della luce, suscitando un’ondata di profondo e sincero dolore in tutti gli ambienti. Il ricordo della visita ufficiale di Kennedy a Roma e Napoli, il 1° e il 2 Luglio 1963, era ancora molto vivo. Fu l’ultimo viaggio del Presidente in Italia e in Europa. Una sorta di addio di Kennedy al vecchio continente. Il viaggio in Italia fu interessante perchè coincise con un momento molto particolare per la gestazione politica italiana e il Vaticano. Il giorno prima era stato eletto papa Paolo VI, dopo la morte di Giovanni XXIII ed, ancora, il giorno prima era entrato in carica il Governo Leone, un monocolore democristiano. L’arrivo di Kennedy a Roma e Napoli si inserì in un momento storico di profonda trasformazione della politica italiana, europea e kennedyana. Il 10 Giugno 1963 Kennedy aveva elaborato una nuova strategia di pace che si sarebbe concretizzata con il nuovo il Trattato di non proliferazione nucleare. L’11 Giugno 1963 Kennedy aveva annunciato una nuova legge sui diritti civili. Qualche giorno dopo, durante la tappa berlinese del suo tour europeo, Kennedy aveva parlato davanti al muro di Berlino pronunciando il celebre discorso dell’“Io sono berlinese”. Si trattava senza alcun dubbio di un viaggio molto interessante proprio mentre le forze politiche italiane erano impegnate nella formazione del nuovo governo. Nei filmati d’epoca, pubblicati su Internet, è possibile ascoltare e vedere l’intervento del Presidente della Repubblica Antonio Segni. Accanto a Kennedy notiamo un giovane Giulio Andreotti, ministro della Difesa. Tra le prime strette di mano del Presidente sbarcato a Fiumicino alle ore 9:45 del 1° Luglio 1963, notiamo anche quella con il generale De Lorenzo. Appresa la conferma ufficiale della tragica fine di John Kennedy, il Presidente della Repubblica Italiana, Antonio Segni, dichiarò: “la ferale subitanea notizia della morte del Presidente Kennedy, ha colpito come una folgore il popolo italiano, la cui costernazione è accentuata dall’ancora vivissima eco della recente visita in Italia del grande scomparso. La Nazione italiana si associa con profonda e intima partecipazione al lutto dell’amica ed alleata America, lutto che investe il mondo intero; chè il mondo intero è stato testimone del diuturno sforzo con il quale il Presidente Kennedy, prima che mano assassina lo distogliesse brutalmente dal compimento della sua missione, ha dedicato se stesso e la sua politica alla fondazione di una base più solida, nell’interesse di tutti, per la convivenza tra i popoli nella libertà e nella giustizia. È scomparso un uomo di pace. In questo doloroso momento – scrisse il Presidente Antonio Segni – tutti coloro che della pace hanno fatto il loro supremo ideale dovranno stringere ancor più le loro file affinchè la grande opera da lui intrapresa sia continuata e condotta a termine nell’interesse di tutta l’umanità”. Nel telegramma inviato a Jacqueline Kennedy, il Presidente Segni dichiarò: “La tragica notizia della morte del Presidente Kennedy ha commosso l’intero popolo italiano che anche recentemente aveva espresso la calda simpatia che la sua nobile figura ispirava. A lei ed ai suoi figlioli giungano le condoglianze più sentite mie e di mia moglie. Preghiamo Dio onnipotente, che ha accolto nelle sue braccia la grande anima dello scomparso perché sia a lei ed ai suoi cristiano conforto e rassegnazione ai voleri dell’altissimo. Devotamente, Antonio Segni”. Al Presidente degli Stati Uniti, Lyndon Johnson, il Presidente Segni inviò il seguente telegramma: “Nefando attentato che ha reciso giovane vita Presidente Kennedy è un delitto contro l’umanità intera. La sua figura resterà nella storia come quella di uno strenuo difensore dei principi più elevati di libertà, pace e giustizia. Porgo alla nobile Nazione americana, cui ci uniscono indissolubili legami e nella quale si contano tanti cittadini di origine italiana, le più fervide sentite condoglianze a nome del popolo italiano e mio personale”. Il Presidente Segni dispose che fosse officiato un rito funebre al Quirinale in suffragio del Presidente Kennedy. La signora Laura Segni, appresa la notizia della morte del Presidente degli Stati Uniti, si recò nella cappella privata del Quirinale, dove rimase lungamente in preghiera. Universale fu la costernazione nel mondo politico italiano. Scrive Monsignor Loris Francesco Capovilla, già segretario particolare di papa Giovanni XXIII, sul Presidente americano John Kennedy, nel volume di Mauro Colombo e Rita Salerno, “Il giorno in cui ci svegliammo dal sogno” (edizioni Monti di Varese, pp. 230): “Nel terzo anno di Pontificato giovanneo (1960), il quarantacinquenne John Fitzgerald Kennedy venne eletto presidente degli Stati Uniti d’America. Si disse allora che in ambienti cattolici, negli Usa e nel mondo, si temessero difficoltà a motivo dell’area religiosa del neopresidente, e che anche in Vaticano ci fosse chi gli avrebbe preferito Richard Milhous Nixon, candidato repubblicano. Secondo la prassi, il Papa inviò all’eletto un caloroso messaggio, senza dare rilievo al suo status di cattolico: «Mi congratulo con voi per la elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America. Con la preghiera che l’Altissimo Iddio voglia assistervi nel superare le difficoltà del vostro alto ufficio, esprimo cordiali sinceri auguri per il benessere vostro e della vostra famiglia e per la felicità e la prosperità dell’amatissimo Popolo Americano». Quattro eventi intrecciati a Papa Giovanni restano impressi nella memoria: l’aver Kennedy accolta con simpatia (condivisa da Nikita Kruscev) la mediazione papale sui generis, durante la crisi dei missili di Cuba; il valido apporto dato alla liberazione dell’arcivescovo ucraino Josyf Slipyj dalla segregazione impostagli dalle autorità dell’Urss; la presentazione della Pacem in Terris che volle fare lui stesso a Boston e la sua singolare testimonianza («Questa enciclica mi rende fiero di essere cattolico»); infine, il conforto procurato a papa Giovanni quasi morente, con lettera recata a mano dal cardinale Richard Cushing, in cui asseriva che l’Esecutivo americano si dissociava nettamente da commenti sfavorevoli, sollevati qua e là, sulle iniziative pastorali del Pontefice, riferiti in particolare alla situazione politica italiana ed europea. Per l’appoggio dato alla liberazione di Slipyj, a Natale 1962, a mezzo dello scrittore Norman Cousins, il Papa inviò a Kennedy una icona orientale. Il presidente, nel ringraziare, confidò di averla collocata nel suo appartamento privato. Tramite canali diplomatici ed ecclesiastici, Kennedy aveva fatto sapere che desiderava vivamente recarsi in Vaticano. Venne fissata la data, ma l’aggravarsi (maggio 1963) della malattia di Giovanni XXIII fece annullare la visita. Giovanni XXIII morì il 3 giugno 1963; John Kennedy venne assassinato sei mesi dopo. A cinquant’anni di distanza rivedo le mie note di quel giorno e dei successivi e le trovo conformi alle valutazioni che mi si son maturate dentro col passare del tempo. Qualunque cosa si pensi del presidente americano, ho la persuasione che l’altissimo ufficio avesse acceso in lui il corrispondente senso di responsabilità, che ne determinò il pensare e l’operare. Giovanni XXIII aveva apprezzato la conclusione, quale venne riportata dalla stampa di allora, del volume di Kennedy Profiles in courage: «Nel vivere, crescere ed essere fonte di la vera democrazia pone la sua fede nel popolo: fede che presuppone che il popolo non sceglierà semplicemente uomini che rappresenteranno le sue opinioni con abilità e fedeltà, ma eleggerà anche uomini che eserciteranno un giudizio coscienzioso; fede che presuppone che il popolo non condannerà coloro la cui devozione a un’idea condurrà ad agire in maniera impopolare, e saprà ricompensare il coraggio, rispettare l’onore e infine riconoscere il diritto&#8230;»”. Ci sono poi altri libri che hanno una strana natura. Si occupano di misteri, “cold case”. Magari vengono stampati e redatti in maniera altrettanto rocambolesca, segreta e clandestina. È il caso del volume ristampato da Nutrimenti, “Il Complotto. La controinchiesta segreta dei Kennedy sull’omicidio di JFK”(pp. 265), un lavoro a metà tra il giornalismo d’inchiesta e l’intelligence scritto dopo la conclusione delle indagini ufficiali della Commissione Warren (27 Settembre 1964) sull’omicidio di John Fitzgerald Kennedy. Il libro, firmato da un misterioso James Hepburn, venne pubblicato con il titolo “Farewell America” nel 1968 negli Usa e subito dopo in Francia e in Italia con il titolo “L’America brucia”. Il testo che circolava in forma semiclandestina (in Italia venne pubblicato da un piccolo editore vicino alla famiglia Agnelli) conteneva delle tesi esplosive ormai ben note: l’omicidio del Presidente più amato della storia americana e mondiale era l’esito di un complotto, non del gesto isolato di Lee H. Oswald, forse un agente della Cia. La manovalanza dell’omicidio era stata reclutata in quella zona grigia di connivenze che legavano i servizi segreti americani e la malavita, i mandanti sarebbero stati petrolieri e membri dell’establishment del complesso militare e industriale che Kennedy stava riconvertendo nell’impresa spaziale lunare che avrebbe sottratto risorse preziose all’industria della guerra in Vietnam. Il principale indiziato sarebbe stato il miliardario texano Haroldson Lafayette Hunt. E tutto questo prima che, a partire dal 1969, il procuratore distrettuale Jim Garrison rendesse noti alcuni dettagli della sua indagine, come l’analisi del filmato di Abraham Zapruder, e la teoria della misteriosa “pallottola magica”. James Hepburn, quindi, con le fonti di prima mano, complottiste quanto si vuole, che sarebbero diventate di dominio pubblico soltanto tempo dopo, avrebbe già risolto il caso del secondo millennio cristiano. Da decenni ci si chiede quale sia stata la genesi del piccolo pamphlet. La risposta offerta dalla curatrice dell’edizione, la giornalista Stefania Limiti, è che dietro l’inchiesta parallela ci fosse direttamente la famiglia Kennedy. I Kennedy diffidarono da subito dell’indagine ufficiale e si rivolsero a Daniel Moynihan, futuro Senatore dello Stato di New York. Non riuscendo Moynihan a cavare un ragno dal buco, si rivolsero ad amici d’Oltreoceano, ossia ai servizi segreti francesi ed allo stesso Generale De Gaulle, che poco amavano le grandi industrie petrolifere americane e i rapporti tra l’Oas e certi ambienti americani. Sarebbero così spiegate in gran dettaglio le informazioni presenti nel libro-dossier. Complotti, forse sì, ma di altissimo livello, perché quello che si trova nel testo, ahinoi, pare non sia ancora sufficiente a convincere alcuna Giuria del mondo, almeno fino all’Anno Domini 2017. Certo però che a leggerlo, pensando in che anno è stato scritto, si prova un nodo alla gola. Per conto di chi, come e perché fu ucciso JFK? La convergenza di interessi economici e politici dietro l’attentato è probabile. L’assassinio di JFK ha avuto fin dagli Anni Settanta del XX Secolo una troppo facile verità ufficiale, quella stabilita dalla commissione Warren, che identificò in Lee Harvey Oswald l’unico cecchino responsabile. Ma la dinamica della sparatoria, le lacune nelle indagini, i poteri coinvolti, spinsero i Kennedy a cercare un’altra verità. La controinchiesta fu sostenuta dal Generale De Gaulle e dai servizi segreti sovietici. Nacque così un dossier in forma di libro, intitolato “The Plot”, da cui emergeva, con nomi e cognomi, il quadro di una cospirazione ai danni del Presidente americano. Pubblicato nel 1968 da una casa editrice presto scomparsa con sede in Liechtenstein, il libro uscì nello stesso anno anche in Italia su richiesta di un misterioso committente. Poche copie che sfuggirono ai più ma non al giornalista Saverio Tutino, il quale arrivò a ipotizzare che la pubblicazione fosse avvenuta per scelta di Gianni Agnelli. L’edizione, a cura di Stefania Limiti, ripropone una parte dell’inchiesta segreta dei Kennedy con una dettagliata introduzione e un’intervista inedita a uno dei protagonisti della vicenda, William Turner, l’investigatore che lavorò con il Procuratore distrettuale di New Orleans, Jim Garrison, il giudice immortalato dal regista Oliver Stone in “JFK – Un caso ancora aperto” (Usa, 1991) nella magistrale interpretazione di Kevin Costner. Nella postfazione Paolo Cucchiarelli mette a confronto la vicenda Kennedy con una tragedia italiana: la strage di piazza Fontana. “L’assassinio di Kennedy ha profondamente turbato la mia generazione e la nostra cultura – scrisse Oliver Stone nelle note di produzione del film JFK – penso che molti dei nostri problemi, la sfiducia nel governo, siano iniziati nel 1963. Da allora non abbiamo più creduto ai nostri leader. Gli americani sono diventati sempre più cinici. Non votano. I giovani non votano. Il Paese da allora ha conosciuto gli scontri razziali e una vera guerra civile”. Almeno fino all’avvento del Presidente Barack Hussein Obama che oggi ha l’onere di raccontare finalmente la verità al mondo sia sul caso Kennedy sia sulla presenza degli Alieni Extraterrestri. Il film JFK espone i fatti immediatamente precedenti all’assassinio del Presidente e le successive indagini di Garrison che dubita della tesi ufficiale della commissione Warren. Fu il più celebre dei tre film di Stone dedicati alle figure di Presidenti americani, tra cui ricordiamo “Gli intrighi del potere” con Anthony Hopkins nella parte del Presidente Nixon e “W.” con Josh Brolin nel ruolo di George W. Bush. La pellicola JFK si basa sulle opere d’inchiesta dello stesso Garrison e di Jim Marrs, dalle quali il regista trae una sceneggiatura ai limiti tra il documentario e l’orazione civile per denunciare una situazione di totale degrado della giustizia e del valore della verità negli Usa, fino al coinvolgimento delle più alte istituzioni statunitensi. Stone traccia con dovizia di particolari e un ritmo incalzante gli eventi che caratterizzarono la storia degli Stati Uniti di quegli anni. Delineato l’affresco storico, il regista racconta le indagini, prima personali e poi pubbliche, dell’unico Procuratore che, come tutti capiscono al termine del film, sia riuscito a portare in un’aula di tribunale il caso dell’omicidio del Presidente Kennedy. Punto focale del film e dei documenti di Garrison da cui trae spunto, è la tesi del complotto che si celerebbe dietro l’omicidio del Presidente, a dispetto della conclusione ufficiale cui giunse la Commissione Warren istituita dal governo, e cioè che il solo a sparare e ad uccidere Kennedy fu Lee Harvey Oswald. Secondo l’ipotesi di Garrison, la cospirazione sarebbe stata studiata e pianificata dai più alti vertici dei servizi segreti statunitensi, con la complicità di FBI e Forze Armate, in collaborazione con la mafia americana e con l’avallo dell’allora vicepresidente in carica Lyndon B. Johnson, allo scopo di poter proseguire la guerra del Vietnam, a vantaggio delle gerarchie militari e delle industrie belliche. Nel 1963, a seguito dell’assassinio del Presidente John Fitzgerald Kennedy, il procuratore distrettuale Jim Garrison decide di indagare su possibili collegamenti tra l’omicidio e certi loschi ambienti di New Orleans. Con il suo team di collaboratori controlla molte piste, la più importante delle quali conduce all’istrionico pilota di aerei privati David Ferrie. Ma Garrison è costretto a fermare le indagini quando il governo federale respinge formalmente l’inchiesta. Nel frattempo, il presunto unico esecutore materiale dell’assassinio di Kennedy, Lee Harvey Oswald, viene ucciso a sua volta da Jack Ruby prima di poter affrontare un processo. Garrison chiude ufficialmente le indagini. Nel 1966 l’investigazione viene riaperta, dopo una discussione in aereo tra Garrison e il Senatore Russell B. Long. Senza fare nomi, Long gli confida che nei piani alti del governo la morte di Kennedy era stata accolta favorevolmente da molti esponenti politici. Long mette in luce molte contraddizioni del rapporto ufficiale dell’inchiesta. Il Procuratore legge tutti i corposi fascicoli ufficiali della Commissione Warren e scopre numerose imprecisioni e molti passaggi superficiali. Assieme al suo staff interroga svariati testimoni diretti dell’omicidio di Kennedy. Tra questi, Willie O’Keefe, prostituto gay che sta scontando una pena in carcere. O’Keefe rivela di aver assistito personalmente ad una riunione nella quale Ferrie discuteva l’ipotesi di uccidere Kennedy con Clay Shaw, Oswald ed altri esuli cubani anticastristi. Con una serie di altri lunghi interrogatori, Garrison arriva alla conclusione che Oswald non poteva aver agito da solo: alle sue spalle, una complicata vicenda che emerge solo a brandelli, in cui il giudice scorge l’ombra delle più alte istituzioni del governo americano, dell’esercito, esponenti della mafia, della CIA e dell’FBI. Nel 1969 Garrison ha modo di dimostrare le proprie tesi e i difetti delle conclusioni della Commissione Warren, processando Clay Shaw. Con il contributo della visione in aula del celebre filmato di Zapruder, propone uno scenario con tre diversi esecutori che avrebbero potuto sparare e uccidere Kennedy con un fuoco incrociato di 6 pallottole in totale. Il giudice Garrison proscioglie Shaw da ogni accusa poiché non riesce a dimostrare che egli facesse parte della CIA e conoscesse Oswald e Jack Ruby. Mentre esce dal tribunale, Garrison afferma davanti ai giornalisti di voler continuare la sua battaglia per la verità. Zachary Sklar, giornalista e docente di giornalismo alla Columbia School of Journalism, incontrò Garrison nel 1987 e lo aiutò nella revisione di un manoscritto sull’assassinio di Kennedy al quale il giudice federale stava lavorando da diversi anni. Sklar ne modificò l’impostazione scolastica in terza persona trasformando il tutto in una “detective story” narrata in prima persona. Il libro di Garrison venne poi pubblicato nel 1988. Mentre si trovava al Latin American Film Festival di L’Avana, a Cuba, Stone incontrò in ascensore l’editrice Ellen Ray della Sheridan Square Press. La donna si era occupata della pubblicazione del libro di Jim Garrison “On the Trail of the Assassins”. Nel 1967 la Ray era stata a New Orleans ed aveva lavorato con Garrison. Fu lei a dare una copia del libro a Stone consigliandogliene la lettura. Il regista lo lesse mentre stava lavorando alla sceneggiatura del film “Nato il quattro luglio” e rimase affascinato dalla storia affrettandosi ad acquistare di tasca propria i diritti del libro per la somma di 250mila dollari con in mente il progetto di farne una trasposizione cinematografica. L’omicidio di Kennedy era da sempre una delle ossessioni di Stone che racconta: “L’assassinio di Kennedy fu uno di quegli eventi epocali che segnarono la generazione del dopoguerra, la mia generazione”. Stone conobbe Garrison e gli porse una grande quantità di domande in un incontro che durò circa tre ore. Garrison rispose alle domande di Stone e poi se ne andò. L’orgoglio e la dignità dell’uomo impressionarono fortemente il regista. L’impressione di Stone avuta dall’incontro fu che Garrison “anche se aveva commesso numerosi errori, fondamentalmente era dalla parte del giusto”. Stone non era interessato a fare un film biografico sulla vita di Garrison, ma piuttosto voleva raccontare i retroscena della cospirazione ordita per uccidere il Presidente Kennedy. Per poter attingere da altre fonti, il regista si assicurò anche i diritti del libro di Jim Marrs “Crossfire: The Plot That Killed Kennedy”. Uno degli obiettivi principali di Stone attraverso JFK era quello di fornire una realtà alternativa alla versione ufficiale messa in piedi dalla Commissione Warren che egli riteneva essere “un gran mito, e per contrastare un mito, forse bisogna crearne un altro, un contro-mito”. Anche se il libro di Marrs collegava tra loro svariate teorie, Stone voleva sapere di più ed assunse Jane Rusconi, fresca di laurea alla Yale University, per guidare un team di ricercatori ed assemblare maggiori informazioni sulle possibili teorie del complotto. Stone lesse due dozzine di libri e saggi sull’assassinio di Kennedy, mentre la Rusconi ne lesse più di cento. Nel Dicembre 1989, Oliver Stone iniziò ad avvicinare vari studios hollywoodiani per la produzione del film. Alla fine, si accordò con la Warner Bros. che stanziò venti milioni di dollari di budget per la pellicola, poi saliti a quaranta in sede definitiva. Quando Stone iniziò la stesura del copione, chiese a Sklar che aveva supervisionato anche il libro di Marrs, di scriverla insieme a lui cercando di riassumere il contenuto dei libri di Garrison, Marrs e le ricerche fatte dalla Rusconi. Per condensare il tutto in una sceneggiatura cinematografica di (sono le parole del regista) “un grande detective movie”. Stone illustrò a Sklar la sua personale visione del film. Anche se il regista utilizzò spunti presi da Rashomon, la sua fonte principale per JFK fu il film di Constantin Costa-Gavras, “Z – L’orgia del potere. Certe volte avevo l’impressione che in Z venisse mostrato il fatto criminoso e poi fatto rivedere ancora e ancora per tutta la durata del film fino a quando non lo si vedeva sotto una luce differente. Questa era l’idea per JFK, l’essenza del film: per questo lo chiamai JFK e non J.F.K.: JFK era un codice, come anche Z era una sorta di codice”. Stone spezzettò la struttura del film in quattro sottotrame principali: l’investigazione di Garrison sulle connessioni tra New Orleans e l’assassinio di Kennedy; l’indagine che rivela come, secondo Stone, Lee Harvey Oswald fosse stato solo un capro espiatorio; la ricostruzione meticolosa dell’omicidio del Presidente a Dealey Plaza e le sensazionali rivelazioni che il personaggio di X confida a Garrison, che per il regista sono le vere motivazioni dell’attentato. Sklar lavorò sulla parte di storia relativa alle indagini di Garrison, mentre Stone aggiunse la storia relativa a Oswald, gli eventi accaduti a Dallas in Dealey Plaza e il personaggio di Mr. X. Sklar passò un anno a fare ricerche e scrisse una bozza di sceneggiatura di circa 550 pagine che Stone riscrisse e condensò in un copione cinematografico. Per dare maggiore risalto e credibilità alla storia, Stone e Sklar ricorsero anche all’uso di personaggi di finzione, come Mr. X interpretato da Donald Sutherland o il marchettaro Willie O’Keefe di Kevin Bacon. Questa tecnica sarebbe stata fortemente criticata dalla stampa in seguito, anche se Stone si difese affermando che il personaggio di X era parzialmente ispirato al realmente esistente L. Fletcher Prouty, colonnello in pensione della United States Air Force. JFK uscì nelle sale il 20 Dicembre 1991. Gli incassi del film partirono a rilento ma progredirono velocemente. Alla prima settimana del Gennaio 1992, JFK aveva già totalizzato più di 50 milioni di dollari nel mondo. Con il passare del tempo, incassò 205 milioni di dollari nel mondo e 70 milioni nei soli Stati Uniti nel primo periodo di programmazione. A seguito dell’enorme successo della pellicola, gli eredi di Garrison, nel frattempo deceduto poco tempo dopo l’uscita del film, intentarono una causa legale alla Warner Bros. per ricevere una parte dei profitti, ma la causa si risolse in un nulla di fatto. Il film iniziò a provocare controversie fin dalla sua lavorazione, diventando sempre più oggetto di forti critiche man a mano che la produzione procedeva. A poche settimane dall’inizio delle riprese, il 14 Maggio 1991, Jon Margolis scrisse sul Chicago Tribune che JFK era “un insulto all’intelligenza”. Cinque giorni dopo, il Washington Post pubblicò un articolo duro nei confronti del film, opera del corrispondente della sicurezza nazionale George Lardner, dove la prima stesura del copione veniva utilizzata per stigmatizzare “le assurdità e le vere e proprie menzogne” contenute nel libro di Garrison al quale era ispirato JFK. L’articolo poneva l’accento sul fatto che Garrison aveva perso la causa intentata a Clay Shaw e di come egli cercò di screditare Shaw utilizzando come pretesto l’omosessualità di quest’ultimo come prova della sua colpevolezza. Anthony Lewis del New York Times affermò che il film “distorceva enormemente la realtà piegandola ai fini sensazionalistici della sceneggiatura” e come anche la figura storica stessa del Presidente Kennedy ne uscisse manipolata. Da parte sua, per difendersi dalle critiche, il regista iniziò un periodo di presenzialismo televisivo (anche in Italia) apparendo in numerosi talk show per difendere l’opera, rispondere alle critiche e proclamare il suo diritto alla libertà di espressione artistica. Quando infine il film uscì nelle sale, l’enorme successo di pubblico ebbe l’effetto di smorzare le critiche. Ma lo scalpore suscitato dalla tesi del complotto contenuta nella pellicola JFK, portò alla redazione dell’atto di legge “President John F. Kennedy Assassination Records Collection Act of 1992”, conosciuto anche semplicemente come JFK Act, ed alla formazione di una commissione d’inchiesta denominata “U.S. Assassination Records Review Board” incaricata di riesaminare l’inchiesta successiva all’omicidio di Kennedy. La legge venne firmata dal repubblicano Presidente George H.W.Bush alla fine di Ottobre 1992. La commissione operò fino al 1998. Furono ascoltati nuovi testimoni mai presi in esame all’epoca dei fatti, inclusi molti medici che avevano visitato il cadavere del Presidente Kennedy. Il governo degli Stati Uniti acquistò ufficialmente il filmato di Abraham Zapruder, in precedenza proprietà della Time-Life Corporation, e rese pubblici alcuni documenti relativi all’attentato poco prima dichiarati Top Secret. Per effetto della nuova commissione, inoltre, tutti i restanti documenti sull’assassinio di Kennedy saranno resi di pubblico dominio nel 2017 anziché nel 2029 come aveva invece stabilito la precedente Commissione Warren. Grazie a Oliver Stone. Quando l’arte muove il mondo. JFK è stato pubblicato in formato vhs, laser disc e svariate volte in dvd. L’unica versione del film mai pubblicata in versione dvd e blu-ray negli Stati Uniti è la quella estesa della Director’s Cut. La versione uscita nei cinema è stata pubblicata in dvd soltanto in altri Paesi esteri, inclusa la Gran Bretagna. Nel 2001, la versione Director’s Cut di JFK è stata pubblicata come parte del cofanetto “Oliver Stone Collection” a due dischi. Stone contribuì a questa edizione con diversi contenuti speciali, incluso un suo commento audio, due speciali sul film e 54 minuti di scene tagliate o estese. L’11 Novembre 2008 il film è stato pubblicato in formato blu-ray. Il disco comprende numerosi contenuti extra inclusi quelli presenti nelle precedenti uscite dvd, con l’aggiunta del documentario “Beyond JFK: A Question of Conspiracy”. Nel cast è presente anche Jim Garrison in carne e ossa, poi scomparso nel 1992, che interpreta il ruolo di Earl Warren, capo dell’omonima commissione che indagò sul caso e la cui tesi fu aspramente attaccata proprio dallo stesso Garrison. Per ricreare la Dealey Plaza di Dallas del 1963, così com’era ai tempi dell’omicidio di Kennedy, lo scenografo Victor Kempster riportò il Texas School Book Depository (oggi meta di pellegrinaggio mondiale) all’aspetto esterno originario dell’epoca, fece rimettere i binari della ferrovia dietro la collinetta erbosa sede degli altri presunti killer di Kennedy e fece potare gli alberi per riportarli all’altezza in cui vegetavano nel ‘63. Abraham Zapruder (1905-1970) era un sarto statunitense di origine ebraica, divenuto celebre per aver ripreso con una cinepresa 8 millimetri il corteo presidenziale di John Fitzgerald Kennedy a Elm Street nel momento dell’omicidio del Presidente degli Stati Uniti. Nel ‘63 Zapruder era un cinquantottenne residente nella città di Dallas. Nato in Russia ed emigrato negli Stati Uniti nel 1920, aveva lavorato a New York come assistente di un sarto e, trasferitosi nel Texas nel 1941, aveva intrapreso una piccola carriera imprenditoriale. Nel 1949 fondò la Jennifer Juniors, una ditta di confezione di abiti creata con il socio Irwin Schwartz. La piccola azienda, nel 1963, impiegava Marilyn Sitzman come receptionist, Beatrice Hester in veste di impiegata amministrativa e Lillian Rogers come segretaria. Aveva sede al 501 di Elm Street, al quinto e al sesto piano del Dal-Tex Building, il palazzo costruito accanto al tristemente celebre Deposito dei libri della Texas School. La mattina del 22 novembre 1963 Zapruder andò al lavoro e, pur sapendo della parata presidenziale che gli sarebbe passata sotto l’ufficio, decise di non portare con sé la cinepresa acquistata nel 1962, una Bell&amp;Howell Zoomatic Director Series otto millimetri modello 414 PD. Fu proprio Marilyn Sitzman a convincerlo a tornare a casa per prenderla: così facendo avrebbe potuto filmare il Presidente John Fitzgerald Kennedy e la consorte per mostrarli ai figli ed ai nipoti. Sceso in Dealey Plaza con la signora Sitzman, il sarto Zapruder si mise alla ricerca del miglior luogo da cui filmare il passaggio del corteo. Individuò, in cima al terrapieno sul lato destro di Elm Street, un muretto di cemento e decise di salirvi sopra per documentare il passaggio di JFK con la sua cinepresa. In ventidue secondi (gli altri quattro che compongono i ventisei totali non riguardano il corteo presidenziale) impressi su una pellicola 8 millimetri Abraham Zapruder filmò la scena storica. Accortosi della tragedia che aveva appena documentato, Zapruder tornò sconsolato verso il suo ufficio, passando davanti all’entrata del Deposito dei libri da cui, secondo la commissione Warren, erano partiti gli spari. Nel breve tragitto incontrò il giornalista Harry McCormick del Dallas Morning News e gli raccontò di aver ripreso l’attentato. McCormick si mise d’accordo per andarlo a trovare nel pomeriggio in ufficio ma si premurò di informare immediatamente della cosa Forrest Sorrels, un agente del servizio segreto di Dallas. Schwartz, il socio di Zapruder, telefonò in ufficio pochi minuti dopo l’attentato e parlò con la segretaria. Si fece passare Zapruder che, in lacrime, gli disse: “Irwin, ho filmato tutto. Ho visto la sua testa esplodere!”. Schwartz si precipitò in ufficio e, poco dopo, arrivarono anche McCormick e Sorrels. Insieme a due poliziotti del dipartimento di Dallas si recarono alla redazione del Dallas Morning News, poiché McCormick era certo che l’ufficio disponesse dell’apparecchio per riprodurre il nastro. Ma non era così, quindi i quattro, accompagnati dagli agenti, si recarono nel palazzo accanto, quello della rete televisiva WFAA. Non appena arrivò, Zapruder fu fatto sedere accanto al direttore delle news di WFAA, Jay Watson, e intervistato in diretta televisiva. Zapruder raccontò ciò che aveva visto attraverso la lente della cinepresa. Disse di aver sentito un colpo e, poco dopo, un altro sparo o altri due. Alla fine dell’intervista McCormick disse che solamente la Kodak poteva sviluppare il filmato e fu costretto a tornare in città alla notizia dell’arresto di un sospetto, Lee Harvey Oswald. Poco dopo, nello stabilimento della Kodak a Dallas, Zapruder e Schwartz videro per la prima volta il film dell’assassinio, aiutati da un impiegato di nome Phil Chamberlain, alla presenza di una decina di persone della Kodak. Furono fatte tre copie del filmato, due delle quali vennero consegnate dallo stesso Zapruder, la sera del 22 Novembre, agli agenti del servizio segreto presso la Centrale di polizia di Dallas. Nel pomeriggio del 22 Novembre si erano già mossi gli organi di stampa: il più veloce fu Richard Stolley, un dirigente della casa editrice proprietaria del periodico Life, intenzionato ad acquisire i diritti del filmato. La mattina del 23 Novembre 1963 Stolley si recò nell’ufficio del sarto e trattò la cessione dei diritti. Dopo una breve discussione Stolley offrì 50mila dollari, cifra accettata da Zapruder, per poter riprodurre i fotogrammi del filmato. Il giorno successivo l’editore di Life, C.D. Jackson, pagò a Zapruder altri 150mila dollari per acquistare i diritti di riproduzione televisiva e cinematografica. Fu ancora Stolley a trattare con Zapruder e da questa trattativa scaturì un fatto spesso interpretato come “copertura di un complotto”. Secondo la versione ufficiale, in realtà non corrisponde al vero che il filmato sia stato nascosto agli occhi della pubblica opinione per non doversi arrendere all’evidenza di una cospirazione, anche perché le immagini non mostrerebbero l’esistenza di due o più sparatori in Dealey Plaza: si trattò di un accordo economico privato tra il proprietario del filmato e un editore. Fu poi C.D. Jackson che ritenne, autonomamente e in maniera opinabile, il pubblico non pronto a vedere le immagini e decise di conservare per qualche anno la pellicola negli archivi della Time-Life Corporation, limitandosi a pubblicare quei fotogrammi che non mostravano l’esplosione del cranio del Presidente. Abraham Zapruder donò immediatamente 45mila dollari alla vedova del poliziotto J.D. Tippit, l’agente ucciso, secondo le inchieste seguite all’attentato, da Lee Harvey Oswald pochi minuti prima del suo arresto. Tra il Novembre 1963 e il Gennaio 1964 l’FBI esaminò, per conto proprio prima e insieme alla Commissione Warren poi, una copia del filmato. Si stabilì che la cinepresa impressionava 18,3 fotogrammi al secondo e il documento fu usato per completare il quadro probatorio a carico di Lee Harvey Oswald. Il 30 Agosto 1970 Abraham Zapruder morì. Senza volerlo era diventato una superstar del giornalisto d’inchiesta: non si prestò a diventare il simbolo di questa o quella bandiera, si espose solo per confermare la veridicità del suo documento filmato quando il Procuratore distrettuale Jim Garrison lo volle utilizzare per perseguire Clay Shaw, poi giudicato estraneo alla vicenda al termine del celebre processo. Qualche ricercatore lo iscrisse d’ufficio al “partito dei complottisti”. Ma al sarto giornalista Zapruder si possono solo attribuire due convinzioni: la prima è che affermò di aver sentito due o tre colpi; la seconda è che, nella sua testimonianza davanti alla Commissione Warren, ribadì di non essere in grado di stabilire la fonte degli spari: “C’era un riverbero troppo forte, l’eco faceva sentire i colpi come se arrivassero da tutte le direzioni”. Cinque anni dopo la morte di Zapruder la testata Life restituì i diritti alla sua famiglia mentre l’originale del filmato finì, per essere conservato con maggior cura, negli Archivi Nazionali americani. Il 3 Agosto 1999 il Dipartimento di Giustizia staccò un assegno di 16 milioni di dollari a beneficio degli eredi di Zapruder per l’acquisizione da parte del Governo del documento. Occorre ricordare l’intervento del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, del 1° Luglio 2008, pronunziato a Roma, alla presenza del “cervello” sacro del potere Henry Kissinger, in occasione della conferenza internazionale “Italy, Europe and the U.S. &#8211; The Transatlantic link and its future”, in memoria di Gianni Agnelli e John Kennedy, per capire il profondo legame esistente tra Usa e Italia. “Per una singolare coincidenza, che nel mio personale ricordo ha assunto un suo significato – dichiarò il Presidente Napolitano – accadde che incontrassi per la prima volta Gianni Agnelli proprio a New York. Era quella, nella primavera del 1978, anche la prima volta che visitavo gli Stati Uniti, col proposito di conoscere più da vicino quel mondo e di suggerire un’idea non convenzionale del cammino della sinistra italiana. Per Gianni Agnelli, era invece solo una delle innumerevoli tappe del suo continuo muoversi tra le due sponde dell’Atlantico, nel segno di un duplice amore, per l’Italia e per l’America, e così sempre di più, di fatto, rappresentando oltreoceano il nostro Paese, nel suo profilo più moderno, più dinamico e accattivante. Da quel giorno, dopo quel mio primo incontro con &#8220;l’Avvocato&#8221;, molti altri ce ne sarebbero stati, in un rapporto &#8211; credo di poter dire &#8211; di reciproca attenzione, stima e simpatia. E allora, come si potrebbe meglio che nel nome di Gianni Agnelli riflettere su quel che ha legato e lega Stati Uniti e Italia, noi italiani e l’America, in un vincolo di solidarietà e alleanza che si è venuto intrecciando sempre di più con quello tra Europa e Stati Uniti? Noi Italiani, noi Europei, non dimenticheremo mai la parte che ebbero le forze armate americane, con un costo di vite umane ingente, nella liberazione del nostro Paese, e di tutta l’Europa, dal dominio nazista. Se mi è consentita una testimonianza personale aggiungerò che egualmente non posso dimenticare quale rapporto di compenetrazione e simpatia si stabilì tra la popolazione e le truppe americane che rimasero a lungo nella città di Napoli, dopo averla liberata il 1° Ottobre 1943, e condivisero la drammatica condizione umana in cui la guerra l’aveva precipitata. L’intervento americano, nel secondo come nel primo conflitto mondiale, fu determinante per le sorti dell’Europa, e fu prova di un legame dell’America con il vecchio continente che aveva profondissime radici. Ed è motivo di orgoglio per noi che, dopo la caduta del fascismo, gli Italiani abbiano partecipato, con la cobelligeranza e con la Resistenza, di militari e di civili, alla lotta per la Liberazione. Quando le forze politiche italiane, dopo il voto popolare da cui nacque la nostra Repubblica, seppero, sulla base di valori comuni radicati nell’antifascismo, tenere a freno i dissensi politici e ideologici per dare vita insieme, con coraggio, alla nostra Costituzione, esse si collocarono, consapevolmente, nella scia della lunga storia della democrazia moderna. Sappiamo bene che questa storia ebbe uno dei suoi punti di partenza nella Rivoluzione americana e nei grandi principi di libertà e di uguaglianza fra tutti i cittadini su cui si fondava la giovane democrazia che ne era nata, ispirandosi a sua volta a ideali illuministi e cristiani, espressione della civiltà europea. Ci riesce talvolta difficile – osservò il Presidente Napolitano – non considerare la storia americana come un capitolo di storia europea. A sua volta, ancora negli anni del dopoguerra, l’America &#8211; dapprima con il Piano Marshall, da cui venne, insieme con una straordinaria prova di solidarietà, l’impulso a una prima concertazione di sforzi in Europa, e quindi con la dichiarata simpatia per il progetto comunitario &#8211; mostrò di guardare all’Europa con un istinto di partecipazione alle vicende del vecchio continente che è molto più della semplice espressione di puri interessi politici. Poi fu la Guerra fredda, che divise l’Europa, e anche l’Italia, in due campi politici. Nacque, non senza una forte contrapposizione nel nostro Paese, l’Alleanza Atlantica. Ma ebbe presto inizio anche un intenso, a mio avviso ancora oggi esemplare processo di negoziati per il controllo degli armamenti che si protrasse per decenni e che diede vita a un succedersi di trattati, fondamento di quella che fu chiamata la coesistenza pacifica tra le grandi potenze. Le tensioni, internazionali ed interne, si attenuarono. In Italia si giunse, attraverso una graduale evoluzione degli orientamenti e dei &#8220;clivages&#8221; politici, a una larghissima condivisione delle grandi scelte che avevano segnato la nostra collocazione internazionale: Comunità Europea e Nato. Venne meno, in sostanza, anche nella sinistra di opposizione, l’antiamericanismo ideologico. La grande maggioranza degli italiani si riconobbe via via in un ricco patrimonio di valori comuni : in quello spazio politico che chiamiamo Occidente, come luogo della democrazia politica e del pluralismo economico, sociale e culturale, i cui principi hanno finito per estendersi a tutto il Continente, quasi interamente riunificato nell’Unione Europea. Il cammino dell’integrazione e dell’unità politica dell’Europa rimane ancora incompiuto; ha conosciuto e continua a conoscere battute d’arresto. Ma non ho dubbi che operino a suo sostegno ragioni e spinte oggettive profonde. E non è soltanto la storia passata che ci spinge a completare, passo dopo passo, la costruzione delle istituzioni comuni capaci di garantire il progresso economico, sociale e civile dell’Europa unita: ma è anche la coscienza che i popoli europei potranno salvaguardare i loro interessi e i loro valori, e dare un contributo peculiare al governo globale in un mondo di pace, soltanto se sapranno esprimere la loro volontà e capacità d’azione unitaria. Nel quadro così complesso del nostro tempo si propone in modo nuovo anche il legame, storicamente fortissimo, fra America ed Europa, e oggi, fra gli Stati Uniti e l’Unione Europea in quanto tale, come ci dicono anche i periodici summit e le dichiarazioni comuni che ne scandiscono il dialogo. Se tuttavia emergono talvolta ancora legami particolari, privilegiati, fra Washington e questa o quella capitale europea, ciò si deve, a mio avviso, soprattutto alla difficoltà che ancora troviamo noi Europei per esprimere una solida politica comune. Ma confido che non sia troppo lontano il momento in cui, per parlare con l’Europa, il Presidente degli Stati Uniti, o il Segretario di Stato, disporrà di un singolo numero di telefono cui rivolgersi, e troverà all’altro capo della linea telefonica chi sappia e possa rispondergli rappresentando e impegnando l’Unione nel suo insieme. Comprendo quanto sia complicato e talvolta difficile il dialogo dell’America con una Unione di Stati ancora sovrani. Ma credo che l’America debba incoraggiare, anche nel suo stesso interesse, l’Europa a non funzionare come mera &#8220;collection of nation-states&#8221; bensì come entità politica unitaria. È così che possono meglio consolidarsi le relazioni transatlantiche rendendo vitale l’Alleanza che le suggellò. Non lo disse forse già nel 1963 il Presidente Kennedy? Cito le sue parole: “È solo una Europa pienamente coesa che può proteggerci tutti da una frammentazione dell’Alleanza. Solo una simile Europa consentirà una piena reciprocità di trattamento attraverso l’oceano nel far fronte all’agenda Atlantica. Solo con una simile Europa potremo realizzare un pieno rapporto di dare e avere tra eguali, una eguale ripartizione di responsabilità, e un uguale livello di sacrificio”. Oggi come non mai – disse il Presidente Napolitano – sentiamo quanto debba ancora rafforzarsi quella coesione, e il senso di una identità comune, dell’Europa, affinché l’Unione possa esprimere sulla scena mondiale &#8211; ai fini della resistenza a minacce gravi come è nella fase attuale il terrorismo, e quindi ai fini del mantenimento della pace e dell’avanzamento economico e sociale di tutti i popoli, in modo particolare di quelli più poveri, tutto il suo peso, non soltanto economico. È vero: la nostra è ancora una &#8220;Europa in transizione&#8221;, come Lei, caro Kissinger, l’ha definita. E ciò crea difficoltà sul terreno di un impegno comune fra l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America per la sicurezza mondiale. Ma non regge la polemica distinzione fra &#8220;Marte e Venere&#8221;. Si è manifestata in Europa in misura crescente la consapevolezza dell’impossibilità di fare esclusivo affidamento sulla forza degli Stati Uniti per fronteggiare sfide molteplici e crisi acute, la consapevolezza cioè del non poterci sottrarre alle nostre responsabilità in senso globale. È quel che dimostra la forte e costruttiva presenza europea, e segnatamente italiana, in missioni multilaterali di stabilizzazione di numerose aree, a noi vicine e lontane, in cui sono insorti conflitti e permangono pericolose tensioni. Una presenza anche militare – dichiarò Giorgio Napolitano – con uno spiegamento di uomini e mezzi mai raggiunto dopo la seconda guerra mondiale. L’Europa nel suo insieme ha riconosciuto e riconosce di dover rafforzare la sua &#8220;capability&#8221; militare, anche per rendere credibile una sua identità di sicurezza e di difesa, e una sua politica comune in questo campo. Nonostante le difficoltà finanziarie e di altra natura che a ciò fanno ostacolo soprattutto in alcuni dei nostri Paesi, dobbiamo riuscirvi, pur nel calcolo realistico dei limiti entro cui può concepirsi un apprezzabile impegno militare europeo nel panorama mondiale. Abbiamo, europei e americani, grandi obbiettivi comuni da perseguire, e lo spostarsi del baricentro degli affari internazionali, il mutare degli equilibri tra le grandi aree continentali, nulla tolgono al significato e all’essenzialità dei rapporti e dell’alleanza tra le due sponde dell’Atlantico. In questo spirito, possiamo ben discutere e affrontare serenamente le differenze di approccio tra europei e americani sui complessi problemi di un nuovo ordine mondiale: sull’evoluzione del ruolo della Nato; sul rapporto tra il ricorso alla forza e la ricerca di soluzioni negoziali; sull’equilibrio e sulla sinergia tra gli strumenti militari e quelli civili cui ricorrere nelle aree di crisi; ed anche sul rapporto, cui attribuiamo grande importanza, fra gli Stati Uniti e l’Unione Europea da un lato e la Russia dall’altro, una Russia potenza europea ed asiatica, oggi mossa da rinnovate ambizioni ma pur sempre consapevole dell’importanza vitale, nel suo stesso interesse, e nell’interesse del mantenimento della pace nel mondo, di un continuo rafforzamento dei legami economici e istituzionali con l’Unione e con gli Usa, indispensabili per il suo stesso progresso. Il nostro sguardo, di europei e americani, deve comunque farsi più comprensivo e dirigersi più lontano. La complessità e contraddittorietà del processo di globalizzazione, il rapporto tra le opportunità e i benefici che esso porta con sé e le insoddisfazioni e le inquietudini che provoca, l’emergere di nuovi grandi attori sulla scena mondiale, il manifestarsi di diversità storiche, sociali, religiose di grandissimo impatto: tutto ci spinge a misurarci con dilemmi che non sono soltanto economici ma richiedono grande sapienza politica e grande apertura culturale. Penso che in questo senso abbiamo entrambi, europei e americani, fondamentali risorse di civiltà e di esperienza cui attingere. Se, come lei, caro Kissinger, scrisse non molti anni fa, &#8220;la sfida per l’America sta in ultima istanza nel trasformare la sua potenza in consenso morale&#8221;, la sfida per l’Europa sta nel far pesare, con uno sforzo nuovo di unità, le sue potenzialità al di là dei limiti in cui restano ancora ristrette. No, non sono soltanto le nostre radici, pur così forti; non sono soltanto i nostri valori comuni, a volere che rimaniamo uniti, e che insieme esprimiamo capacità di leadership e cultura, nel segno di un’incrollabile fede nella forza della libertà e della democrazia. Non è solo il passato, è anche il futuro, un futuro quanto mai incerto, che ci chiama a questa prova solidale”. Se così non fosse, avrebbero ragione Jim Garrison (cf. arringa finale del processo) e il regista Oliver Stone nel dichiarare che “in America lo Stato ha tradito la Costituzione, ha ucciso Kennedy e ha occultato le prove. Il problema del mio Paese è un problema comune a molti altri Paesi, forse anche all’Italia. È il problema del popolo contro lo Stato. Nel mio Paese lo Stato ha occultato le prove e continua a farlo”.</p>
<p style="text-align: right;">Nicola Facciolini</p>
<p style="text-align: left;">leggi inoltre</p>
<p><a href="http://www.improntalaquila.org/2013/dallas-22-novembre-63-il-film-dellomicidio-di-john-f-kennedyvideo-67317.html">Dallas, 22 novembre ’63: il film dell’omicidio di John F. Kennedy/Video</a></p>
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		<title>Regione Abruzzo, Castiglione &#8220;al Matching con 13 aziende&#8221;/video</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Nov 2013 18:02:14 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/10/castiglione.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-46271" alt="castiglione" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/10/castiglione.jpg" width="300" height="195" /></a>Sviluppo delle reti, ricerca e internazionalizzazione. Sono i settori strategici su cui sta operando il Polo dell&#8217;Innovazione Sociale e dell&#8217;Economia Civile, gestito dalla Società Consortile Irene. Si inserisce in questo percorso la partecipazione di tredici imprese aderenti al Polo alla nona edizione di Matching 2.0, l&#8217;evento b2b promosso da Compagnia delle Opere che si svolgerà dal 25 al 27 novembre prossimi a Fieramilano di Rho per favorire la conoscenza e lo sviluppo nelle imprese: tre giorni in cui i partecipanti avranno la possibilità di incontrare tante tra le due mila imprese presenti, provenienti da trenta Paesi, grazie ad un sistema collaudato che si basa su un&#8217;agenda di appuntamenti prefissati, per rendere produttiva ed efficace la partecipazione. La partecipazione è stata presentata, questa mattina, a Pescara, in Regione, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato l&#8217;assessore allo Sviluppo economico, <a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Imprese_al_Matching_di_Milano_13_aziende_abruzzesi/2128">Alfredo Castiglione</a>, Michele Ianniello, presidente della Società Consortile Irene, Lucia Todisco, direttore della Società Consortile Irene, e Antonio Dionisio, direttore Cdo Abruzzo Molise. &#8220;Quello dell&#8217;Innovazione sociale e dell&#8217;Economia civile è uno dei Poli di Innovazione più attivi in assoluto tra i tredici esistenti attualmente &#8211; ha affermato Castiglione -. Presto nascerà anche un quattordicesimo Polo di Innovazione, quello del mobile e dell&#8217;arredamento e, a quel punto, &#8211; ha spiegato l&#8217;assessore &#8211; saranno coperte tutte le aree merceologiche. L&#8217;auspicio &#8211; ha proseguito &#8211; è che possa essere ridisegnata l&#8217;intera geografia economica e sociale della nostra regione in maniera da garantire maggiore competitività alle aziende inserite in questi raggruppamenti. A breve, intanto &#8211; ha annunciato &#8211; verrà costituito anche l&#8217;osservatorio regionale dell&#8217;economia reale e mi sento di affermare che ciascun Polo di Innovazione debba rappresentare l&#8217;osservatorio dell&#8217;economia reale del segmento produttivo di riferimento&#8221;. Infine, Castiglione, in ordine al futuro utilizzo dei fondi strutturali europei POR FESR, nell&#8217;ambito della nuova programmazione 2014-2020, ha confermato che l&#8217;intenzione di quella di &#8220;convogliare gran parte della dotazione finanziaria appannaggio del suo assessorato verso progetti di ricerca e di innovazione prodotti dai Poli di Innovazione e delle Reti di Impresa. In tal senso si spiega, &#8211; ha sottolineato l&#8217;assessore &#8211; la logica di rafforzare i Poli e di stimolare la nascita di nuove Reti di Impresa&#8221;.</p>
<p>Vedi servizio su <a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Imprese_al_Matching_di_Milano_13_aziende_abruzzesi/2128">tikotv</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/11/21/regione-abruzzo-castigliano-al-matching-con-13-aziendevideo/">Regione Abruzzo, Castiglione &#8220;al Matching con 13 aziende&#8221;/video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Dallas, 22 novembre &#8217;63: il film dell&#8217;omicidio di John F. Kennedy/Video</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Nov 2013 15:16:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chi ha ucciso John Kennedy il 22 novembre del 1963 a Dallas? Un assassino solitario o una squadra di tiratori esperti parte del complotto più inquietante del secolo scorso? La diatriba va avanti da 50 anni: poche ore dopo la morte del presidente americano le opposte teorie già animavano il dibattito dei contemporanei. Impossibile affidarsi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a title="dallas" href="http://www.tikotv.it/video/Cinema_e_storia/Dallas_22_novembre_63_il_film_dellomicidio_di_John_F_Kennedy/2126">Chi ha ucciso John Kennedy il 22 novembre del 1963 a Dallas?</a> Un assassino solitario o una squadra di tiratori esperti parte del complotto più inquietante del secolo scorso? La diatriba va avanti da 50 anni: poche ore dopo la morte del presidente americano le opposte teorie già animavano il dibattito dei contemporanei. Impossibile affidarsi a una ricostruzione &#8220;ufficiale&#8221;: nel 1964 la Warren Commission, costituita per indagare sul delitto, arrivò a concludere che Kennedy era stato ucciso da un &#8220;lone wolf&#8221;, Lee Harvey Oswald, un ragazzo di 24 anni con un passato nei Marine e una diserzione in Urss, conclusasi con il rientro negli Stati Uniti nell&#8217;estate del 1962, accompagnato da una moglie e una figlia, Marina e June.</p>
<p>Ma nel 1976 venne costituito un altro comitato, House Selected Committee on Assassinations (Hsca), per fare luce non solo sul delitto di Jfk e sugli omicidi di Martin Luther King (aprile 1968) e del fratello del presidente, Robert F. Kennedy (giugno &#8217;68), ma anche sui tentativi targati Cia per assassinare leader stranieri considerati &#8216;ostili&#8217;, come Patrice Lumumba in Congo e Fidel Castro a Cuba. Il comitato concluse che a Dealey Plaza quel 22 novembre del 1963 erano in azione almeno due tiratori. L&#8217;Hsca, nel suo rapporto del 1979, criticò aspramente Fbi, Cia e la stessa Warren Commission per la &#8221;superficialità a tratti inquietante&#8221; con cui era stata condotta l&#8217;inchiesta. Le tre ipotesi del delitto sono state ricostruite nel film esclusivo realizzato da Centimetri in collaborazione con l&#8217;ANSA, i testi sono stati curati da Claudio Accogli.</p>
<p>Vedi il film in esclusiva su <a title="tikotv" href="http://www.tikotv.it/video/Cinema_e_storia/Dallas_22_novembre_63_il_film_dellomicidio_di_John_F_Kennedy/2126">tiKoTv</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/11/21/dallas-22-novembre-63-il-film-dellomicidio-di-john-f-kennedyvideo/">Dallas, 22 novembre &#8217;63: il film dell&#8217;omicidio di John F. Kennedy/Video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Violenza sulle donne: solo il sette per cento sporge denuncia</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/11/21/violenza-sulle-donne-solo-il-sette-per-cento-sporge-denuncia/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Nov 2013 11:47:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia le donne vittime di una qualche forma di violenza, nella fascia di età compresa fra i 16 e i 70 anni sono secondo l’ultima indagine dell’Istat 6 milioni 743 mila: circa il 32 per cento del totale delle donne italiane. Più di un milione di donne l’anno finiscono nella rete dei soprusi al [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia le donne vittime di una qualche forma di violenza, nella fascia di età compresa fra i 16 e i 70 anni sono secondo l’ultima indagine dell’Istat 6 milioni 743 mila: circa il 32 per cento del totale delle donne italiane. Più di un milione di donne l’anno finiscono nella rete dei soprusi al maschile, che si ripetono più volte arrivando a sommare la vergognosa cifra di 14 milioni di atti di violenza (dallo schiaffo allo stupro), mentre gli episodi di stalking, da quando esiste lo strumento legislativo, vengono segnalati all’autorità di polizia al ritmo di oltre 25 casi al giorno. È il quadro ricordato dalla prima indagine nazionale sui costi economici e sociali della violenza sulle donne realizzata da Intervita Onluscon il patrocinio del Dipartimento per le Pari Opportunità e presentata oggi, alla Casa del Cinema di Roma, a poco più di un mese dall’approvazione della Legge sul Femminicidio e in attesa della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre.<br />
Si tratta però di dati che, secondo i ricercatori, “rischiano di non spiegare fino in fondo la gravità del fenomeno, perché soltanto il 7,2 per cento delle vittime denuncia l’accaduto”, solo il 18,2 per cento delle donne che hanno subìto violenze li considera reati, mentre un terzo delle donne che hanno subito violenza trascorre una vita senza parlarne mai con nessuno.<br />
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) nel mondo laviolenza tra le mura domesticheè la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne (14 &#8211; 50 anni), il 13 per cento degli omicidi nel mondo(pari a 1 su 7) è commesso tra le mura di casa, da parte del partner della vittima, mentre il 42 per centodi coloro che hanno subìto violenze fisiche o sessuali da uomini con cui avevano avuto una relazione intima ha riportato danni alla salute. Per quanto riguarda l’Italia, invece, solo nel 2012 le vittime di femminicidio sono state ben 124, donne uccise dal marito, dal fidanzato o da un ex. Violenze, spesso, commesse sotto gli occhi dei figli. Secondo l’Istat, infatti, quasi 700 mila donne hanno subìto violenze ripetute dal partner e avevano figli al momento della violenza, e nel 62,4 per cento dei casi i figli hanno assistito a uno o più episodi di violenza. (ga-Rs)</p>
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		<title>Francia: preso attentatore Liberation, forse tentava il suicidio</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/11/21/francia-preso-attentatore-liberation-forse-tentava-il-suicidio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2013 09:53:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo tre giorni di caccia all&#8217;uomo, è stato arrestato ieri l&#8217;attentatore che lunedì scorso ha terrorizzato Parigi sparando lunedì scorso alla sede del quotidiano Liberation e a La Dèfense. Abdelhakim Dekhar, già condannato nel 1998 nell’affaire Florence Rey, è stato trovato in auto in &#8220;condizioni comatose&#8221; perché potrebbe avere ingerito una forte dose di farmaci. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo tre giorni di caccia all&#8217;uomo, è stato arrestato ieri l&#8217;attentatore che lunedì scorso ha terrorizzato Parigi sparando lunedì scorso alla sede del quotidiano Liberation e a La Dèfense.</p>
<p>Abdelhakim Dekhar, già condannato nel 1998 nell’affaire Florence Rey, è stato trovato in auto in &#8220;condizioni comatose&#8221; perché potrebbe avere ingerito una forte dose di farmaci. Forse un tentativo di suicidio. Quando si riprenderà gli verranno notificati i suoi diritti e verrà sottoposto a interrogatorio. Ad incastrare Abdelhakim Dekhar, 50 anni con un passato criminale legato ai nuovi Bonnie&amp;Clyde parigini, è stato il test del Dna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/11/21/francia-preso-attentatore-liberation-forse-tentava-il-suicidio/">Francia: preso attentatore Liberation, forse tentava il suicidio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Stamina, audizione di Vannoni in Regione Abruzzo/video</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/11/20/stamina-audizione-di-vannoni-regione-abruzzovideo/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Nov 2013 19:31:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente della Fondazione Stamina, Davide Vannoni, ha tenuto oggi all&#8217;Emiciclo a L&#8217;Aquila un&#8217;audizione sul controverso trattamento terapeutico a base di cellule staminali. Un tavolo tecnico istituito presso la Direzione regionale Sanita&#8217; per verificare nell&#8217;ambito della legge sulle cure compassionevoli l&#8217;applicazione del metodo stamina in alcuni ospedali abruzzesi. Tra gli esperti presenti e&#8217; stata avanzata [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/11/20/stamina-audizione-di-vannoni-regione-abruzzovideo/">Stamina, audizione di Vannoni in Regione Abruzzo/video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente della Fondazione Stamina, <a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Metodo_Stamina_in_Abruzzo_una_speranza/2119">Davide Vannoni</a>, ha tenuto oggi all&#8217;Emiciclo a L&#8217;Aquila un&#8217;audizione sul controverso trattamento terapeutico a base di cellule staminali.<br />
Un tavolo tecnico istituito presso la Direzione regionale Sanita&#8217; per verificare nell&#8217;ambito della legge sulle cure compassionevoli l&#8217;applicazione del metodo stamina in alcuni ospedali abruzzesi.<br />
Tra gli esperti presenti e&#8217; stata avanzata l&#8217;ipotesi di sperimentare la metodologia in uno degli ospedali abruzzesi. Il professor Vannoni ha illustrato i dati e, nello specifico, la metodologia ai consiglieri regionali abruzzesi. &#8220;Abbiamo svolto un incontro tecnico, spiegato perche&#8217; il metodo oggi trova successo tra i pazienti &#8211; ha detto Vannoni &#8211; Dati positivi che pero&#8217; non sono bastati al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin che, secondo me, non ha visto ne&#8217; letto questi dati&#8221;.<br />
Secondo Vannoni il comitato scientifico nominato dal Ministro era prevenuti sul metodo stamina. Vannoni ha poi annunciato che esportera&#8217; il brevetto all&#8217;estero avendo già avuto contatti positivi con ministri e ambasciatori dell&#8217;America Latina, di Africa e paesi Arabi.<br />
All&#8217;incontro era presente anche Andrea Sciarretta, papà di Noemi, la bimba di Guardiagrele (Chieti) affetta da Atrofia muscolare spinale (Sma) che spera tanto che la sua piccola Noemi sia libera di ricorrere alle cure del metodo Stamina.</p>
<p>Vedi video su <a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Metodo_Stamina_in_Abruzzo_una_speranza/2119">tikotv</a><br />
<a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Metodo_Stamina_in_Abruzzo_una_speranza/2119">Metodo Stamina: in Abruzzo una speranza</a></p>
<p>vedi anche:<br />
<a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Stamina_divide_Biviano_Stanno_permettendo_omicidi_assistiti_/1954">Stamina divide. Biviano: &#8221;Stanno perme&#8230;</a><br />
<a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Stamina_Lorenzin_Il_metodo_non_ha_i_requisiti_base_per_proseguire/1946">Stamina, Lorenzin: &#8221;Il metodo non ha i&#8230;</a><br />
<a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/I_fratelli_Biviano_protestano_ad_oltranza_per_cura_Stamina_/1693">I fratelli Biviano protestano ad oltran&#8230;</a><br />
<a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Staminali_autorizzata_la_sperimentazione_Stanziati_tre_milioni_di_euro/1291">Staminali, autorizzata la sperimentazio&#8230;</a></p>
<p><a href="http://www.tikotv.it/video/Racconti_e_storie/Staminali_i_progressi_di_Sofia_/1244">Staminali: i progressi di Sofia</a><br />
<a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Genitori_in_piazza_per_cure_libere_con_le_staminali/1055">Genitori in piazza per cure libere con &#8230;</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/11/20/stamina-audizione-di-vannoni-regione-abruzzovideo/">Stamina, audizione di Vannoni in Regione Abruzzo/video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Sospensione pensione: ultimi giorni per i dati reddituali 2009 all’Inps</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/11/20/pensioni-ultimi-giorni-per-dati-reddituali-2009-allinps-ed-evitare-la-sospensione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2013 12:54:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Consumatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Sono ancora 9 mila i pensionati, la metà dei quali residenti all’estero, che hanno percepito prestazioni collegate al reddito e che ancora non hanno prodotto la dichiarazione relativa ai redditi del 2009. L’Inps invierà loro una breve lettera con cui si comunica che è stata resa operativa la sospensione della prestazione già preannunciata con precedenti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/11/20/pensioni-ultimi-giorni-per-dati-reddituali-2009-allinps-ed-evitare-la-sospensione/">Sospensione pensione: ultimi giorni per i dati reddituali 2009 all’Inps</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"> Sono ancora 9 mila i pensionati, la metà dei quali residenti all’estero, che hanno percepito prestazioni collegate al reddito e che ancora non hanno prodotto la dichiarazione relativa ai redditi del 2009.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Inps invierà loro una breve lettera con cui si comunica che è stata resa operativa la sospensione della prestazione già preannunciata con precedenti comunicazioni e viene loro rivolto l’invito a fornire le informazioni mancanti entro i successivi 60 giorni per ottenere il ripristino della stessa.</p>
<p align="JUSTIFY">Come è noto, alcune quote delle prestazioni erogate dall’Inps sono legate ai redditi del beneficiario e, in alcuni casi, anche dei suoi familiari. L’Inps corrisponde annualmente queste quote sulla base delle dichiarazioni relative ai redditi degli anni precedenti, riservandosi di verificare l’effettivo diritto alle prestazioni in base ai redditi dichiarati dagli interessati.</p>
<p align="JUSTIFY">La legge 122 del 2010 ha introdotto una nuova disciplina per le prestazioni collegate al reddito, stabilendone la sospensione per chi non comunica i redditi entro i termini assegnati.</p>
<p align="JUSTIFY">I 9 mila pensionati che non hanno ancora fornito le informazioni relative ai propri redditi sono stati più volte sollecitati a farlo attraverso tutti i canali a disposizione dell’Istituto. Non è stato possibile reperire le informazioni reddituali di queste persone nemmeno attraverso l’agenzia delle Entrate, con la quale è attivo un flusso comunicativo costante.</p>
<p align="JUSTIFY">Si tratta di una platea che rappresenta una piccolissima minoranza rispetto ai circa 7 milioni di pensioni che presentano quote collegate al reddito e ai circa 9 milioni (pensionati e familiari) di soggetti che hanno l’obbligo della dichiarazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel caso in cui i pensionati, oltre a non aver dichiarato i redditi per l’anno 2009, non abbiano provveduto a fornire le informazioni nemmeno per gli anni successivi, dalla rata di dicembre 2013 l’importo della pensione verrà decurtato delle quote legate al reddito.</p>
<p align="JUSTIFY">Resta comunque aperta la possibilità di regolarizzare entro 60 giorni la propria posizione e ottenere il ripristino del pagamento intero, a condizione naturalmente che i redditi posseduti e dichiarati ne consentano la corresponsione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/11/20/pensioni-ultimi-giorni-per-dati-reddituali-2009-allinps-ed-evitare-la-sospensione/">Sospensione pensione: ultimi giorni per i dati reddituali 2009 all’Inps</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Accademia di Belle Arti dell&#8217;Aquila, gli studenti pagano le tasse ma vivono un disservizio inaccettabile</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/11/20/accademia-di-belle-arti-dellaquila-gli-studenti-pagano-le-tasse-ma-vivono-un-disservizio-inaccettabile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2013 11:45:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[TOP2]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Consulta ed i Rappresentanti degli Studenti dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila, in una nota che pubblichiamo integralmente, scrivono sul disservizio della didattica che i giovani stanno vivendo all&#8217;interno dell&#8217; Istituzione. &#8220;Il giorno 4 novembre 2013 si è inaugurato il nuovo anno accademico nell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila ma nessun direttore ha presieduto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/11/20/accademia-di-belle-arti-dellaquila-gli-studenti-pagano-le-tasse-ma-vivono-un-disservizio-inaccettabile/">Accademia di Belle Arti dell&#8217;Aquila, gli studenti pagano le tasse ma vivono un disservizio inaccettabile</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Consulta ed i Rappresentanti degli Studenti dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila, in una nota che pubblichiamo integralmente, scrivono sul disservizio della didattica che i giovani stanno vivendo all&#8217;interno dell&#8217; Istituzione.</p>
<p>&#8220;Il giorno 4 novembre 2013 si è inaugurato il nuovo anno accademico nell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila ma nessun direttore ha presieduto la cosa. Ad oggi, infatti, l’Accademia di Belle Arti di L’Aquila è senza un direttore e questo provoca inaccettabili disfunzioni del servizio.</p>
<p>Noi studenti, come ogni anno, ci siamo recati in Istituto per iniziare il nostro lavoro ma abbiamo trovato una situazione inaccettabile: nessuno può firmare i titoli conseguiti da coloro che hanno discusso le tesi, non è possibile certificare crediti, non si possono acquistare materiali per la didattica, molti corsi non possono essere attivati perché non è possibile incaricare i docenti, e questi sono solo i disservizi più gravi.</p>
<p>Da parte nostra abbiamo provveduto giovedì 14 novembre a rinnovare l’organo di nostra rappresentanza (la “Consulta degli Studenti”) ma i nostri rappresentanti non hanno un referente istituzionale che, dall’altra parte, possa discutere del forte disagio che si è creato.</p>
<p>Non ci interessano i contrasti, che pare si protraggano da mesi, tra il corpo docenti o le lentezze e le incertezze del Ministero, vogliamo che l’Istituto torni a funzionare ed a erogare il servizio per cui paghiamo le tasse, così che noi si possa riprendere lo studio che abbiamo deciso di intraprendere per costruirci quella formazione indispensabile per poter affrontare il mercato del lavoro, in questo difficilissimo momento storico.</p>
<p>Chiediamo al Ministro Maria Chiara Carrozza di prendere entro questa settimana una decisione e di insediare un direttore che possa garantire lo svolgimento delle normali funzioni del nostro Istituto, altrimenti saremo costretti a mettere in campo civili forme di protesta, al fine di tutelare il nostro impegno lavorativo e quello economico delle nostre famiglie&#8221;.</p>
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		<title>Parapendio, record mondiale per l&#8217;Italia</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/11/20/parapendio-record-mondiale-per-litalia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2013 23:57:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nicole Fedele, campionessa europea in carica e detentrice della coppa del mondo di volo in parapendio, ha stabilito il nuovo record mondiale femminile di distanza libera. L&#8217;impresa è avvenuta nel nord est del Brasile, precisamente con decollo da un pendio nei pressi di Quixadà, cittadina dello stato Cearà a circa 170 chilometri dalla capitale Fortaleza, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/11/20/parapendio-record-mondiale-per-litalia/">Parapendio, record mondiale per l&#8217;Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nicole Fedele, campionessa europea in carica e detentrice della coppa del<br />
mondo di volo in parapendio, ha stabilito il nuovo record mondiale femminile<br />
di distanza libera.<br />
L&#8217;impresa è avvenuta nel nord est del Brasile, precisamente con decollo da<br />
un pendio nei pressi di Quixadà, cittadina dello stato Cearà a circa 170<br />
chilometri dalla capitale Fortaleza, ed ha impegnato la pilota friulana<br />
oltre nove ore. Al temine Nicole aveva coperto 381 chilometri ad una media<br />
di oltre 42 km/h, toccando 2787 metri di quota massima, in compagnia dei<br />
grossi corvi che popolano questa regione.<br />
Nicole Fedele, traduttrice di Gemona del Friuli (Udine), ha appena compiuto<br />
29 anni e non è nuova a queste imprese. Lo scorso agosto insieme al suo<br />
concittadino ed amico Arduino Persello, che insieme a Marco Zonca l&#8217;hanno<br />
accompagnata in Brasile, stabilirono i record mondiali di andata e ritorno,<br />
femminile e maschile, rispettivamente di 280 e 312 chilometri. I voli<br />
avvennero tra Slovenia ed Italia con obbligo di ritorno al punto dal quale<br />
erano decollati ed, ovviamente, senza mai posare i piedi a terra.<br />
Come noto, il parapendio è un mezzo semplice e contemporaneamente esaltante.<br />
Si sostiene in cielo sfruttando le correnti d&#8217;aria ascensionali generate dal<br />
riscaldamento del suolo, che sono in pratica il suo motore e la sua benzina.<br />
Il pilota lo conduce seduto in una selletta appesa alcuni metri sotto l&#8217;ala<br />
ed a essa collegata tramite un fascio di cordini. Due di questi fungono da<br />
comandi e permettono la chiusura di una semiala o dell&#8217;altra. Grazie a<br />
queste operazioni il pilota dirige il mezzo, cercando di raggiungere una<br />
buona quota per poi sfruttare l&#8217;efficienza dell&#8217;ala per avanzare a caccia di<br />
nuove ascensioni e così via.<br />
Ora Nicole Fedele pensa ad un nuovo record, quello cosiddetto &#8220;triangolo<br />
FAI&#8221; dall&#8217;acronimo della Federazione Aeronautica Internazionale che<br />
convalida i record di tutte le discipline aviatorie. Questo prevede di<br />
decollare e raggiungere due punti sul territorio prima di tornale al punto<br />
di partenza, in modo che il tracciato disegni, appunto, un triangolo con i<br />
vertici il più possibile lontani tra loro. Se dovesse riuscire nell&#8217;impresa,<br />
la friulana sarebbe la prima pilota a detenere contemporaneamente i tre<br />
principali record di volo in parapendio, probabilmente meglio dei colleghi<br />
maschi. </p>
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		<title>Invasione aliena extraterrestre mitigata della Terra, coinvolte più specie ET, l’arena dei giochi interstellari è sotto scacco</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/11/20/invasione-aliena-extraterrestre-mitigata-della-terra-coinvolte-piu-specie-et-larena-dei-giochi-interstellari-e-sotto-scacco/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2013 23:45:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[TOP2]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata”(Matteo 24,39-41). La verità sugli Alieni Extraterrestri presenti sulla Terra da sempre? Oltre ragionevole dubbio, non siamo soli nella Galassia e nell’Universo. La nostra amata [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/11/20/invasione-aliena-extraterrestre-mitigata-della-terra-coinvolte-piu-specie-et-larena-dei-giochi-interstellari-e-sotto-scacco/">Invasione aliena extraterrestre mitigata della Terra, coinvolte più specie ET, l’arena dei giochi interstellari è sotto scacco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata”(Matteo 24,39-41). La verità sugli Alieni Extraterrestri presenti sulla Terra da sempre? Oltre ragionevole dubbio, non siamo soli nella Galassia e nell’Universo. La nostra amata Terra è davvero il nostro patrio pianeta azzurro ricco per due terzi di acqua liquida, casta e pura, e di ogni meraviglia che si conosca, una piccola gemma preziosa incastonata nell’infinità oscura del gelido spazio siderale apparentemente desertico, tranquillo e silenzioso, insomma fatto su misura per l’insaziabile superbia umana? In ciascuno dei 10 alla 500esima potenza di universi possibili e immaginabili teorizzati dal fisico Shephen Hawking, c’è spazio per tutti. Un dialogo tra filosofi, teologi, esobiologi e scienziati è possibile anche in Vaticano quando si affrontano le questioni fondamentali, come l’origine e la fine di tutte le cose. E proprio all’inizio dell’Universo, la Pont<br />
grazie a Dio e per nostra fortuna. Dove vivono questi Esseri buoni? Accanto a noi, secondo gli standard galattici e le testimonianze raccolte da ricercatori indipendenti canadesi. Alcuni gruppi di ET sarebbero addirittura proprio vicini, sotto i nostri stessi occhi, ovunque e sempre accanto a noi, appena “separati” dalla nostra Realtà fisica umana da una sottilissima “brama” di massa-energia, un velo invisibile peraltro previsto dalla complessa Teoria delle Stringe che ha ricevuto una forte accelerazione grazie alla scoperta del Bosone di Higgs al Cern di Ginevra (ecco a che cosa serve!) in Svizzera. Ogni Realtà o più comunemente Dimensione/Dominio, sarebbe collegata l’una all’altra in una Rete auto-cosciente (Multiverso) che contiene il nostro Universo destinato ad evolversi pacificamente secondo le regole naturali. I cattivi di turno abiterebbero in uno di questi Reami energetici. Il loro compito, sempre secondo le testimonianze raccolte dalle Autrici, sarebbe quello di rallentare (guerre, miserie, carestie, razzie) il processo auto-cognitivo degli abitanti del Multiverso e, quindi, dei Mondi intermedi come il nostro. Gli Esseri più evoluti occuperebbero i livelli energetici più forti e benigni. Gli ET ostili, i livelli più bassi. La Terra sarebbe nel mezzo, quindi, sotto osservazione da sempre! La Terra di Mezzo di Tolkien. L’obiettivo degli Alieni cattivi sarebbe quello di assumere il controllo della coscienza collettiva umana per impedirne o rallentarne l’evoluzione telepatica. Fenomeno evidentemente in atto sulla Terra. Tutte le Entità astrali potrebbero essere altresì classificate in due grandi Gruppi: i Collezionisti e i Controllori, entrambi attratti dalla Terra e dal comportamento degli esseri umani, forse la razza più unica che rara del Multiverso. I cattivi non chiedono il permesso di agire sulla Terra: essi attraversano il velo interdimensionale e ci invadono indisturbati. I Buoni chiedono sempre il permesso quando si manifestano privatamente (cf. film Time Capsule) alla creatura terrestre, di solito per proteggerla. In buon accordo con le testimonianze di bambini e adulti che parlano di Entità astrali, non di semplici Extraterrestri, il quadro diventa ancora più affascinante ed articolato. È importante sottolineare che le Autrici del libro sono convinte del fatto che gli ET protagonisti dei rapimenti alieni, non siano Entità astrali; che esistono molti meno addotti di quanto comunemente i debunker vogliono far credere anche in Italia; che la tecnologia della memoria-schermo è spesse volte usata per dissimulare la vera identità delle Entità astrali. I cattivi, insomma, devono vedersela primariamente con i Buoni, per riuscire deliberatamente ad operare sulla Terra in interventi fortemente “contenuti”, altrimenti le loro azioni sarebbero devastanti. I cattivi possono essere tenuti a bada anche dagli umani grazie alla meditazione e alla preghiera in grado di neutralizzare i pensieri e le azioni negative che attirano le Entità maligne, per aprire le porte del nostro mondo ai più alti livelli di coscienza e conoscenza in qualche modo “veicolati” dalle Entità astrali benigne. Le quali, sempre secondo le Autrici, avrebbero un’Agenda per tenere sotto controllo le emozioni umane di ogni singola persona sulla faccia della Terra. Come? Queste Entità sarebbero in grado di manifestarsi sia come Extraterrestri che comunicano apertamente le loro reali intenzioni, facendo credere qualsiasi cosa si adatti al background dell’osservatore umano, rivelando di essere speciali per i terrestri e manifestando poteri meravigliosi; sia come Esseri in grado di infliggere alle loro “vittime” danni emotivi e psicologici, magari per finalità del tutto ignote. In alcuni casi, secondo altri ricercatori, coloro che forse credono di essere stati rapiti o avvicinati dagli Alieni, sarebbero sotto il diretto controllo delle Entità astrali. Gli ET benigni dispongono di una coscienza collettiva che guida le loro azioni coese. Sono liberi. Mai farebbero del male ad un loro simile o ad un altro essere (scenario dei film “Cocoon”). Perché sono interessati alla Terra? I Buoni sono incuriositi da alcuni aspetti primitivi del comportamento umano, come la violenza, l’avidità e la cupidigia, con tutti gli orrori che nella storia i terrestri hanno dimostrato di saper manifestare. Non capiscono perché l’Uomo faccia ancora violenza ai propri simili. Questi Esseri benigni suggeriscono una rapida evoluzione della coscienza umana per la sua sopravvivenza. Pena l’estinzione di massa. Possono agevolare il normale sviluppo della civiltà, ma non intervengono direttamente, per non limitare la libertà dell’Uomo. Raramente salvano in extremis le civiltà. Gli ET non sarebbero la mano di Dio. Sono specie viventi residenti nel Multiverso, sicuramente più evolute della nostra, ma non sono divinità. Le ideologie, i culti e le eresie fondamentaliste terrestri interpretano le manifestazioni delle Entità astrali in maniera piuttosto pittoresca, se non al pari delle possessioni diaboliche. Anche in questo ambito c’è molta confusione, avvertono le Autrici. Alcuni ministri protestanti evangelici credono che Satana e i suoi angeli decaduti siano coinvolti direttamente negli avvistamenti Ufo, nei rapimenti alieni e facciano uso dei loro poteri per condizionare le anime al fine di tenerle lontane dalla fede in Gesù Cristo. Sempre secondo queste nuove eresie dei tempi moderni, così tanto in voga non soltanto negli Usa, la fede e gli extraterrestri avrebbero più cose in comune nell’economia della salvezza per i pochi (144mila?) eletti che saranno portati via su “carri alati” scintillanti per guadagnare il premio eterno (altri cieli e mondi) di quanto ne abbia l’acqua bollente con la pasta! La civiltà umana è fondata sulla memoria e sulla testimonianza della verità. Se questo scenario dovesse manifestarsi in futuro, a nessuno è dato saperlo. Finora, a memoria d’Uomo, non è mai accaduto. Alla fine dei tempi, sempre secondo queste eresie, pochi giorni prima del ritorno del Signore, questi ed altri eventi daranno il via a una grande esplosione dell’attività demoniaca sulla Terra. Poi sarà la fine. Grazie a Dio, la Verità è un’altra. La Santa Madre Chiesa Cattolica Apostolica studia gli Extraterrestri fin dalle origini, specialmente dai tempi di Pico della Mirandola, offrendo un contributo scientifico e teologico sugli incontri ravvicinati tra l’umanità e questi esseri alieni che differisce in maniera sorprendente dalla visione del fondamentalismo cristiano negli States e dall’ateismo dei razionalisti negazionisti. Monsignor Corrado Balducci S.J. (1923-2008), gesuita, demonologo della Santa Sede, sacerdote molto vicino al Beato Giovanni Paolo II, riflettendo sugli incontri e sulle manifestazioni ET così documentati e diffusi sulla Terra, parlò apertamente di “contatti alieni”, rilevando che “non di entità demoniache si tratta, bensì di probabili esseri viventi extraterrestri provenienti da altri mondi che sono parte della creazione di Dio”. Negli ultimi anni della sua vita, Mons. Balducci offrì importanti contributi di carattere teologico e filosofico alla questione dell’esistenza di altre forme di vita senziente nell’Universo, oltre a quella umana. Le sue affermazioni sono tuttora un punto di riferimento per gli studiosi di Esoscienze (il termine Ufologia è del tutto obsoleto e inappropriato perché non rende giustizia agli scienziati coinvolti in queste ricerche galileiane di confine). Interessante è l’intervista di Adriano Forgione a Monsignor Corrado Balducci, pubblicata dal magazine “Ufo Network” (nn. 3 e 4, Luglio &#8211; Agosto 1999) sul tema della natura reale del fenomeno fisico alieno e sulle sue implicazioni teologiche, in occasione del 2° Convegno Ufologico “Civiltà Aliene tra dubbio e ragione” organizzato nella città di Ancona (Marche) il 17 Aprile 1999. Mons. Balducci, persona molto disponibile e dai modi affabili, dichiarò apertamente di credere alla possibilità dell’esistenza di intelligenze extraterrestri interagenti con il pianeta Terra. Le sue affermazioni furono fatte a nome del Vaticano? Perché così tanto interesse verso le intelligenze extraterrestri? “Il vero interesse verso il tema – afferma Mons. Balducci – nasce un paio di anni fa, anche se ho iniziato a parlarne in TV circa quattro anni fa, nel 1995. In realtà tutto nacque nel 1959, quando iniziai a dedicarmi agli studi demonologici e, dovendo anche esplorare campi quali la psichiatria e la parapsicologia, indirettamente ebbi a che fare con tematiche legate allo studio ufologico. Ricordo che negli anni Cinquanta c’era un movimento, nel pubblico, in alcuni scienziati e anche tra noi ecclesiastici, di negazione ad ogni costo dell’oggetto degli studi parapsicologici. Dicevano che non esisteva la base per ammettere la parapsicologia e fenomeni che venivano definiti fandonie e fantasie. Semplicemente, si negava. Questo ha avuto i suoi riflessi anche in ufologia, legata ad altre tematiche di frontiera. Documentandomi, mi resi conto che la negazione generalizzata era frutto di un fanatismo senza logica. Qualcosa di vero deve esserci – osserva Mons. Balducci – anche ad usare solo il buon senso e, ragionevolmente, il fenomeno è innegabile. La critica rigida va contro il buon senso, perché va contro il valore della testimonianza umana. Negli ultimi anni le testimonianze di eventi ufologici sono aumentate a dismisura, eppure c’è ancora troppa gente che tende a minimizzare tutto a fandonia. Certo, in molti casi si potrebbe trattare di false valutazioni di fenomeni naturali o altro, ma non è pensabile assolutamente poterle ridurre completamente a tali categorie. Una posizione di scetticismo integrale è del tutto ingiustificata”. Naturalmente nell’ambiente scientifico e religioso, le affermazioni di Mons. Balducci non furono gradite. “Questo non l’ho mai confessato a nessuno, lo dico a lei; ci sono stati alcuni teologi che mi hanno detto: &#8220;Balducci, ma dove ti sei messo, è tutta una fantasia&#8221;, e si trattava di teologi di rilievo, mica pretucoli di campagna. Quando poi ho spiegato il mio interesse, l’ho anche difeso a spada tratta per dire che è ora di smetterla con questo atteggiamento, perché se si continua così, si finirà per indebolire e distruggere il valore della testimonianza umana. È questo che mi preoccupa perché sulla testimonianza umana si basa sia la vita individuale di ciascuno di noi, sia la vita sociale, ma soprattutto la vita spirituale dei Cristiani, essendo la Rivelazione Divina un fatto storico testimoniato. La Rivelazione di Dio è infatti testimoniata attraverso gli uomini e i Vangeli. Se qualcuno crede alle testimonianze bibliche dei miracoli, deve ragionevolmente credere anche ai testimoni di eventi odierni straordinari. È chiaro che bisogna provare che ogni affermazione è basata su fondamenti di credibilità. È soprattutto la difesa della testimonianza umana, il motivo per il quale ho deciso di interessarmi all’ufologia”. In diverse occasioni Mons. Balducci dichiarò che gli ET potrebbero essere spiritualmente più evoluti dei terrestri. “Devo premettere che è da escludersi che gli Angeli si servano di astronavi. Quali esseri puramente spirituali – avverte Mons. Balducci – essi sono dove vogliono essere e, nei rari casi in cui si manifestassero, non avrebbero alcuna difficoltà ad assumere forme visibili. Pertanto, quando si parla di Extraterrestri, si deve pensare o ad esseri come noi oppure, preferibilmente, ad altri tipi di viventi, che ad una parte spirituale associano sempre una parte materiale, un corpo, sebbene in un rapporto diverso rispetto a noi umani terrestri”. La Scienza oggi accetta l’esistenza di forme di vita nel Cosmo, nonostante non voglia prendere in considerazione il fatto che tali intelligenze possano trovarsi già nel nostro ambito planetario, almeno in forma manifesta. La Teologia come affronta il problema? “A favore dell’abitabilità di altri mondi non esistono solo le opinioni di scienziati laici, ma anche di teologi e di persone morte in concetto di santità come Padre Pio. Nel libro del sacerdote Don Nello Castello, &#8220;Così parlò Padre Pio&#8221; del 1974, è scritto che il Beato (oggi Santo, NdA) alla domanda di un suo confratello: &#8220;padre, ho pensato che la Terra è un niente di fronte agli astri e tutti gli altri pianeti&#8221;, Padre Pio rispose: &#8220;Sì e noi se usciamo dalla Terra siamo nulla. Il Signore non ha certo ristretto la sua gloria a questo piccolo pianeta. In altri pianeti ci saranno degli esseri che non avranno peccato&#8221;. Posso menzionare anche il Cardinale Niccolò Cusano (1401-1464) che scrisse: &#8220;non c’è stella dalla quale siamo autorizzati ad escludere l’esistenza di esseri sia pure diversi da noi&#8221;. Il gesuita e astronomo, padre Angelo Secchi (1818-1866) scriveva: &#8220;È assurdo considerare i mondi che ci circondano come deserti inabitati&#8221;. E potrei continuare a lungo. Certo, non si ha ancora una conferma scientifica su questo particolare punto. Tuttavia nell’ambito teologico e scritturale – osserva Mons. Balducci – si possono fare alcune considerazioni. Non essendoci limiti alla potenza di Dio, che esistano pianeti abitati non è solo possibile, ma anche verosimile. Esiste infatti eccessiva diversità tra gli Angeli, esseri puramente spirituali, e noi, formati di spirito e materia e la cui anima è vincolata nell’agire dalle capacità del corpo stesso. E questo si spiega con l’assioma che &#8220;la natura non fa salti&#8221;. Per cui è verosimile che la distanza tra noi e gli Angeli venga ridotta dalla presenza di esseri che, avendo comunque un corpo, magari più perfetto, posseggano un’anima che venga meno condizionata nel suo agire evolutivo. Probabilmente questo non solo è possibile e verosimile ma, a mio parere – rivela Mons. Balducci – anche desiderabile. In un futuro nemmeno tanto remoto, infatti, tali esseri potrebbero esserci di aiuto, specie nel nostro cammino spirituale. Alcuni studiosi credono che questo sia già avvenuto in passato”. Interessante punto di discussione senza limiti di spazio e di tempo. “È arguibile – spiega Mons. Balducci – che questi esseri, già da tempo, potrebbero esserci di protezione e di aiuto. Qualcuno ha anche avanzato l’ipotesi che alcuni disastri siano stati evitati grazie a loro. Qualora esistessero realmente esseri intelligenti di altri pianeti si troverebbe la soluzione di come conciliare la loro esistenza con la Redenzione del Cristo. Se Cristo è centro e capo dell’intera Creazione – spiega Mons. Balducci – non esistono mondi che non facciano riferimento a Cristo, essendo tutti sotto l’influsso del Verbo divino e della sua gloria. E nessuna gloria è possibile senza l’esistenza di esseri intelligenti che possano comprenderla. In ogni caso è assurdo pensare che l’unica forma di intelligenza sia la nostra. Che esistano forze intellettuali diverse da quella umana, costruite su di un tipo differente di struttura, non solo è possibile, ma estremamente probabile”. Le ricerche personali di Monsignor Balducci sussistono su solide fondamenta fisiche, filosofiche e teologiche. Trentacinque anni fa padre Domenico Grasso S.J. si espresse pubblicamente a favore del fenomeno extraterrestre. Anche per lui fu solo un interesse personale? “Queste sono ricerche assolutamente personali. Il Vaticano – rivela Mons. Balducci – non stabilisce niente. Non ci viene detto: &#8220;fa quella ricerca oppure quell’altra&#8221; ma lascia ampia libertà di agire agli individui. Sarà contento quando saprà che anche Balducci avrà parlato di ufologia. Noi non lavoriamo in rispetto di direttive precise, assolutamente”. Quali possono essere le possibili implicazioni del fenomeno sulla civiltà attuale o nel prossimo futuro, ammettendo un’interazione tra l’Uomo e intelligenze extraterrestri? “È una domanda che mi induce a pensare che sarebbe meglio sapere come sono fatti questi esseri. Mi sono già spinto in questo campo e ho motivato la mia opinione con un &#8220;verosimilmente&#8221;. Quello che lei vorrebbe sapere dipende dal fatto se sono inferiori o superiori a noi. Se sono come noi, non ci sarebbero grandi implicazioni, in quanto potrebbero avere una civiltà allo stesso grado della nostra. Diverso il caso in cui si tratti di esseri superiori. Allora potrebbero mutare molti presupposti”. Secondo alcuni studi, pubblicati anche in Italia, le apparizioni mariane vengono legate a fenomeni Ufo. Quantomeno alcuni fenomeni associati sembrano essere di natura ufologica. Cosa ne pensa? “È assolutamente da escludersi. Per carità, la Madonna può fare quello che vuole, non ha certo bisogno di Ufo”. Nel 1997, due anni prima dell’intervista a Mons. Balducci, venne pubblicato da Il Messaggero un articolo che riprendeva alcune sue dichiarazioni circa una guerra nucleare e un cataclisma celeste che si sarebbero verificati entro dieci anni. “Fu un articolo a sensazione del giornale. In realtà – rivela Mons. Balducci – dissi che sono due i pericoli che corriamo. Il più prossimo è da considerarsi una guerra mondiale nucleare, pericolo più concreto quando c’erano due potenze in gioco. Così speculai su quale potesse essere un eventuale antagonista degli USA e dissi la Cina o il mondo arabo, ma con questo non intendevo che sarebbe accaduto domani. Chiarii invece che per prossimo futuro intendevo il 2030 circa. La Cina prima deve raggiungere uno sviluppo commerciale e industriale tale da donarle una potenza bellica da coinvolgere un domani il mondo occidentale in una guerra (la guerra in Kosovo al momento dell’intervista era già in corso, NdA). Il pericolo – osserva Mons. Balducci – potrebbe venire anche dal fatto che la Russia, trovandosi nella miseria, ha già venduto armi, tecnologie e persone ai Paesi del terzo mondo. Ma credo che un Paese, per quanto piccolo possa essere, ci pensi su, prima di gettare una bomba nucleare sugli Stati Uniti”. L’altro pericolo, quello più remoto, secondo lei quale potrebbe essere: un asteroide che impatta con la Terra? “Non ci avevo pensato. In realtà mi riferivo ad una crisi ecologica, che aumenta a causa di una progressione dell’inquinamento, più veloce rispetto a qualsiasi correttivo umano. Ma non mi riferivo certo solo a dieci anni di sopravvivenza”. Sulla rivista Visto, in un numero di tre anni prima, Mons. Balducci confermò parzialmente il testo del Terzo Segreto di Fatima, circolante da circa trenta anni, ma all’epoca non ancora avallato dalla Chiesa. Evento straordinario effettivamente avuto luogo pochi mesi dopo, in occasione del Giubileo dell’Anno Domini Duemila, grazie a Papa Giovanni Paolo II. “Sì. Nel Terzo Segreto di Fatima – rivela Mons. Balducci – si parla di due cose. Alla prima vi hanno fatto caso tutti, alla seconda pochissimi. La prima è una guerra nucleare prima della fine del millennio, e dal contesto si evince chiaramente. Infatti il testo parla dell’impiego di armi più potenti di mille soli. È chiaro di quali armi si tratta tenendo conto che il testo continua dicendo: &#8220;i sopravvissuti invidieranno i morti&#8221;. Si tratta di coloro che, sopravvivendo alle armi nucleari, soffriranno per le radiazioni. L’altro aspetto, meno noto, è la crisi dottrinale della Chiesa. Tre anni fa, fui intervistato dalla TV canadese. In quell’occasione dissi: &#8220;Sì, la Madonna nel Terzo Segreto di Fatima dice questo, ma nessuno ha notato che, prima di ogni cosa, Lei premette che tutto succederà se l’umanità non si ravvede&#8221;. Quindi è tutto condizionato a questa premessa. Ma io sono ottimista. Noi, come uomini, possiamo influire nell’avverarsi di una profezia, spostandone la data e nell’intensità degli eventi profetizzati, mitigandoli. È di buon auspicio la ripresa della spiritualità giovanile. Intendo una spiritualità all’interno delle regole della Chiesa”. Crede che in un eventuale cataclisma futuro, intelligenze non terrestri possano intervenire? “Ho già detto che c’è la possibilità che questi esseri vengano in aiuto dell’umanità. In ogni caso non aspettiamoci l’aiuto di nessuno, deve essere l’Uomo a cambiare e maturare”. Monsignor Corrado Balducci, quindi, distingue gli ET sia dagli Angeli sia dai demoni. Nel suo lavoro “Ufos and Extraterrestrials: A problem for the Church?”, Mons. Balducci basa la sua opinione sul fatto che molti testimoni oculari di Ufo sono osservatori qualificati, credibili e culturalmente affidabili che poco prima non avevano creduto ad una sillaba sulla realtà fisica delle visite extraterrestri sulla Terra. Migliaia di persone nel mondo, prima e dopo il caso dei coniugi Betty e Barney Hill negli States, senza scomodare l’universo fantastico western del film Cowboys &amp; Aliens, hanno visto astronavi, alieni, equipaggi non umani e droni forse non di questo mondo. Sebbene alcuni di questi avvistamenti possano essere spiegati più prosaicamente come fenomeni naturali e tecnologici umani, la maggior parte degli eventi (è questa la rivelazione essenziale di Mons. Balducci) continua a meritare tutte le attenzioni possibili e immaginabili della Chiesa Cattolica e del Vaticano da secoli. Mons. Balducci si attirò molte critiche da parte di teologi, scienziati, sacerdoti, religiosi, credenti, atei ed agnostici. Eppure, fino alla fine della sua vita, consegnata al Signore il 20 Settembre 2008 in Roma, Mons. Balducci ha sempre sostenuto che si può credere in Dio ed ammettere l’esistenza di Esseri extraterrestri. Gli Alieni non sono materia di Fede ma di Scienza. Cosa che oggi con molta disinvoltura tutti gli scienziati in buona fede e volontà riconoscono prima di tutto a se stessi, alla propria coscienza, e poi in sede accademica, magari fantasticando sulle analisi spettrali di centinaia di atmosfere esoplanetarie dei mondi di taglia terrestre finora scoperti (+78%, di raggio inferiore a 1.25 volte la Terra, AD 2013) tra le migliaia di candidati in orbita attorno alle altre stelle più o meno simili al nostro Sole (http://planetquest.jpl.nasa.gov/) nella famosa fascia orbitale abitabile Riccioli d’Oro! Mons. Balducci non ebbe timore ad ipotizzare apertamente che le astronavi spaziali aliene osservate da testimoni credibili non sono di questo mondo perché tecnologicamente superiori e che gli ET al loro interno sono Esseri umanoidi con una natura fisica e spirituale, probabilmente molto più spirituale degli esseri umani terrestri. A coloro che negano a priori queste “altre” realtà, sebbene non ancora verificate dalla scienza accademica ufficiale, Mons. Balducci, in difesa della verità e della Cristianità, scrisse le seguenti parole. “Lasciate che aggiunga la più importante considerazione: il generale scetticismo a priori, la sistematica e totale negazione del fenomeno, danneggia, anzi distrugge, il valore fondamentale della testimonianza umana con gravi e incalcolabili conseguenze, anche sulla credibilità degli esseri umani, sul piano individuale, sociale e religioso, dal momento che la testimonianza è a fondamento della civiltà umana”. Mons. Balducci naturalmente non poté escludere eccezioni, errori, omissioni, dissimulazioni e menzogne riguardo al fenomeno extraterrestre in corso sulla Terra, “ma generalmente tutta la nostra vita è basata su quello che noi abbiamo imparato dagli altri. È impensabile vivere senza questo livello di confidenza fondamentale – osserva Mons. Balducci – sono inimmaginabili le conseguenze della generale negazione dell’esperienza umana nella vita privata, sociale e religiosa. Ciò distruggerebbe – ammonì il prelato – il fondamento stesso di ogni umana società!”. Perché gli ET si nascondono e non si manifestano pubblicamente? Forse in ossequio alla Prima Direttiva della Federazione Unita dei Pianeti? L’astronomo padre Jose Funes S.J., gesuita argentino come Papa Francesco, Direttore della Specola Vaticana, il Pontificio Osservatorio Astronomico, in un’intervista pubblicata il 14 Maggio 2008 su L’Osservatore Romano (tre anni dopo l’elezione di Papa Benedetto XVI) dichiarò che l’ipotesi sull’esistenza di Extraterrestri non contrasta con la fede e che tali Esseri, nostri Fratelli, dovrebbero essere considerati parte della Creazione di Dio. “Come il Signore ha creato la vita sulla Terra – dichiara l’astronomo pontificio padre Jose Funes – così può aver creato molteplici forme di vita nell’Universo, alcune delle quali simili agli Uomini, ma differenti in molti aspetti”. Questo non è in contrasto con la fede cristiana cattolica “perché noi non possiamo porre limiti alla libertà creativa di Dio”. Per usare le parole sante coniate da San Francesco di Assisi ottocento anni fa, tanto care al nuovo pontefice Papa Francesco che il 4 Ottobre 2013 per la prima volta ha visitato il Sacro Convento del Poverello di Assisi, “se noi consideriamo le creature terrestri – domanda padre Funes – come fratelli e sorelle, perché non possiamo anche parlare di un Fratello Extraterrestre?”. Nell’intervista a L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, l’astronomo pontificio analizza il rapporto tra Astronomia e Fede. “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Cita Dante, il celebre verso che chiude l’ultimo canto dell’Inferno, per descrivere la missione dell’Astronomia che è anzitutto quella di “restituire agli uomini la giusta dimensione di creature piccole e fragili davanti allo scenario incommensurabile di miliardi e miliardi di galassie”. E se poi scoprissimo di non essere i soli ad abitare l’Universo? L’ipotesi non inquieta padre Funes più di tanto. È possibile credere in Dio e negli Extraterrestri. Si può ammettere l’esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella Creazione, nell’Incarnazione, nella Redenzione. Parola di astronomo e di sacerdote gesuita. Argentino, 52 anni, dall’Agosto del 2006 padre Funes ha le chiavi della storica sede nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo che Pio XI concesse all’Osservatorio Vaticano nel 1935. Unisce modi cortesi e pacati a quel leggero distacco dalle cose terrene di chi è abituato a tenere gli occhi rivolti verso l’alto. Un po’ filosofo e un po’ investigatore, come tutti gli astronomi cattolici. Contemplare il cielo è per lui l’atto più autenticamente umano che si possa fare. “Perché – spiega padre Funes a L’Osservatore Romano – dilata il nostro cuore e ci aiuta a uscire dai tanti inferni che l’umanità si è creata sulla Terra: le violenze, le guerre, le povertà, le oppressioni”. Come nasce l’interesse della Chiesa e dei Papi per l’Astronomia? “Le origini si possono far risalire a Gregorio XIII che fu l’artefice della riforma del calendario nel 1582. Padre Cristoforo Clavio, gesuita del Collegio romano, fece parte della commissione che studiò questa riforma. Tra Settecento e Ottocento sorsero ben tre osservatori per iniziativa dei Pontefici. Poi nel 1891, in un momento di conflitto tra il mondo della Chiesa e il mondo scientifico, Papa Leone XIII volle fondare, o meglio rifondare, la Specola Vaticana. Lo fece proprio per mostrare che la Chiesa non era contro la scienza ma promuoveva una scienza ‘vera e solida’, secondo le sue stesse parole. La Specola è nata dunque con uno scopo essenzialmente apologetico, ma col passare degli anni è divenuta parte del dialogo della Chiesa col mondo”. Lo studio delle leggi del Cosmo avvicina o allontana da Dio? “L’Astronomia ha un valore profondamente umano. È una scienza che apre il cuore e la mente. Ci aiuta a collocare nella giusta prospettiva la nostra vita, le nostre speranze, i nostri problemi. In questo senso, e qui parlo come prete e come gesuita, è anche un grande strumento apostolico che può avvicinare a Dio”. Eppure molti astronomi non perdono occasione per fare pubblica professione di ateismo. “Direi che è un po’ un mito ritenere che l’Astronomia favorisca una visione atea del mondo. Mi sembra che proprio chi lavora alla Specola offra la testimonianza migliore di come sia possibile credere in Dio e fare scienza in modo serio. Più di tante parole conta il nostro lavoro. Contano la credibilità e i riconoscimenti ottenuti a livello internazionale, le collaborazioni con colleghi e istituzioni di ogni parte del mondo, i risultati delle nostre ricerche e delle nostre scoperte. La Chiesa ha lasciato un segno nella storia della ricerca astronomica. Basterebbe ricordare che una trentina di crateri della Luna portano i nomi di antichi astronomi gesuiti. E che un asteroide del Sistema Solare è stato intitolato al mio predecessore alla direzione della Specola, padre George Coyne. Si potrebbe richiamare inoltre l’importanza di contributi come quelli di padre O’Connell all’individuazione del ‘raggio verde’ o di fratello Consolmagno al declassamento di Plutone. Per non parlare dell’attività di padre Corbally, vicedirettore del nostro centro astronomico di Tucson, che ha lavorato con un team della Nasa alla recente scoperta di asteroidi residui della formazione di sistemi binari di stelle”. L’interesse della Chiesa per lo studio dell’Universo si può spiegare col fatto che l’Astronomia è l’unica scienza che ha a che fare con l’infinito e quindi con Dio? “Per essere precisi, l’Universo non è infinito. È molto grande ma è finito, perché ha un’età: circa quattordici miliardi di anni, secondo le nostre conoscenze più recenti. E se ha un’età, significa che ha un limite anche nello spazio. L’Universo è nato in un determinato momento e da allora si espande continuamente”. Da che cosa ha avuto origine? “Quella del Big Bang resta, a mio giudizio, la migliore spiegazione dell’origine dell’Universo che abbiamo finora dal punto di vista scientifico”. E da allora che cos’è successo? “Per trecentomila anni la materia, l’energia, la luce sono rimaste unite in una sorta di miscela. L’Universo era opaco. Poi si sono separate. Così noi adesso viviamo in un Universo trasparente, possiamo vedere la luce: quella delle galassie più lontane, per esempio, che è arrivata a noi dopo undici o dodici miliardi di anni. Bisogna ricordare che la luce viaggia a trecentomila chilometri al secondo. Ed è proprio questo limite a confermarci che l’Universo oggi osservabile non è infinito”. La teoria del Big Bang avvalora o contraddice la visione di fede basata sul racconto biblico della creazione? “Da astronomo, io continuo a credere che Dio sia il Creatore dell’Universo e che noi non siamo il prodotto della casualità ma i figli di un Padre buono, il quale ha per noi un progetto d’amore. La Bibbia fondamentalmente non è un libro di scienza. Come sottolinea la Dei verbum, è il libro della parola di Dio indirizzata a noi uomini. È una lettera d’amore che Dio ha scritto al suo popolo, in un linguaggio che risale a duemila o tremila anni fa. All’epoca, ovviamente, era del tutto estraneo un concetto come quello del Big Bang. Dunque, non si può chiedere alla Bibbia una risposta scientifica. Allo stesso modo, noi non sappiamo se in un futuro più o meno prossimo la teoria del Big Bang sarà superata da una spiegazione più esauriente e completa dell’origine dell’Universo. Attualmente è la migliore e non è in contraddizione con la fede. È ragionevole”. Ma nella Genesi si parla della Terra, degli animali, dell’uomo e della donna. Questo esclude la possibilità dell’esistenza di altri mondi o esseri viventi nell’Universo? “A mio giudizio questa possibilità esiste. Gli astronomi ritengono che l’Universo sia formato da cento miliardi di galassie, ciascuna delle quali è composta da cento miliardi di stelle. Molte di queste, o quasi tutte, potrebbero avere dei pianeti. Come si può escludere che la vita si sia sviluppata anche altrove? C’è un ramo dell’Astronomia, l’Astrobiologia, che studia proprio questo aspetto e che ha fatto molti progressi negli ultimi anni. Esaminando gli spettri della luce che viene dalle stelle e dai pianeti, presto si potranno individuare gli elementi delle loro atmosfere – i cosiddetti biomakers – e capire se ci sono le condizioni per la nascita e lo sviluppo della vita. Del resto, forme di vita potrebbero esistere in teoria perfino senza ossigeno o idrogeno”. Si riferisce anche ad esseri simili a noi o più evoluti? “È possibile. Finora non abbiamo nessuna prova. Ma certamente in un Universo così grande non si può escludere questa ipotesi”. E questo non sarebbe un problema per la nostra fede? “Io ritengo di no. Come esiste una molteplicità di creature sulla Terra, così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con San Francesco, se consideriamo le creature terrene come ‘fratello’ e ‘sorella’, perché non potremmo parlare anche di un ‘fratello extraterrestre’? Farebbe parte comunque della Creazione”. E per quanto riguarda la Redenzione? “Prendiamo in prestito l’immagine evangelica della pecora smarrita. Il pastore lascia le novantanove nell’ovile per andare a cercare quella che si è persa. Pensiamo che in questo Universo possano esserci cento pecore, corrispondenti a diverse forme di creature. Noi che apparteniamo al genere umano potremmo essere proprio la pecora smarrita, i peccatori che hanno bisogno del Pastore. Dio si è fatto uomo in Gesù per salvarci. Così, se anche esistessero altri esseri intelligenti, non è detto che essi debbano aver bisogno della Redenzione. Potrebbero essere rimasti nell’Amicizia piena con il loro Creatore”. Se invece fossero peccatori, sarebbe possibile una Redenzione anche per loro? “Gesù si è incarnato una volta per tutte. L’Incarnazione è un evento unico e irripetibile. Comunque sono sicuro che anche loro, in qualche modo, avrebbero la possibilità di godere della Misericordia di Dio, così com’è stato per noi uomini”. La Chiesa torna a confrontarsi con l’evoluzionismo: l’astronomia può offrire un contributo a questo confronto? “Come astronomo posso dire che dall’osservazione delle stelle e delle galassie emerge un chiaro processo evolutivo. Questo è un dato scientifico. Anche qui io non vedo contraddizione tra quello che noi possiamo imparare dall’evoluzione, purché non diventi un’ideologia assoluta, e la nostra fede in Dio. Ci sono delle verità fondamentali che comunque non mutano: Dio è il Creatore, c’è un senso alla Creazione, noi non siamo figli del caso”. Su queste basi, è possibile un dialogo con gli uomini di scienza? “Direi che anzi è necessario. La fede e la scienza non sono inconciliabili. Lo diceva Giovanni Paolo II e lo ha ripetuto Benedetto XVI: fede e ragione sono le due ali con cui si eleva lo spirito umano. Non c’è contraddizione tra quello che noi sappiamo attraverso la fede e quello che apprendiamo attraverso la scienza. Ci possono essere tensioni o conflitti, ma non dobbiamo averne paura. La Chiesa non deve temere la scienza e le sue scoperte”. Come invece è avvenuto con Galilei. “Quello è certamente un caso che ha segnato la storia della comunità ecclesiale e della comunità scientifica. È inutile negare che il conflitto ci sia stato. E forse in futuro ce ne saranno altri simili. Ma penso che sia arrivato il momento di voltare pagina e guardare piuttosto al futuro. Questa vicenda ha lasciato delle ferite. Ci sono stati malintesi. La Chiesa in qualche modo ha riconosciuto i suoi sbagli. Forse si poteva fare di meglio. Ma ora è il momento di guarire queste ferite. E ciò si può realizzare in un contesto di dialogo sereno, di collaborazione. La gente ha bisogno che scienza e fede si aiutino a vicenda, pur senza tradire la chiarezza e l’onestà delle rispettive posizioni”. Ma perché oggi è così difficile questa collaborazione? “Credo che uno dei problemi del rapporto tra scienza e fede sia l’ignoranza. Da una parte, gli scienziati dovrebbero imparare a leggere correttamente la Bibbia e a comprendere le verità della nostra fede. Dall’altra, i teologi e gli uomini di Chiesa dovrebbero aggiornarsi sui progressi della scienza, per riuscire a dare risposte efficaci alle questioni che essa pone continuamente. Purtroppo anche nelle scuole e nelle parrocchie manca un percorso che aiuti a integrare fede e scienza. I cattolici spesso rimangono fermi alle conoscenze apprese al tempo del catechismo. Credo che questa sia una vera e propria sfida dal punto di vista pastorale”. Cosa può fare in questo senso la Specola Vaticana? “Diceva Giovanni XXIII che la nostra missione deve essere quella di spiegare agli Astronomi la Chiesa e alla Chiesa l’Astronomia. Noi siamo come un ponte, un piccolo ponte, tra il mondo della scienza e la Chiesa. Lungo questo ponte c’è chi va in una direzione e chi va in un’altra. Come ha raccomandato Benedetto XVI a noi gesuiti in occasione dell’ultima congregazione generale, dobbiamo essere uomini sulle frontiere. Credo che la Specola abbia questa missione: essere sulla frontiera tra il mondo della scienza e il mondo della fede, per dare testimonianza che è possibile credere in Dio ed essere buoni scienziati”. Dunque, ogni esperienza personale (contatto e/o visione) con Esseri di altri mondi provenienti dallo spazio esterno o da un’altra dimensione, non può essere semplicemente liquidata come puro parto della fantasia fantascientifica. Non sono in gioco solo i presunti rapimenti alieni e le navette spaziali extraterrestri: Kathleen Marden e Denise Stoner, autrici del volume The Alien Abduction Files, hanno parlato anche con persone spaventate, affette da patologie psichiatriche erroneamente diagnosticate come esperienze di origine aliena. Ma non sempre si ha a che fare con i disordini della personalità. Numerosi studi hanno dimostrato che i pazienti sani di mente risultati compatibili con i criteri scientifici di un’esperienza naturale di rapimento extraterrestre, hanno la stessa salute mentale e la stessa fantasia della popolazione generale. Altri appaiono sofferenti di crisi spirituali o paranormali, ma chiedono aiuto a ministri religiosi e psicologi. Non agli autori di Star Trek e Star Wars. A volte i loro problemi vengono risolti grazie alla Scienza ed alla Religione (gruppi di ascolto, sedute psichiatriche, incontri di preghiera, esorcismi) ma nella maggior parte dei casi presi in esame le testimonianze risultano autentiche e nulla può rimuovere, dopo 65 anni di avvistamenti ufficiali, la realtà dei fatti: manovre di volo impossibili per qualsiasi velivolo, sonda, missile e drone terrestre! La stragrande maggioranza dei presunti contattati è pienamente cosciente della propria esperienza con gli Alieni. Costoro continuano a ricordare e vivere le medesime storie a distanza di anni. L’osservazione delle straordinarie navette extraterrestri e delle creature ET, poco prima di essere rapiti all’affetto dei propri cari ed all’intimità del focolare domestico, pare non essere assolutamente compatibile con la falsa testimonianza. Cui bono. Molte vittime del rapimento alieno godono altresì della prova-regina: la testimonianza diretta di altri osservatori che assistono al delitto cosmico del rapimento da parte di Extraterrestri, perpetrato sui loro cari (rapiti sul letto, nell’automobile, nel campo, nel giardino di casa, di giorno e di notte!) e ricordano l’evento. Tutti sono consapevoli di essere stati esaminati in un ambiente alieno da creature che possono essere descritte sia come scienziati sia come sperimentatori sia come razziatori provenienti da altri sistemi solari. Le vittime umane dei rapimenti alieni manifestano le patologie più comuni a queste esperienze vissute contro la loro volontà: soffrono di paura, ansietà e traumi psicologici clinicamente diagnosticabili, che appaiono essere la diretta conseguenza di fatti concreti, reali, non inventati, e della consapevolezza di non poter controllare il fenomeno medesimo. Patologie associabili a traumi fisici di ogni specie vissuti in prima persona e apparentemente non auto-inflitti. Tutti questi elementi, secondo le Autrici, convergono pienamente nel dimostrare la natura extraterrestre delle visite aliene in corso sulla Terra. Più che un’ipotesi speculativa. Nelle nostre case, avvertono le due scienziate statunitensi, avvengono fenomeni di rapimento alieno più reali dell’immaginabile. Le testimonianze e le prove acquisite, il metodo scientifico applicato nell’eseguire l’elaborazione dei dati raccolti, sembrano supportare la natura squisitamente extraterrestre del fenomeno. Opera di Esseri di altri mondi e non di buontemponi, o peggio, di spietati umani che pure agiscono indisturbati nell’ombra, magari complici di efferati delitti, nella caccia ai giovani per l’espianto violento di organi, il più orribile dei delitti e dei mercati sulla Terra! In Italia, fin dagli Anni Settanta del secolo scorso, sono stati abortiti per legge di Stato non meno di cinque milioni di feti umani, ufficialmente a scopi terapeutici non contraccettivi. Esseri umani mai nati. È difficile crederlo ma esistono le prove del misfatto prodotto dalla patologia della politica e del diritto in piena Hiroshima culturale, etica e morale del Belpaese. Tutti complici del delitto di aborto in corso d’opera. Qui gli Alieni non c’entrano affatto, fino a prova contraria. Che fine hanno fatto quei 5 milioni di feti umani terrestri non desiderati dalle loro madri? E tutti gli altri sulla Terra? L’intelligenza della verità ci faccia comprendere i fatti reali, distinti dalle favole, per neutralizzare la minaccia cosmica e salvare le nostre preziose vite ed anime. “Non dobbiamo mai smettere di esplorare. E alla fine di tutto il nostro esplorare arriveremo là dove abbiamo cominciato, e conosceremo quel luogo per la prima volta”, afferma T.S. Eliot. Sembra che dovremo prima o poi allargare i nostri orizzonti anche sul fenomeno extraterrestre. L’evidenza supera la fantasia.</p>
<p style="text-align: right;">Nicola Facciolini</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/11/20/invasione-aliena-extraterrestre-mitigata-della-terra-coinvolte-piu-specie-et-larena-dei-giochi-interstellari-e-sotto-scacco/">Invasione aliena extraterrestre mitigata della Terra, coinvolte più specie ET, l’arena dei giochi interstellari è sotto scacco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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