“Ricerca empirica di un linguaggio giornalistico di Pace”. – ‘prima lezione’

Do inizio alla prima esercitazione di Giornalismo di Pace limitatamente alla titolazione degli articoli, miei o di altri. Invito chi è interessato a fare altrettanto, indirizzando gli articoli alla redazione e/o alla scrivente [email protected] Tre (o quattro) giornali hanno pubblicato un mio articolo scritto dopo il colpo contundente subito dal Premier, articolo che ho titolato in due […]

Do inizio alla prima esercitazione di Giornalismo di Pace limitatamente alla titolazione degli articoli, miei o di altri. Invito chi è interessato a fare altrettanto, indirizzando gli articoli alla redazione e/o alla scrivente [email protected]. Tre (o quattro) giornali hanno pubblicato un mio articolo scritto dopo il colpo contundente subito dal Premier, articolo che ho titolato in due varianti. Non dirò quali giornali per non personalizzare l’esame, ebbene il primo ha riportato i due titoli da me proposti, il secondo ha titolato soltanto con il secondo, il terzo ha scelto e pubblicato solo il primo, il quarto ancora non si è espresso. L’articolo inizia così:

Dopo il sistematico attacco alla reputazione si è passati a “lavorare” il corpo. (Berlusconi ferito)

Il titolo indubbiamente d’effetto è tipico del comune giornalismo ma quand’anche veritiero non appartiene a un Giornalismo di Pace. Perciò vado con un secondo titolo:

E’ lecita una politica di sistematica denigrazione ?, e può o non può armare la mano dei più fragili? (Berlusconi ferito)

Quale significato si evince dal primo titolo?

A me pare la certezza che Berlusconi sia stato vittima di una persecuzione non come politico ma come persona da una Opposizione non costruttiva ma nemica e sembra darsi per certo che il recente fisico insulto fortemente lesivo, potenzialmente mortale, risponda a un deliberato intento politico, quello di fiaccare annientare il Premier per subentrare al Governo del Paese.

Qui non importa vagliare se ciò corrisponda a verità, ma dimostrare che un messaggio di questo tipo non può preludere a un Progetto di Pace. Se infatti ci chiediamo quale reazione esso possa indurre nel lettore altro non possiamo trovare che un indignato rafforzamento sia del berlusconismo che dell’antiberlusconismo. In una parola non può che rafforzare la quasi totale paralisi politica.

Poi ci si potrebbe chiedere il perché della scelta, cioè come sia potuto accadere che non si sia colta la mia intenzione nel corredare l’articolo di due titoli, oppure che forse proprio per averla colta ci si sia confermati nei propri convincimenti e quindi preferito continuare ad esasperare lo scontro anche se a parole si sente senza sosta la litania di abbassare i toni.  C’è da chiedersi inoltre se la cosa riguardi soprattutto i berlusconiani, motivata com’è non senza veridicità dalla lunga sequela persecutoria subita dal Premier, o no perché motivata ossessivamente o contrabbandata dall’Opposizione quale dovuta difesa della legalità.

Già, motivata o contrabbandata, direi l’una e l’altra, a volte in buona fede a volte no, semplicemente secondo le singole diverse mentalità o modo di essere. Un esempio di variante priva di animosità, quindi civile, mi pare averlo offerto Violante che ha felicemente sintetizzato l’intera vicenda dicendola espressione di due differenti impostazioni politiche, una che privilegia la democrazia e un’altra che privilegia la legalità. Certo la Cina potrebbe farci da specchio con l’instancabile mietitura di teste (data la loro abbondanza, mi si perdoni l’amara ironia) in nome della legalità e del superiore senso dello Stato, però ma di quale legalità parliamo se prima non s’introducono regole democratiche?Lasciata la Cina con tanta tristezza, segnalo l’importanza delle differenze individuali del tutto sottaciute dallo stato di necessità imposto dalla politica vecchia maniera, dell’esigenza cioè di compattezza nelle opposte (a priori, cioè di forza) compagini politiche.

Ci arriveremo passo per passo a confrontarci su questo fondamentale contrasto sempre ai fini di un rinnovamento del rituale politico attinente alla democrazia, ovviamente secondo il mio Progetto finalizzato alla Pace.

Un’avvertenza da tenere sempre presente: io non m’intendo di politica. Per questo mi ritengo una elettrice modello. D’altronde il Giornalismo di Pace esige come presupposto sine qua non, una completa verginità o più propriamente l’assenza assoluta di una dipendenza politica. Non è facile.

Gloria Capuano

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