Eritrea: un popolo alla ricerca delle proprie radici

Chiunque arrivi in Eritrea si trova in una situazione davvero poco felice, che continua sempre di più a peggiorare. Il costo della vita, le difficoltà di sopravvivenza e le limitazioni della libertà degli individui aumentano costantemente. La gente ha sempre meno risorse: dopo anni di carestia le pioggie non cadono a sufficenza e le falde […]

Chiunque arrivi in Eritrea si trova in una situazione davvero poco felice, che continua sempre di più a peggiorare. Il costo della vita, le difficoltà di sopravvivenza e le limitazioni della libertà degli individui aumentano costantemente.

La gente ha sempre meno risorse: dopo anni di carestia le pioggie non cadono a sufficenza e le falde acquifere sono aride, i fiumi  non si vedono più persino durante la stagione delle pioggie.
Grazie  al reportage di Roberto Richiero,  la nostra redazione può fornire ai lettori uno spaccato di un paese e  di un popolo che con profonde radici storiche e geo-politiche continua ad essere sfortunato in tutti i sensi.

Il reporter Roberto Richiero ci permette attraverso gli occhi della sua macchina fotografica di osservare i contrasti di Asmara, un gioiello dell’Africa, ovvero la “piccola Roma”.  La città modernista d’Africa per eccellenza.

Mendefera,  in questa regione, il Debub, ci sono 175.000 studenti che frequentano la scuola elementare, è emozionante l’impegno che si è profuso nello sviluppo di una cultura della salute e dell’igiene, grazie alle numerose missioni che hanno permesso la realizzazione di scuole con riserve di acqua attrezzate con latrine separate per maschi, femmine e insegnanti. Nel 70% dei villaggi rurali le persone non hanno acqua potabile, solo il 18% degli Eritrei ha accesso all’acqua potabile. I bambini sono la fascia più debole del paese, il conflitto ha lasciato sul terreno moltissime mine anti-uomo.

Photos by: Roberto Richiero

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3 risposte a “Eritrea: un popolo alla ricerca delle proprie radici”

  1. Walter Castaldo ha detto:

    “Eritrea, un popolo alla ricerca delle proprie radici…” Dal titolo, mi aspettavo coerenza, ma non ne ho trovata. Credo sia ora di smetterla di scrivere di cio’ che non si sa! Utilizzando, e questa e` un`aggravante non indifferente, un metro soggettivo. Quanto si va in Cina, (o in Eritrea) per fare un “Servizio”, e` indispensabile conoscere almeno la storia, gli usi, i costumi di
    quel popolo. Rilevo, inoltre, dell`anacronismo “metereologico”: quest`anno le precipitazioni sono state tali da creare saturazione alle dighe. Cosa c`e` dietro a questo paventare?
    Il discorso sarebbe troppo lungo e, sinceramente, non e` mia intenzione tediare alcuno.
    Cordialita`.
    Walter Castaldo*

    *autore di “Eritrea. Un poco di…quasi tutto.”

  2. giuseppe ha detto:

    Forza Eritrea!!

  3. says ha detto:

    Sinceramente, anche quanto scritto sull’accesso all’acqua potabile degli abitanti mi sembra un pò strano. E’ risaputo che in Eritrea si goda una delle più alte qualità della vita dell’intero continente nero.
    Ad ogni modo l’articolo qui sopra è infarcito di luoghi comuni snob sull’Africa, e mi sembra anche vagamente razzista.

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