L’ECCESSO DEL MALE

Un filosofo cattolico francese contemporaneo ha scritto un bel libro: “Giobbe e l’eccesso nel male”. Ripercorrendo la storia di questo giusto che soffre il nostro filosofo critica la strana visione morale dell’antico popolo di Dio, per il quale la sofferenza era una punizione alle colpe dell’uomo. Sia il libro di Giobbe e sia Gesù, nel […]

Un filosofo cattolico francese contemporaneo ha scritto un bel libro: “Giobbe e l’eccesso nel male”. Ripercorrendo la storia di questo giusto che soffre il nostro filosofo critica la strana visione morale dell’antico popolo di Dio, per il quale la sofferenza era una punizione alle colpe dell’uomo. Sia il libro di Giobbe e sia Gesù, nel Nuovo Testamento, ci dicono che non è così.

L’eccesso del male, la sofferenza dell’uomo di tutti i tempi non può essere spiegata solo con la nostra povera ragione. La sofferenza è un mistero grande, che solo Dio conosce.

Noi Aquilani abbiamo sperimentato, nella nostra tragedia, tanta sofferenza nostra e degli altri. E ci sono venuti alla mente tanti interrogativi. In questi giorni la televisione ci mostra le scene insopportabili dell’immensa tragedia del popolo di Haiti. In quel popolo riviviamo la nostra sofferenza accresciuta in modo incredibile. E ci accorgiamo anche come, pur nel nostro dolore, abbiamo sperimentato tanta solidarietà. E’ triste vedere, ad Haiti, una feroce lotta tra poveri pur di avere un pezzo di pane o una bottiglia d’acqua. Questo da noi non c’è stato. Lo Stato e un esercito di volontari ci hanno fatto sentire subito la loro vicinanza affettuosa ed hanno portato i loro soccorsi. Ad Haiti, addirittura, c’è il pericolo che tanti nostri fratelli, sopravvissuti al terremoto e spesso salvati in modo miracoloso, ora rischiano di morire di fame. E mi viene da pensare: come è possibile che in un mondo come il nostro, con tecnologie così avanzate, con possibilità incredibili di servirsi dei mezzi più veloci per accorciare le più grandi distanze, non si riesca a creare tanta solidarietà per portare subito l’aiuto che in questo momento occorre?

E poi… lo spettacolo impossibile dei bambini. E’ proprio tanto difficile superare le barriere assurde della burocrazia per poter salvare tante piccole vite?

Ma aldilà di queste domande, che ci coinvolgono tutti, perché tutti possiamo far sentire il nostro aiuto, una domanda di fondo rimane. Con una tenacia ed una impertinenza enorme: perché Signore? Perché il terremoto dell’Aquila? Perché il terremoto di Haiti? Perché tanti innocenti che soffrono? Ma veramente è questo il mondo uscito dalle tue mani?

Il Signore non si arrabbia se gli facciamo queste domande (come Giobbe). Anzi… sono un segno che ancora crediamo in Lui. Altrimenti con chi ci stiamo sfogando e confrontando, in modo anche duro?

Ma come abbiamo già detto la risposta non è nella nostra ragione. E’ solo nella nostra fede. Ed è solo un inizio di risposta. Perché solo incamminandosi nei sentieri della fede scopriamo, a poco a poco, che non sappiamo quasi nulla del mistero che ci circonda. Scopriamo, come ha scritto un poeta, che la nostra vita è solo una sillaba di un discorso che durerà per tutta l’eternità. Scopriamo, soprattutto, che per noi cristiani la risposta non è in una filosofia astratta, ma in una Persona, che è Gesù di Nazareth.

Il quale da Dio si è fatto uomo. E diventato uomo ha preso su di se tutte le nostre debolezze, tutte le nostre colpe. Ed è morto sulla croce, gridando: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

In realtà non è stato mai abbandonato. Da quella morte è nata la nostra salvezza. E dopo quella morte è risorto. E se crediamo che è risorto allora l’eccesso del male che abbiamo visto a L’Aquila e che stiamo vedendo ad Haiti non ci fa più paura.

Noi ora sentiamo solo le urla strazianti di chi muore sotto le macerie e che hanno lo stesso accento disumano del grido di quel Condannato che moriva sulla croce duemila anni fa.

Ma quel Condannato è risorto. Ed è proprio Lui che al popolo aquilano e al popolo haitiano dice: “Sono con voi, non temete.

Oltre questa morte che non ha più niente di umano e di accettabile, e che rischia di uccidere ogni speranza, oltre questa morte, che è uno scandalo inaudito ed insopportabile, c’è una vita senza fine, senza dolore e senza lacrime.

Non mi chiedete perché questa vita costa tanta sofferenza. Ora potete capirlo.

Credete solo che questa vita c’è, veramente.

Il resto lo capirete un giorno.

Nel mio Regno”.

+ Giuseppe Molinari

 Arcivescovo Metropolita dell’Aquila

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