Prof condannata per sesso: vittima

Nell’ottobre 2007 era stata condannata a due anni e dieci mesi di carcere dal Tribunale di Monza per aver compiuto atti sessuali in aula con tre ragazzi di una scuola media della Brianza, ma adesso la giovane supplente di matematica è stata completamente scagionata: a ribaltare la sentenza di primo grado è la Corte dei […]

Nell’ottobre 2007 era stata condannata a due anni e dieci mesi di carcere dal Tribunale di Monza per aver compiuto atti sessuali in aula con tre ragazzi di una scuola media della Brianza, ma adesso la giovane supplente di matematica è stata completamente scagionata: a ribaltare la sentenza di primo grado è la Corte dei Conti della Lombardia, che proscioglie la donna a tutti gli effetti dall’accusa di aver compromesso l’immagine della scuola.La vicenda risale all’autunno del 2006, e adesso la decisione della magistratura che ribalta la condanna viene raccontata con tutti i dettagli sulle pagine del “Corriere della Sera”. A presentare la denuncia erano stati i genitori di cinque studenti che accusavano la giovane supplente di aver praticato atti sessuali con i loro figli durante le ripetizioni di matematica. In realtà lei aveva dichiarata di essere stata vittima dei ragazzi. Tutto era nato dal fatto che la prof di educazione fisica aveva sorpreso nell’aula della collega un ragazzo in mutande, due con i pantaloni aperti e la supplente appoggiata con la schiena al muro. Adesso i giudici hanno riconosciuto che quanto raccontato dagli studenti aveva poca attendibilità, le riscotruzioni erano poco logiche e soprattutto che non esistono prove che sia accaduto quanto denunciato.

E così la supplente, dopo la condanna in primo grado per gli atti sessuali con minori, era finiti davanti alla Corte dei Conti, per rispondere di una richiesta di risarcimento del danno all’immagine quantificato in poco più di 4mila euro. Si apre così il contrasto tra magistratura contabile e penale, con i giudici della Corte dei conti che criticano il processo penale, per cui si attende l’appello. A essere messa in discussione è dunque l’attendibilità dei racconti dei ragazzi: da questa seconda sentenza pare più attendibile la versione della bravata dei ragazzi, che potrebbero anche essersi spogliati per metter in imbarazzo una docente giovane e poco esperta. L’unica colpa contestata alla prof è quella di non aver subito denunciato quanto accaduto al preside.