Ancora Eluana, mi ci vedo costretta

Fiumi di parole, valanghe di pareri, mentre…Roma brucia. Mi chiedo come mai non accada anche ad altri quel che accade a me; come mai le persone, in specie quelle del pallottoliere (“quelli che contano”) pur visibilmente assalite dal dubbio difendono a spada tratta la loro presa di posizione sulla questione Eluana?A me accade, o meglio […]

Fiumi di parole, valanghe di pareri, mentre…Roma brucia. Mi chiedo come mai non accada anche ad altri quel che accade a me; come mai le persone, in specie quelle del pallottoliere (“quelli che contano”) pur visibilmente assalite dal dubbio difendono a spada tratta la loro presa di posizione sulla questione Eluana?A me accade, o meglio è accaduto da un pezzo, d’essermi convinta che la ragione umana è di una presunzione impressionante. Mi è accaduto di supporre che quando la mente dell’uomo si avventura in evenienze avvolte nel mistero e le vuole risolvere razionalmente in osservanza ora alla scienza ora all’etica compie un atto d’inconsapevole superbia.

A me pare che il definitivo congedo dal mondo di Eluana non può dipendere da questo presunto atto di superbia, una volta compiute le rituali indagini su eventuali interessi che si evidenziano nelle esperienze testamentarie.

Una volta escluse decisioni strumentali di questo tipo noi umani dovremmo raccoglierci in silenzio e lasciare libero corso ai sentimenti di coloro che sono e sono stati direttamente coinvolti in questa tristissima storia. Sentimenti inoltre tutt’altro che liberi, essendo state queste provatissime creature – per aver condiviso anno su anno giorno per giorno la sorte della ragazza – di certo a loro volta a lungo divorati dal dubbio nella traumatizzante cernita tra doveri e paure. Doveri derivati dal per loro tassativo presupposto che la ragazza avrebbe scelto sicuramente una soluzione definitiva in coerenza alla sua ben esplicita personalità, paure per la consapevolezza che questa scelta avrebbe potuto precludere un evento straordinario, il ritorno di Eluana.

Ma quel che mi scandalizza maggiormente è il costume mediatico, il quale, sempre trincerato dietro il dovere di cronaca ha fatto di un doloroso privatissimo dilemma un fortunato corposo riempitivo delle prime pagine e dei servizi TV. Anche con dovizia di fotografie del come era e del come è oggi Eluana nel letto del supplizio da 17 anni.

Trovo semplicemente vergognoso che nelle alte sfere politiche ci si accapigli per il pro e per il contro l’alimentazione forzata della passiva spero del tutto inconsapevole degente. Tanta alacrità peraltro cozza con la lentezza con la quale dovrebbe avere via libera il testamento biologico, in base al quale il cittadino, ma più che cittadino, l’essere umano, testimonia la sua volontà a proposito delle modalità con le quali intende affrontare l’addio alla vita. E non si tratta solo di opporsi all’accanimento terapeutico, si tratta di desiderare e preferire un congedo privato nel conforto del proprio letto e del proprio contesto familiare anche a costo di perdere eventuali vantaggi terapeutici.

Ovviamente ci si può ricamare senza fine sul concetto di morte naturale che la tecnologia ha spazzato via drasticamente, ma non si vede la ragione per la quale almeno in quel frangente, unico, di grande solennità, spesso anche dolorosissimo, ci si debba subordinare all’idea che oggi sia da considerare naturale una morte al passo dei tempi. Secondo cioè un’evoluzione della medicina che potrebbe anche essere considerata del tutto privata della sua peculiare funzione visto che è stata traghettata da medicina dei medici alla medicina dei chimici quindi degli ingegneri poi a quella dei biologi e infine dei genetisti. Ho usato il condizionale in vista dell’innegabile aiuto e vantaggio e prolungamento della vita che tale evoluzione spesso comporta. Ma che per queste considerazioni il paziente debba esservi costretto mi sembra inammissibile anche se la sua scelta fosse chiaramente autolesionista.
Ma trovo ancora di più scandalosa l’intromissione della legislatura e quindi della Giustizia in casi di questo genere, come se certe tragiche scelte giuste o sbagliate costituissero un pericolo pubblico da scongiurare e da prevenire. Qui mi pare entrare in ballo l’assenza di un criterio olistico nel considerare l’insieme delle vicende umane. Non vedo mobilitazioni di massa pilotate dai media con eguale diffusione e insistenza nei casi raccapriccianti degli stupri, delle lapidazioni, d’ogni tipo di violenza su donne (non c’è che l’imbarazzo della scelta, dalla pubblica impiccagione alle mutilazioni genitali, al vetriolo per deturparle e così via) e dello sfruttamento e abuso di donne e bambini. Non si vedono perché sono fenomeni davanti ai quali ci sentiamo impotenti, fenomeni troppo complessi troppo massivi, irraggiungibili, e a volte con noi conniventi. Così ecco il replay dell’accanimento giudiziario sempre nei confronti dei casi più fragili, indifesi, isolati, facilmente perseguibili.
Né la politica né la magistratura dovrebbero entrare nel merito di queste questioni salvo le suaccennate guarentigie riguardanti interessi testamentari.
In conclusione il mio modesto parere è che non esista una soluzione giusta per Eluana, entrambe potrebbero essere o sembrare giuste, entrambe potrebbero essere o sembrare errate. Di un aspetto della vicenda ho certezza, della mancanza di pudore dei media.
Fino a quando gli Englaro saranno inchiodati alla pubblica gogna?

Gloria Capuano

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