RICICLAGGIO: FASTWEB E TELECOM NELLA BUFERA, 56 ARRESTI

In un dettagliato esposto inviato a diversi organi di controllo (Commissione Europea, Antitrust Europea, Consob, Antitrust e Procura di Roma) il Codacons già nel 2007 sollevava dubbi sull’Opa di Swisscom su Fastweb, sostenendo come l’operazione potesse danneggiare gli utenti italiani e chiedendo di indagare sui rapporti tra Fastweb e Telecom. Nell’esposto si scriveva: “Alcuni definiscono […]

In un dettagliato esposto inviato a diversi organi di controllo (Commissione Europea, Antitrust Europea, Consob, Antitrust e Procura di Roma) il Codacons già nel 2007 sollevava dubbi sull’Opa di Swisscom su Fastweb, sostenendo come l’operazione potesse danneggiare gli utenti italiani e chiedendo di indagare sui rapporti tra Fastweb e Telecom. Nell’esposto si scriveva:

“Alcuni definiscono tali operazioni “scatole cinesi’, che permettono di sottrarre il controllo delle società quotate in borsa agli azionisti. Infatti, nella lunga catena delle scatole cinesi, la società al vertice, quella che alla fine decide, spesso non è quotata e quindi totalmente blindata verso partecipazioni di terzi. Le scatole cinesi tendono a portare verso l’alto i profitti dei gruppi controllati che vengono impossibilitati a confrontarsi con la concorrenza per mancanza di investimenti e perdono valore nel tempo. In tale contesto appare indispensabile che sia chiarita la natura e l’origine del monopolio di fatto dei servizi in fibra ottica in Italia detenuto fin qui dalla Fastwebnet Spa, a dispetto del fatto che a metà anni 1990 la SIP Spa, la allora unica concessionaria pubblica italiana dei servizi di telefonia sviluppò, a spese del consumatore italiano e con la collaborazione anche con oneri di urbanizzazione parzialmente in capo a numerose amministrazioni delle principali società italiane, il progetto SOCRATES, con la posa di migliaia di chilometri di fibra ottica, in parte relativi all’ultimo miglio (come nel quartiere EUR di Roma, e in altri quartieri delle principali città italiane). Tale vicenda ha fatto sorgere il sospetto dell’esistenza di accordi tra Telecom Italia Spa e Fastweb Spa, vista la curiosa circostanza che per tanti anni il monopolio dei servizi in fibra ottica in Italia sia stato detenuto da FASTWEB Spa mentre la più vasta rete in fibra ottica era posseduta da TELECOM Italia Spa che si asteneva dal renderla produttiva. La esistenza di tale monopolio di fatto è fattore non trascurabile dell’attuale consistenza del portafoglio clienti della FASTWEB Spa.
Deve inoltre essere adeguatamente considerato che tale monopolio non trae origine da titolo reale o concessione diretta o da diritto di usufrutto della più vasta rete in fibra ottica della TELECOM ITALIA Spa o di altra rete di pari importanza, ma discende da ragioni impermeabili alla conoscenza dei consumatori e potrebbe quindi rendere la predetta consistenza evanescente.’

La Consob rispose che non aveva competenza in materia, l’Antitrust invece convocò il Codacons e fornì ampie spiegazioni. Ora l’associazione – alla luce dello scandalo che ha coinvolto la società telefonica – chiede che la magistratura accerti che fine hanno fatto le denunce presentate allora, e perchè gli organi di controllo non intervennero. Non solo. Per il Codacons è indispensabile nominare un Commissario che si occupi della gestione dei rapporti di utenza Fastweb, dal momento che la vicenda rischia di coinvolgere milioni di clienti della società telefonica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *