Nuoce all’uomo più la banalità o l’ideologia?

Colto a caso il quesito se esista una TV di sinistra e una TV di destra dalla rubrica “Il fatto del giorno”. Convenuti i soliti frequentatori della TV, politici, giornalisti, attrici, persone più o meno note non importa a quale titolo. Le argomentazioni, ahimè banali, almeno ai miei occhi vertevano sul perché del grande successo […]

Colto a caso il quesito se esista una TV di sinistra e una TV di destra dalla rubrica “Il fatto del giorno”. Convenuti i soliti frequentatori della TV, politici, giornalisti, attrici, persone più o meno note non importa a quale titolo. Le argomentazioni, ahimè banali, almeno ai miei occhi vertevano sul perché del grande successo di alcuni programmi leggeri a confronto di altri più impegnativi, talk show esclusi. Ad esempio il grande successo di Antonella Clerici o di Gianni Morandi in “Ti lascio una canzone” o di Bonolis in “ Ciao Darwin” e così via. Inevitabile l’ingresso massiccio forzato degli abituali indiziati, gli anziani, i tele-dipendenti. (del resto i responsabili dei risultati elettorali, ha detto qualcuno).
Ora è meglio lasciare riposare in pace le recenti elezioni e limitiamoci al tema propostoci.
Come si fa ad affermare che i suddetti anziani, probabilmente a partire dai cinquant’anni (che davvero oggigiorno anziani non sono) fino al termine della vita, prediligano questi programmi per carenza culturale. Potrà pure essere un peggiorativo questo del resto assai discutibile deficit, ma perché i sedicenti colti non fanno lo sforzo di cercare anche altrove le cause di queste preferenze?
Personalmente le cause le vedo nel comune giornalismo, non escluso, anzi, in pole position i telegiornali. Se ci fosse spazio dibattimentale su i telegiornali ( ma non solo) forse saremmo in tanti a manifestare senza mezzi termini il disgusto, meglio l’amarezza che in essi il dovere d’informare consista prevalentemente nel dettagliare i particolari più raccapriccianti dei delitti più efferati. Sappiamo tutto di mani mozzate, di corpi fatti a pezzi e gettati nei cassonetti o seppelliti nel giardino di casa, o gettati in un lago, notizie circostanziate e ripetute in tutte le fasce orarie e in tutti i canali istituzionali e non.
Gli utenti Tv dopo questo abituale bagno truculento come possono non aspirare a rilassarsi e a sentirsi rassicurati anche nel più epiderrmico dei programmi, certamente in genere più idoneo allo scopo?
E se, sempre gli stessi sedicenti colti e bene informati o essi stessi informatori riflettessero sulla preponderanza nei telegiornali dei reati soprattutto eccellenti, (a parte i caserecci mafia ‘ndrangheta camorra eccetera) reati veri o strumentali, dilatati fino all’ossessione spesso del tutto incivilmente (per poi magari afflosciarsi più o meno a distanza senza neppure le doverose scuse), se costoro riflettessero che questo abnorme spazio, preziosissimo o chiamiamolo costosissimo tempo televisivo, adoperato da questo stile giornalistico, può gettare nello sconforto gli utenti, soprattutto quelli per l’appunto tele-dipendenti, scoprirebbero che gli stessi potrebbero chiedersi in preda allo sconforto se nel nostro Paese sia maggioritaria la popolazione carceraria di quella libera (si fa per dire). Altra comprensibile ragione questa per rifugiarsi in una rilassante dimentica normalità di facili programmi televisivi.
Tuttavia è anche vero che qualche eccezione interessante c’è, ma bisogno andarsela a cercare, spesso in orario meno accessibile, e non tanto frequenti.
Niente o quasi di tutto questo è stato detto, la parola più gettonata a difesa delle scelte di questi utenti presumibilmente anziani, è stata “professionalità”, dei conduttori e degli ospiti “illustri”.
Additivo che non guasta ma che non basta a tacitare l’accusa d’inadeguatezza culturale di quell’utenza.
Allora quale la risposta al quesito di cui al titolo?
E’: nuoce al cittadino soprattutto l’insipiente cinica inutile dannosa informazione e la falsa cultura.

Gloria Capuano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.