Il segreto di Luca

Ieri ha annunciato ufficialmente che lascerà la presidenza della FIAT a John Elkann e poi si è recato a Roma, per informare direttamente della sua decisione il presidente Napolitano, il governatore Draghi e Gianni Letta, per poi telefonare a Berlusconi. Luca Cordero di Montezemolo lascia, ufficialmente poiché si è concluso il suo  doppio traghettamento: da […]

Ieri ha annunciato ufficialmente che lascerà la presidenza della FIAT a John Elkann e poi si è recato a Roma, per informare direttamente della sua decisione il presidente Napolitano, il governatore Draghi e Gianni Letta, per poi telefonare a Berlusconi. Luca Cordero di Montezemolo lascia, ufficialmente poiché si è concluso il suo  doppio traghettamento: da una parte quello di Fiat, da cenerentola del settore ad azienda risanata con importanti prospettive (peraltro con un balzo di più di nove punti ieri, dopo il suo annuncio);  dall’altra lo svezzamento del nipote designato da Gianni Agnelli, ora pronto a guidare l’impero finanziario (alla holding Exor si aggiungerà a metà maggio la guida della cassaforte di famiglia: l’accomandita) e industriale.

 Oggi, in un’intervista a La Stampa, Montezemolo ha di nuovo dichiarato il suo no alla politica ”per gli impegni che ho e perché vorrei provare a vivere un po’ meglio dopo anni di fortissimi sacrifici fisici e familiari”. Però, ha aggiunto, ”quello che è certo è che il fatto di non essere più il presidente della Fiat mi permetterà di esprimere le mie opinioni con maggiore libertà. Montezemolo assicura che, anche attraverso la sua fondazione Italia Futura, continuerà “ad impegnarsi  come esponente della società civile, per il bene comune del nostro Paese”. Sono in molti ad auspicare, invece, un suo impegno diretto, magari in una destra con carattere più europeo, in cui venga superato il “cesarismo” berlusconiano di oggi. Antonio Polito, direttore de Il Riformista,  è certo che il vero anti-Berlusconi nel mondo dei conservatori, sarà proprio lui ed intravede un futuro non remoto in cui Futuro Italia e Fare Futuro saranno molto, molto vicine. Gianfranco Fini riteneva, quando aderì al PdL, d’esser lui il Delfino; invece, si trovò nella parte di Bertinotti della scorsa legislatura: onorato, ma completamente isolato. E adesso, dopo una fase politica in cui Silvio Berlusconi ha tentato una strategia di pacificazione, giunta fino alla partecipazione alla manifestazione del 25 aprile del 2009 alla Maiella (fase terminata grazie alla campagna della Repubblica, poi all’iniziativa di varie procure, e insieme alla decisione dell’Alta Corte sul Lodo Alfano), si è aperto un periodo dove molte forze, anche nel centrodestra, si sono impegnate nel tentativo di dare una spallata – da realizzarsi intorno al maggio del 2010 – all’egemonia berlusconiana. Ora, queste forze, potrebbero vedere proprio in Montezemolo l’ariete per sfondare la porta dell’inespugnabile castello. Dopo essersi sottratto a varie profferte negli anni scorsi, sino a rinunciare ad un  incarico ministeriale nel governo, ora Montezemolo ha piena libertà di manovra e potrebbe scendere in campo, magari sulla piattaforma di FareFuturo e ItaliaFutura : una sorta di Kadima italiana,  un partito di destra senza la ” bava alla bocca”,  laico e liberale, dal sapore vagamente sarkosysta. Mentre il progetto Fini appare poco credibile, per lo sfilamento ed il voltafaccia di ex-amici ed ex-colonnelli, quello con Montezemolo potrebbe riuscire, costituendo per molti (anche a destra) un immagine rassicurante,  con un leader intelligente ed aperto, carismatico ed un respiro da  statista  o fors’anche da “salvatore della patria“. Sorretto da Fini e dalla parte meno cesarea del Pdl, Montezemolo potrebbe operare per creare, a destra, un partito più pluralista e meno succube di Silvio Berlusconi, più aperto al dialogo con le opposizioni e decisamente più “moderno” del “caudismo” attuale. Ma è anche possibile, davvero, che né Gianfranco Fini, né Luca Cordero di Montezemolo abbiano intenzione di mettere su un partito, di complottare contro il Cavaliere per farlo cadere, tenendosi pronti per proporsi come alternativa di governo e nemmeno di porre le basi di una coalizione centrista o trasversale agli attuali schieramenti, che possa divenire, nel breve-medio termine, il perno della politica italiana, magari dopo un’eventuale collasso del “sistema bipolare imperfetto” o “bipolare muscolare”, come viene definito in gergo. Certo esiste una vecchia sintonia fra Montezemolo e Fini e che risale ai giorni in cui Renato Schifani, seconda carica dello Stato, minacciava le elezioni anticipate, per stoppare il logoramento del Cavaliere. Ma, come è accaduto anche nel 2007, quando si parlò di lui nella “Cosa Bianca” di Pezzotta, non è facile fare pronostici,  perché i segreti e le intenzioni, Luca, li conserva gelosi e ben nascosti.

Carlo  Di Stanislao