Centocinquanta anni sbiadiscono il Tricolore

Anche 150 anni fa, come oggi, lo scoglio di Quarto era battuto da un tenace Scirocco, carico di sabbia e che toglieva forza e respiro, ma che non fermò, come non fece il guasto al motore di una delle due motonavi requisite, l’impeto di un migliaio di ragazzotti che, molto male in arnese, si accingevano […]

Anche 150 anni fa, come oggi, lo scoglio di Quarto era battuto da un tenace Scirocco, carico di sabbia e che toglieva forza e respiro, ma che non fermò, come non fece il guasto al motore di una delle due motonavi requisite, l’impeto di un migliaio di ragazzotti che, molto male in arnese, si accingevano a unire l’Italia sotto una sola bandiera e a farne una Nazione e non più una mera “definizione geografica”. Nello stesso luogo, un secolo e mezzo dopo, con una corona di alloro alla stele di marmo che ricorda la partenza dei Mille (appena restaurata), il Presidente Giorgio Napoletano ha dato il via, alle 10 di oggi, alle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia. Dopo il suo discorso e quello del Ministro Bondi e del Sindaco di Genova, due barche a vela timonate da Francesco De Angelis e Mauro Pellaschier, sono partite per Marsala,  ripercorrendo la rotta  dei Mille. Poi il  Capo dello Stato è arrivato nella platea della Portaerei Garibaldi, accompagnato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, dal Capo di stato maggiore della Difesa, dal consigliere militare e dal Capo di stato maggiore della marina e anche qui ha ricordato a tutti, compresi i “calderoni” di turno, che “”i festeggiamenti per l’Unità d’Italia non sono tempo perso e denaro sprecato, ma fanno tutt’uno con l’impegno a lavorare per la soluzione dei problemi oggi aperti davanti a noi. Non è retorica reagire a tesi storicamente infondate come quelle tendenti ad avvalorare ipotesi di unificazione solo parziale dell’Italia, bisogna recuperare la fierezza e l’orgoglio nazionale, ci è necessaria questa più matura consapevolezza storica comune”. Recuperare lo spirito unitario per poter affrontare ”con la necessaria fiducia”, sono quindi le sfide secondo il capo dello Stato che attendono il nostro Paese. Napolitano ha sottolineato come non sia ”retorico” recuperare i motivi di ”fierezza e orgoglio nazionale”. ”Ne abbiamo bisogno – ha aggiunto – ci e’ necessaria questa piu’ matura consapevolezza storica comune, anche per affrontare con la necessaria fiducia le sfide che attendono e gia’ mettono alla prova il nostro Paese, per tenere con dignita’ il nostro posto in un mondo che e’ cambiato e che cambia”. Nove eventi in altrettante città, da oggi ad ottobre, per ricordare a noi tutti da quale orgoglioso passato veniamo. L’11 maggio il capo dello Stato sarà a Marsala (Trapani) per ricordare lo sbarco delle camicie rosse. Lì visiterà una delle 250 opere incluse nei restauri per l’anniversario:l’ossario di Calatafimi, dove si svolse il primo scontro con l’esercito borbonico.  Sulla carta, oltre ai luoghi della memoria sistemati o prossimi alla sistemazione,  ci sono cinque mostre da allestire solo a Roma, una lunga serie di convegni e il riallestimento di alcuni tra i più importanti musei del Risorgimento, sparsi per tutto il Paese. A disposizione ci sono 35 milioni di euro: 15 stanziati dalla presidenza del Consiglio e altri 20 da Arcus, la spa controllata dai Beni culturali. Un discorso a parte per le cosiddette opere “anticipatorie”: un pacchetto di interventi infrastrutturali, stilato nel 2007 e approvato dal Cipe, con un budget di 140 milioni, che  va dal rinnovo del parco Dora Spina di Torino, con uno stato di avanzamento (a seconda dei lotti) dal 30 al 90%, al potenziamento tecnologico del teatro San Carlo di Napoli, dove la commemorazione si chiuderà ad ottobre. Ma, anche se per Giancarlo Bravi, coordinatore dell’unità tecnica per il 150° anniversario, tutto procede secondo la tabella di marcia, è palese che si sono incontrate e ancora si incontrano non poche difficoltà per i 250 giorni delle celebrazioni. A palesare le difficoltà vi è stata la crisi del comitato dei garanti. Dopo il passo indietro di Ciampi, infatti, sono arrivate le dimissioni di Gustavo Zagrebelsky, Dacia Maraini e Giovanni Conso; mentre altri (tra i quali Ludina Barzini, Marta Boneschi e Ugo Gregoretti) hanno annunciato l’intenzione di farsi da parte. “Il comitato – ha detto la Maraini – è stato svuotato delle proprie prerogative. Si avvertiva un’atmosfera contraria. A simboleggiare il disimpegno c’è anche la scarsità di risorse, ridotte a 35 milioni, che non bastano per tutte le iniziative”. E a complicare il quadro ci sono da una parte  il “comitato-ombra per le celebrazioni” del Pd e dall’altra le dichiarazioni non corrette né richieste di Calderoli. Ma questa è l’Italia, che non perde occasioni per sbiadire il suo Tricolore.

Carlo Di Stanislao