La macchina si muove ma con paura

 Nel giorno del varo del comitato nazionale di Generazione Italia (composta da 31 parlamentari e quattro eurodeputati), l’associazione interna al Popolo della libertà vicina all’ex leader di An, Gianfranco Fini tiene il punto e ribadisce i temi alla base dello scontro tra lui e Silvio Berlusconi: “In un grande partito del 35% tutti coloro che […]

 Nel giorno del varo del comitato nazionale di Generazione Italia (composta da 31 parlamentari e quattro eurodeputati), l’associazione interna al Popolo della libertà vicina all’ex leader di An, Gianfranco Fini tiene il punto e ribadisce i temi alla base dello scontro tra lui e Silvio Berlusconi: “In un grande partito del 35% tutti coloro che cercano di mettere il ‘sale nella minestra’, tutti quelli che dicono che è giusto fare così ma magari cercano di farlo meglio, vanno ringraziati, non vanno contestati”. Nessuna azione anti-Pdl, non azioni per far cadere il governo o tendere imboscate, solo un gruppo per rendere più liero ed aperto il dialogo nella destra italiana. E nasce anche, consentita pare dalo stesso Berlusconi in rotta di ravvicinamento con il Presidente della Camera,”Spazio aperto”: un’associazione di circa 40 parlamentari del Pdl che raggruppa i finiani e alcuni esponenti dell’ex Forza Italia, fra cui i senatori Giuseppe Saro, Romano Comincioli, Enrico Musso e i deputati Antonino Foti e Deborah Bergamini e he si prefigge l’obiettivo di “ricercare il più alto punto di sintesi tra l’indiscussa leadership di Berlusconi e l’indubitabile valore aggiunto rappresentato da Fini, nell’interesse del protagonismo politico del Pdl, della qualità e della stabilità dell’azione di governo”. Nel frattempo anche Bersani, incalzato dale dichiarazioni di Di Pietro, rompe gli indugi e perde la tendenza di “cunctator” chiedendo, dopo la pubblicazione dell’elenco dei beneficiari di Anemone (otto pagine, ognuna con una quarantina di nomi o indirizzi), che “si vada fino in fondo” alla vicenda. Intervenendo alla trasmissione ‘Otto e mezzo’, Bersani ha spiegato che si riferisce soprattutto ai meccanismi poco trasparenti dell’assegnazione degli appalti “tutti in deroga alle regole europee delle gare”. E per scansare l’impressione della titubanza, il segretari del d ha risposto immediatamente alle sollecitazioni di Di Pietro, affinché il centrosinistra apra un tavolo per trovare subito il candidato premier e leader: “Si fanno le primarie di coalizione e si sceglie il candidato leader – ha detto seccamente Bersani – non è che noi non siamo attrezzati”. Egli, dopo gli attacchi dei giorni scorsi da parte delle minoranze, specie da parte di Veltroni e Franceschini, ha incassato un importante accordo sulle modifiche da portare nello statuto nella parte che riguarda le primarie per scegliere i candidati sindaci alle elezioni della primavera del 2011. L’accordo prevede perentoriamente il ricorso a primarie di coalizione, come chiedevano le minoranze di Area Democratica e della Mozione Marino. Se gli alleati si tireranno indietro da questo metodo, il Pd procederà a primarie di partito e vi rinuncerà solo se saranno d’accordo i tre quinti dell’assemblea territoriale. Percprs complesso farraginso, ma comunue maccina ce rugginosamente si mette in moto. Intanto il Pdl, dopo la pubblicazione dela lista Anemone (documento sequestrato nel 2009 dalla Guardia di finanza, dal computer dell’imprenditore ritenuto al centro della cricca che gestiva gli appalti e sulla quale stanno ora lavorando gli inquirenti perugini), ontiua a parlare di “gogna mediatica”, ma sono in molti e “trasversalmente” a tremare, poiché nel lungo elenco compaiono nomi importanti, tra cui quello del vicepresidente del Csm Nicola Mancino, del sottosegretario Guido Bertolaso, del direttore del Dis (indicato nella lista come “capo Ps”) Gianni De Gennaro, quello di Giancarlo Leone, del regista Andrea Occhipinti e di diverse persone già coinvolte nell’inchiesta sugli appalti, Claudio Rinaldi, Mauro Della Giovampaola e il generale della Guardia di Finanza Francesco Pittorru. La presa di distanze più netta è quella del giudice costituzionale Gaetano Silvestri: “Non conosco e non ho mai conosciuto Anemone, non possiedo e non ho mai posseduto immobili di qualunque genere a Roma”. Sul fronte Governo, Guido Bertolaso limita il rapporto con Anemone a 20 mila euro di prestazioni di falegnameria e smentisce la proprietà di una casa in via Giulia. Con la sottolinetura che sua moglie nel 2006 non diede seguito ad un progetto a lei richiesto da Anemone proprio per “ragioni di opportunità”. Cmunque una brutta vicenda, cn molti lati oscuri ed una politica che trema e, pertanto, è molto lenta a partire.

 Carlo Di Stanislao