Procreazione: In Abruzzo risultati diagnosi prenatale dolce

Solo 234 amniocentesi per individuare lo stesso numero di casi di sindrome di Down (17) che con un approccio tradizionale ne avrebbe richieste 3.000: è il risultato ottenuto in Abruzzo, prima e finora unica Regione italiana ad avere adottato la diagnosi prenatale “dolce”, sul modello di quanto da oltre dieci anni fanno molti Paesi europei […]

Solo 234 amniocentesi per individuare lo stesso numero di casi di sindrome di Down (17) che con un approccio tradizionale ne avrebbe richieste 3.000: è il risultato ottenuto in Abruzzo, prima e finora unica Regione italiana ad avere adottato la diagnosi prenatale “dolce”, sul modello di quanto da oltre dieci anni fanno molti Paesi europei (primi fra tutti Gran Bretagna e Francia) e Stati Uniti. I risultati sono stati presentati oggi, nel congresso sulle malattie genetiche in corso a Chieti, e pubblicati sulla rivista Prenatal Diagnosis. “Dal 1998 l’Abruzzo ha istituito in tutte le Asl centri per la sua applicazione pratica di questo tipo di diagnosi, gratuita per le donne di tutte le età”, spiega il genetista Giandomenico Palka, dell’università di Chieti-Pescara, che in Abruzzo ha introdotto la tecnica alla fine degli anni ’90. La tecnica si basa su test noti da molto tempo, come il bi-test e il tri-test, che analizzano sostanze prodotte da feto e placenta, combinati l’esame della translucenza nucale, eseguito con un’ecografia. “La novità è che questi test vengono offerti gratuitamente alle donne di tutte le età e, nel caso in cui il loro risultato indichi l’opportunità di fare l’amniocentesi, questo esame viene offerto gratuitamente anche alle donne che hanno meno di 25 anni”, spiega il genetista Antonino Forabosco, dell’università di Modena. Oltre ad evitare quasi 2.700 amniocentesi, aggiungono gli esperti, la tecnica ha evitato una perdita di 27 feti sani (considerando il rischio pari all’1% legato all’amniocentesi). “E’ quindi auspicabile – rilevano – che questa tecnica sia impiegata su tutto il territorio nazionale”. Soprattutto considerando che “l’Italia è il Paese al mondo nel quale si eseguono in proporzione ai nati il maggior numero di amniocentesi”. Secondo i dati dell’ultimo censimento della Società Italiana di Genetica Umana, nel 2007 sono state fatte in Italia circa 150.000 diagnosi prenatali invasive. In termini economici, la diagnosi “dolce” si tradurrebbe in un risparmio notevole, considerando il costo dieci volte inferiore all’amniocentesi (circa 100 euro contro 1.000) e la spesa complessiva di 70 milioni per l’amniocentesi pagata in Italia ogni anno dalle donne che hanno meno di 35 anni.

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