I monumenti funerari a torre in Abruzzo e in Molise

In un contesto come questo l’archeologo non poteva tralasciare la città da cui è partita l’indagine messa in atto per la stesura del presente elaborato e il territorio dal quale e per il quale ha avuto origine. La leggenda e la tradizione vogliono che a fondare L’Aquila sia stato l’Imperatore Federico II di Svevia. Un […]

In un contesto come questo l’archeologo non poteva tralasciare la città da cui è partita l’indagine messa in atto per la stesura del presente elaborato e il territorio dal quale e per il quale ha avuto origine. La leggenda e la tradizione vogliono che a fondare L’Aquila sia stato l’Imperatore Federico II di Svevia. Un suo diploma del 1248, forse favorito anche dal suo Cancelliere Gualtieri d’Ocre conservato in duplice copia negli archivi cittadini, ingiunge ai “Castelli” degli antichi contadi di Amiternum e Forcona di unirsi a formare la Città dell’Aquila. Fu però suo figlio Corrado IV a vegliarne l’impulso costruttivo tanto che nel 1253 era stato già attuato un impianto urbanistico. Gestita da un podestà e da un libero consiglio, ebbe organizzazione autonoma e propri statuti; centro di rilievo sul piano politico-militare, lo divenne ben presto anche su quello religioso quando papa Alessandro IV nel 1257, fece trasferire l’antica sede vescovile da Forcona ad Aquila, intitolando la futura cattedrale ai S.S. Massimo e Giorgio.

Solo a partire dal 1266 con la vittoria del Guelfo Carlo I D’Angio a Benevento su Manfredi e poi con la definitiva vittoria sugli Svevi nel 1268 nei Piani Palentini su Corradino, inizia la ricostruzione della città. E da questo momento in poi lo sviluppo sarà impetuoso; la pace fra le fazioni interne e la benevolenza della Corona, passata ora nelle mani di Carlo II, acquisita grazie all’abbattimento dei superstiti nuclei di feudalità, entrambe per intercessione di Papa Celestino V, la cui consacrazione papale si ebbe nel 1294 nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, contribuiscono allo sviluppo della nuova città.
La federazione dei villaggi fondatori o universitas, che secondo la tradizione erano 99, apportò una correzione alla denominazione d’ascendenza acquatica del Locus Acquili, sceglie L’Aquila come nome della nuova città, sicuramente per rendere omaggio all’alata signora sovrana delle vette circostanti, ma anche perché il richiamo al maestoso dell’uccello cha fa da insegna alla casa imperiale, echeggi l’avveduta ispirazione alla captatio benevolentiae dell’autorità che s’interesserà a favorire lo sviluppo di un insediamento volto a divenire il fulcro del sistema difensivo per la parte nord-occidentale del Regno.
Portale del Forte Spagnolo con lo stemma della città
L’Aquila diventa la regina della Valle dell’Aterno in un distretto territoriale in cui la stessa si fa circoscritta così da rendersi facilmente controllabile ma altresì poco percorribile nei momenti di crisi: e non è una casualità se proprio qui vennero a incontrarsi e probabilmente talvolta a scontrarsi, i due gruppi etnici che nell’antichità, probabilmente già dagli esordi del I millennio fino all’epoca di egemonia di Roma, si stanziarono lungo le terre rese fertili dall’attraversamento del fiume Aterno, i Sabini a nord e i Vestini a sud.  Ancora non si è certi su chi ricadesse la paternità di questo colle di confine, sicuramente doveva essere un possedimento molto ambito anche per un’altra ragione: esso si trasforma prodigiosamente nel nodo di confluenza dei corsi d’acqua delle vette circostanti.
A tal proposito le testimonianze materiali emerse dalle diverse campagne di scavo nelle aree limitrofe attestano che qui, così come a nord e a sud, in due santuari, si praticava il culto della Dea Feronia, divinità di matrice sabina, altresì conosciuta e venerata presso Roma in quanto, come era tradizione presso i Romani, vi fu trasferito il culto e furono propensi alla frequentazione dei luoghi cultuali innalzati in onore della Dea. Feronia è la divinità custode della natura da cui l’uomo trae i frutti per il suo nutrimento, ma prima di tutto dell’acqua, la quale se procede nella misura stabilita dalla volontà divina e dall’azione antropica ha un’influenza decisiva sul ciclo riproduttivo della terra.
Per il territorio aquilano la ricerca archeologica attesta l’esistenza di un luogo cultuale sia ad Amiternum, uno dei capisaldi della Sabina, sia a Civita di Bagno. Per il primo caso si può far affidamento all’iscrizione rinvenuta nell’area destinata al culto, mentre per il secondo, di grande mole, l’indagine archeologica ne ha rinvenuto solo una parte ormai deteriorata dal tempo e dagli agenti atmosferici. Non a caso, Feronia era venerata nei due abitati che nell’Alto Medioevo divennero prima sede di Diocesi e poi il fulcro da cui scaturì l’unificazione della diocesi e il suo trasferimento nella nuova città dell’Aquila.1 A tal riguardo il Massonio
nel 1594 scriveva: “In loco qui dicitur Aquila, inter Forconam et Amiternum”.
Francesca Ranieri