La valle del Gulistan è un puntino sulla carta geografica, all’estremo ovest dell’Afganistan, a migliaia di chilometri dall’Italia. E’proprio lì che, nell’ottobre scorso, avvenne l’imboscata in cui morirono altri quattro soldati italiani: il primo caporalmaggiore Sebastiano Ville, 27 anni, il primo caporalmaggiore Gianmarco Manca, 32 anni, il caporalmaggiore Marco Pedone, 23 anni e il primo caporalmaggiore Francesco Vannozzi, 26 anni. Il ragazzo era entrato negli alpini subito dopo la scuola, sull’esempio del nonno. Caporal maggiore nel settimo reggimento Alpini di Belluno dal 12 gennaio del 2009, era in servizio dal 2008. Intorno alle 15 di venerdì, un proiettile assassino, sparato da un cecchino nascosto chissà dove, lo ha colpito mentre si trovava all’interno della base di Buji, su una torretta di guardia. Matteo Miotto, questo era il suo nome, nato a Thiene (Vicenza) 24 anni fa è la 35° vittima italiana dall’inizio della missione a Kabul ed il 2010 non poteva chiudersi in modo peggiore. “Tiri da parte di cecchini erano stati frequenti”, ha spiegato successivamente il ministro della Difesa Ignazio La Russa ai microfoni di Sky Tg24, aggiungendo che questa volta “fatalità ha voluto che non solo colpisse (ma centrasse) una parte non coperta dal giubbotto” antiproiettile. L’area affidata al controllo degli alpini, denominata Box Tripoli, era un tempo sotto comando statunitense. In questi pochi mesi i militari italiani hanno portato avanti una serie di iniziative (tra cui quattro progetti di cooperazione civile-militare) con “notevole successo”, come ha sottolineato solo qualche settimana fa il generale David Petraeus, comandante della missione Isaf in Afghanistan. Scrive il Corriere che in un’intervista telefonica in occasione della festa del 4 novembre, Miotto aveva raccontato al Giornale di Vicenza: “Mi ricordo quando mio nonno mi parlava della guerra, “bruta cosa bocia (ragazzo), beato ti che non te la vedarè mai”. Ed invece l’ha vista e così da vicino da perderci la vita. a salma è stata portata ad Herat. Domenica 2 gennaio, in tarda mattinata, rientrerà in Italia all’aeroporto di Ciampino. Lunedì funerali a Roma, martedì nel duomo di Thiene. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari del caduto e al cordoglio delle Forze Armate. Anche il ministro degli Esteri Franco Frattini ha manifestato il suo personale cordoglio e quello della Farnesina: “Quello odierno è in termini di tempo l’ultimo, carissimo contributo pagato dai nostri soldati nella loro encomiabile lotta contro il terrorismo internazionale, finalizzata a garantire pace e sicurezza al nostro Paese ed alla nostra società”. Ma non cambia, dice La Russa, la nostra strategia in Afganistan e mentre Francia e Inghilterra preparano piani per una “exit” dal prossimo anno, noi dichiariamo che incrementeremo l’invio di militari.
Carlo Di Stanislao