Il barone esce di scena

Con Guttenberg Angela Merkel perde uno dei ministri più importanti del suo governo e la Difesa si trova scoperta proprio mentre, tra la continua emergenza della missione in Afghanistan e la crisi in Libia, Berlino ha bisogno di capacità di decisioni veloci a fianco degli alleati Ue e Nato. Unica consolazione per la Cancelliera: con […]

Con Guttenberg Angela Merkel perde uno dei ministri più importanti del suo governo e la Difesa si trova scoperta proprio mentre, tra la continua emergenza della missione in Afghanistan e la crisi in Libia, Berlino ha bisogno di capacità di decisioni veloci a fianco degli alleati Ue e Nato. Unica consolazione per la Cancelliera: con il barone ed ‘ex dottore’, come i media chiamano ironicamente il ministro copione, esce di scena il rivale più temibile nel centrodestra. Da tempo le ambizioni di Guttenberg di diventare un giorno capo dell’esecutivo erano palesi e ancora una volta ‘Angie’ ha avuto la meglio sui suoi rivali maschi. Cose da non credere per noi italiani, ma che nella più civile e rigorosa “mitteleuropa” possano accadere. Il ministro della Difesa tedesco, il trentanovenne barone Karl-Theodor zu Guttenberg, ministro tra i più apprezzati del gabinetto Merkel, accusato di avere ottenuto un dottorato di ricerca dall’università di Bayreuth, facendo il copia-incolla per il 70 per cento della sua tesi, senza citare le fonti nel testo o nelle note a margine, si è dimesso dopo pochi giorni di riflessione, dovuti, come lui stesso ha detto, semplicemente alla circostanza dei funerali di alcuni soldati tedeschi morti in Afganistan e alla volontà di non voler oscurare mediaticamente quell’evento. Incomprensibile decisione per chi come noi è abituato al rubygate e a molto altro e che suona strano, come le parole di Norbert Lammert (deputato del Cdu), che già nei giorni scorsi era stato critico nei confronti di Guttenberg: affermando, lunedì scorso, al quotidiano Mitteldeutsche Zeitung, che il caso rappresenta (addirittura) un “chiodo nella bara della fiducia nella nostra democrazia”. Se fino alla settimana scorsa Guttenberg era stato assediato solo dalle forze politiche d’opposizione, da ieri la pressione sulla giovane stella del Cdu era cominciata a salire anche all’interno della coalizione di governo. Come nota Andrea Tarquini, inviato in Germania di La Repubblica, quello appena accaduto è un caso che in Italia, a fronte degli scandali di casa, farebbe ridere. Ma in Germania certi peccati, come la truffa o l’inganno, sono presi molto sul serio. Specie se si sospetta che siano i politici d’alto rango a commetterli. All’inizio Guttenberg aveva minimizzato, parlando di errore in buona fede. Poi, messo sotto pressione dalle accuse dei media e delle opposizioni (Spd, Verdi, Linke) si era rassegnato a rinunciare al titolo di dottore. Troppo poco e troppo tardi per sottrarsi al crescente fuoco di fila delle critiche. Considerato il politico più popolare del paese, il 39enne Guttenberg è finito nella bufera a meta’ febbraio, quando un professore di diritto, Andreas Fischer-Lescano, lo ha accusato su un quotidiano di “plagio sfacciato” perche’ numerosi passaggi della sua tesi di dottorato di 475 pagine erano quasi identici a testi precedentemente pubblicati da altri autori. Accuse che il ministro, appoggiato dalla Merkel, ha a lungo respinto. Oltre 23mila dottorandi di tutto il Paese hanno firmato una petizione di protesta consegnata ad Angela Merkel, accusata per l’atteggiamento protettivo del cancelliere nei confronti del ministro e oggi lo stesso ha ceduto, rimettendo il suo mandato e rinunciando per sempre alla politica. Di fronte alla meraviglia dei giornalisti più latini (italiani in testa e poi francesi e spagnoli), su Sueddeutsche Zeitung, la deputata Schavan del Cdu ha affermato che: “nessuno può considerare una bagattella quanto è successo”. “Una come me, che è diventata dottore 31 anni fa e che nella sua carriera professionale ha seguito molti dottorandi, non può che vergognarsi e nemmeno di nascosto”. “Non voglio più sentir parlare di questo studente siciliano”. Così scriveva, a proposito di Luigi Pirandello, il suo docente tedesco di filologia romanza, il professor Foerster. E aveva tutte le ragioni per essere esasperato. Il giovane Luigi Pirandello, che nel 1889, all’età di 22 anni, era andato a studiare a Bonn dopo aver litigato con il preside della facoltà di lettere dell’Università di Roma, il latinista Onorato Occioni, si era rivelato un pessimo allievo e, soprattutto, un allievo poco incline al rigore ed alla correttezza teutonici. Ma, come ricorda Elio Providenti nel bel “Colloqui con Pirandello” (edito da Polistampa nel 2005), alla fine fu proprio l’assunzione morale di quel rigore a dettare la novità etica del grande italiano. Allora ci chiediamo se non sia il caso di mandare i nostri uomini pubblici a studiare da quelle parti, per pluriennali e rigorosi dottorati di politica e morale.

Carlo Di Stanislao

 

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