Pausa

Allento le redini della razionalità e divago: spazzatura; differenziata; affini. Vi chiedo non se la fate la differenziata, ma se vi è facile farla. Sono veramente tanti i rifiuti che non so dove mettere, specie se consideriamo che oggi, contrariamente a ieri, la confezione è quasi più importante del prodotto, perché deve attirare. Non basta, […]

Allento le redini della razionalità e divago: spazzatura; differenziata; affini. Vi chiedo non se la fate la differenziata, ma se vi è facile farla. Sono veramente tanti i rifiuti che non so dove mettere, specie se consideriamo che oggi, contrariamente a ieri, la confezione è quasi più importante del prodotto, perché deve attirare. Non basta, c’è troppo spesso una miscelatura negli involucri per cui dello stesso pezzo parte dovrebbe essere posta tra la carta, parte nella plastica e parte non saprei proprio dove. Tolgo i tappi di plastica ma non mi è agevole sezionare l’imboccatura d’avvitamento (anch’essa di plastica o di metallo) dal contenitore, forse di cartone, ma non ne ho certezza. Forse sono io a non essere aggiornata ai tempi, ma se penso ai poveri Napoletani sommersi nella spazzatura, ed ecco la battuta: che mangino troppo?, posso dirlo perché so che sono adusi all’autoironia, magari con amarezza, anche nella tragedia perché ci convivono da sempre). Dicevo dei Napoletani che ogni mattina vanno all’assalto della giornata per quagliare il guadagno necessario per sopravvivere, con la disoccupazione, ma anche… con una passeggiata a via Caracciolo per ritemprarsi, e mi dico pensando al voluminoso scarto… per massiccio consumo di frutti di mare, dove mai possano trovare il tempo per la difficile differenziata, perciò finisco per capirli. Anch’essi d’altronde potrebbero non essere tanto più capaci di me. Allora?

Allora perché i produttori di tutte le derrate alimentari e non, perché accanto alle varie complesse informazioni e raccomandazioni su l’uso dei prodotti, stampate su gli involucri con una esasperante  micrografia, non indicano anche il tipo di cassonetto cui smaltirli?

Lo stesso mi pare accadere per la politica, sempre per mia particolare incompetenza. Il fermento degli onorevoli, il loro movimentismo, le loro dialettiche difficili da catalogare secondo i tradizionali schieramenti, le loro reputazioni che vengono denunciate vicendevolmente, più o meno, quasi sempre come alquanto discutibili, l’impossibilità del cittadino di quadrare il cerchio tra reale politica, credibilità e verità. Il tutto in un panorama mondiale socioeconomico quanto mai critico ma surclassato dalle sciagure naturali, le quali però vengono non da pochi attribuite non alla natura ma ai guasti dell’uomo, mi chiedo come mai a nessuno venga in mente che tutto ciò faccia parte della peculiarità squisitamente umana di fare politica (o forse meglio dire di subire la politica). Sempre che noi si voglia considerare Politica quella del proprio orticello e non quella globale della umanità intera, che allora sì diventa una cosa seria, da superuomini.

Da qui è fatale slittare nel paragone tra l’umanità e l’animalità. La seconda è più chiara e disciplinata; che ci piaccia o non, sappiamo come si comporta il leone o l’impala o il coccodrillo l’orso  o il pinguino e via di seguito nella orrida catena alimentare. L’umanità no, non lo sa come si può o si deve comportare, non sa  anzi non accetta di essere parte di questa catena, anche se in massima parte la vive, eppure ciò non gli ha impedito di costruirsi una reputazione  di superiorità raziocinante perfino nell’ambito morale e etico.

 Il passi più evocato per suffragare questa superiorità è il cosiddetto progresso.

 Ma come mai non riusciamo a capire come questo tanto millantato progresso vada avanti “alla carlona” indifferentemente lungo la strada del bene o sull’autostrada del male? Il dubbio che la Politica e con essa il Progresso siano solo etologia umana fine a se stessa senza una vera evoluzione se non apparente, è forte.

Per riacciuffare una certa minima coerenza nella divagazione, torno alla nostra piccola realtà e mi chiedo per l’ennesima volta se non sarebbe ora che iniziassimo a studiare una trasformazione del sistema democratico più aderente al termine. Visto che gli schieramenti tradizionali non possono più garantire alcuna omogeneità, gli eletti dovrebbero  esprimersi soltanto secondo coscienza, le agende dovrebbero essere redatte in parte dal basso (come si usa dire poco simpaticamente), in parte dai tecnici. Ma soprattutto il chiacchiericcio reciprocamente squalificante dei politici non avrebbe più motivo di essere.

Personalmente dopo aver toccato con mano che non sempre gli strumenti democratici rispondono al vero, nel mio caso, per la patente agli ottantenni, la Petizione alla Camera dei Deputati così come  l’Appello al Presidente della Repubblica, (si legga il mio precedente articolo “ Una ottantenne e un quarantenne”), per la prima volta nella mia vita vedo in crisi la mia partecipazione al  consuetudinario agone politico democratico.

Non è cosa da poco, perché io sono Popolo Sovrano e non Gente Comune (come qualche giornalista non abbastanza avvertito continua ancora a dire), e il popolo sovrano non può o non dovrebbe latitare.

 Gloria Capuano

Giornalista di Pace