Epidemia da E. coli: qualche speranza o molti dubbi

Sono alcuni tipi germogli di legumi i veri responsabili dell’epidemia di Escherichia coli che dal 22 maggio ha fatto registrare in Germania un aumento significativo del numero di pazienti affetti da sindrome emolitica uremica (Seu) e diarrea emorragica. La prima conferma è arrivata nei giorni scorsi dai risultati di analisi fatte nel Nord Reno-Westfalia (Nrw), […]

Sono alcuni tipi germogli di legumi i veri responsabili dell’epidemia di Escherichia coli che dal 22 maggio ha fatto registrare in Germania un aumento significativo del numero di pazienti affetti da sindrome emolitica uremica (Seu) e diarrea emorragica. La prima conferma è arrivata nei giorni scorsi dai risultati di analisi fatte nel Nord Reno-Westfalia (Nrw), una regione tedesca a Ovest del paese, secondo le quali ci sarebbero diversi tipi di germogli interessati dalla contaminazione. L’azienda produttrice è già stata chiusa dalla scorsa settimana e ne produceva 18 tipi diversi e sembra che alcuni dipendenti si fossero ammalati dopo averli consumati. Nel frattempo, le analisi di laboratorio hanno identificato e caratterizzato l’agente infettivo, si tratta del sierogruppo di E. coli Stec O104:H4 che presenta le seguenti caratteristiche: stx2-positivo; eae-negativo; hly-negativo, Esbl, aat, aggR, aap. Inoltre, i risultati dell’elettroforesi su gel a campo pulsato (Pulsed-field gel electrophoresis, Pfge) mostrano pattern indistinguibili di 7 focolai umani di O104:H4 in Germania e 2 ceppi di O104:H4 in Danimarca. L’aggiornamento epidemiologico segnala un aumento del bilancio delle vittime a quota 36 delle quali 35 in Germania, secondo quanto reso noto dall’istituto Robert-Koch di Berlino. Allo stesso tempo, ha indicato l’istituto in un comunicato, il numero complessivo dei casi in Germania è aumentato a quota 3.228, cioè 240 in più rispetto ai 2.988 di venerdì scorso. In particolare, nel paese si registrano 2.447 casi di infezione da E. coli enteroemorragica (Ehec), dei quali 13 mortali, mentre, i casi di sindrome emolitica uremica (seu) sono 781, dei quali 22 mortali. L’aggiornamento dei casi tiene conto della nuova definizione di caso per la sindrome emolitica uremica (Seu) e diarrea emorragica provocate dal ceppo epidemico identificato, che dall’8 giugno è condivisa dagli Stati membri dell’Unione europea. I criteri, indicati dall’European center for diseases control (Ecdc), permettono di valutare i pazienti che hanno presentato sintomi dopo il 1° maggio del 2011, distinguendoli in casi possibili, probabili e confermati. Inizia, quindi, a vedersi uno spiraglio verso la soluzione dell’epidemia, ne è convinto Frederic Vincent, portavoce del commissario Ue alla Salute John Dalli, che parla di «fine del tunnel» e anche la Russia ha accettato di togliere l’embargo sulla verdura europea imposto da Mosca nelle scorse settimane. In Italia, il presidente della Commissione agricoltura del Senato, Paolo Scarpa Bonazza Buora, ha presentato un disegno di legge che prevede l’istituzione di un Registro per la sicurezza alimentare, mentre continua l’attività di controllo da parte dei carabinieri dei Nas. In Spagna, intanto, il governo non esclude del tutto possibili azioni contro la Germania, come ha detto il vicepremier Alfredo Rubalcaba, di fatto smentendo il suo segretario di Stato all’Europa, Lopez Garrido, il quale aveva escluso ieri azioni legali contro Berlino. Una cooperativa agricola spagnola di Malaga ha già avviato in Germania una causa per danni contro le autorità di Amburgo e anche la Confederazione italiana agricoltori (Cia) pensa che adesso la Germania debba «pagare i danni, poiché il paese ha delle responsabilità enormi». Intanto si contano i danni che l’epidemia ha inferto al settore agro-alimentare, mentre, il 7 giugno, Dacian Ciolos, Commissario Europeo all’Agricoltura, ha fatto all’arrivo al vertice dei ministri dell’Agricoltura Ue in corso in Lussemburgo, un piano per aiuti di 150 milioni di euro. Secondo una nota della Coldiretti, i datti subiti dagli agricoltori europei ad oggi ammonta a 417 milioni di euro, quasi il triplo della cifra di indennizzo proposta dalla Commissione Europea al Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dell’Ue convocato per affrontare le gravissime conseguenze per i produttori europei della contaminazione del batterio killer.  Di fronte ad una proposta del tutto insufficiente – annuncia la Coldiretti – continua dunque la mobilitazione per promuovere il consumo di frutta e verdura Made in italy e combattere la psicosi che ha visto impegnati gli agricoltori italiani da Milano a Fondi (Latina) davanti all’ingresso del piu’ grande centro ortofrutticolo italiano.  A pagare il conto piu’ salato delle incertezze e dei ritardi con cui in Europa si sta affrontando l’emergenza sono stati nell’ordine – sottolinea la Coldiretti – la Spagna (200 milioni) la cui produzione di cetrioli è stata ingiustamente accusata, l’Italia (100 milioni) che è il principale paese produttore di ortofrutta in Europa, l’Olanda (50 milioni), la Francia (30 milioni), la Germania (30 milioni), il Belgio (6 milioni), la Danimarca (0,75 milioni) e la Lituania (0,15 milioni).  Il rincorrersi di falsi allarmi in tutta Europa ha alimentato una psicosi che ha colpito ben un cittadino su tre che ha cambiato la propria dieta secondo Eurobarometro, ma ha anche – continua la Coldiretti – offerto alibi a misure protezionistiche ingiustificate come il blocco delle importazioni dalla Russia con gravi danni economici. Ieri, 14 giugno, Roberto Burdese, Presidente Slow Food Italia, ha dichiarato che il susseguirsi di notizie degli ultimi giorni sulla contaminazione ha aggravato i danni generando umana diffusa psicosi fra i consumatori. Imputare al mondo del biologico la responsabilità delle epidemie da E. coli è, nella migliore delle ipotesi, indice di superficialità e ha forti ripercussioni su un settore, quello dell’agricoltura più attenta all’ambiente e alla salute, spesso opera di piccoli e medi imprenditori che mai come oggi sono in difficoltà. Così come sono stati analizzati nel dettaglio i passaggi produttivi del mercato biologico, varrebbe la pena considerare che colonie di E. coli sono comunemente impiegate nei laboratori per clonare frammenti di DNA da inserire all’interno di piante geneticamente modificate. Nuovi ceppi di E. coli evolvono in modo sostanzialmente imprevedibile per mutazione o per trasferimento genico da un batterio a un altro e alcuni possono sviluppare mutazioni pericolose per l’uomo o per gli animali. A priori, dunque, non si può escludere la possibilità che una forma mutata di E. coli compaia durante il processo di produzione di una pianta geneticamente modificata e persista in qualche modo fino a quando il prodotto arriva sul mercato.

Carlo Di Stanislao

 

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