Federcontribuenti, 1mln di piccole e medie imprese a rischio

Le banche mantengono la redditività, hanno ricevuto sostegno pubblico e malgrado tutto rischiano di mettere in crisi un milione di piccole e medie imprese italiane per la stretta che stanno attuando nella concessione e mantenimento del credito, con la drammatica certezza che nei prossimi mesi ci ritroveremo con un’ulteriore accelerazione di queste politiche restrittive. Federcontribuenti […]

Le banche mantengono la redditività, hanno ricevuto sostegno pubblico e malgrado tutto rischiano di mettere in crisi un milione di piccole e medie imprese italiane per la stretta che stanno attuando nella concessione e mantenimento del credito, con la drammatica certezza che nei prossimi mesi ci ritroveremo con un’ulteriore accelerazione di queste politiche restrittive. Federcontribuenti lancia un preoccupante allarme. Un milione di imprese italiane rischia l’ insolvenza nei prossimi 12 mesi, soprattutto tra le Pmi: solo il 6,00% è a basso rischio, soprattutto tra le aziende del Nord. Nel Sud e Isole, sono ad alto rischio il 26% delle imprese e a basso rischio solo il 4,00%. I dati di Federcontribuenti sono avvalorati dal bollettino economico della Banca d’Italia pubblicato ieri, che annuncia proprio una nuova stretta sul credito, da parte delle banche. La situazione richiede un’urgente risposta da parte del Governo. Il decreto sviluppo preveda un sostegno concreto alle PMI anche attraverso il rafforzamento e il sostegno ai fondi di garanzia e l’ulteriore capitalizzazione del fondo di garanzia esistente presso il Medio credito centrale. Serve spostare gli “aiuti” pubblici dalle banche alle imprese. Non c’è piu’ tempo per rinviare queste scelte. Lo chiediamo con forza, aggiunge il presidente di Federcontribuenti Carmelo Finocchiaro, cosi’ come chiediamo chiarezza sugli investimenti  fatti e da fare da parte del Fondo d’investimenti italiano del Ministero delle Finanze per capitalizzare le imprese italiane. Altra questione seria da affrontare con urgenza riguarda il ruolo, rispetto alle politiche di sviluppo, che dovra’ esercitare la Cassa Depositi e Prestiti. Il risparmio postale che foraggia la Cassa, dovra’ servire in buona parte a rilanciare quelle politiche d’investimento per migliaia di opere pubbliche essenziali di piccola e media dimensione che dovranno e potranno servire alla ripresa proprio delle piccole imprese. Non secondaria e l’altra “questione” riguardante l’aumento del costo del denaro che ormai sta superando fortemente il livello di guardia. Oggi in alcune aree del nostro Paese, aggiunge Finocchiaro,  il costo di un mutuo ipotecario tocca anche l’8% annuo, mentre gli affidamenti bancari a breve  tornano a toccare livelli record anche del 13-14%. Aumenti non giustificati e spesso autorizzati da leggi come quella che ha consentito di aumentare il tetto soglia dei tassi usurai. La politica risponda perche’ se fra le cause vi sono il forte debito pubblico, la forte dipendenza dall’export, e le deboli prospettive di crescita nel medio termine e pur vero che l’Italia resta un Paese senza precise politiche industriali e di sviluppo e la situazione ogni giorno che passa sara’ sempre piu’ drammatica. E’ “l’insolvenza” di un milione di piccole e medie imprese l’Italia non puo’ proprio permettersela.