Linciaggio o vittima sacrificale? Ora Gheddafi

Sì, potrei liquidare il tema in poche parole e cioè col dire che non accaduto nulla di nuovo, l’umanità non offre innovazione quanto a comportamento, che è o dovrebbe essere il vero significato di cultura. So d’invadere campi specialistici, ma lo faccio non perché appartengo alla nutrita schiera dei tuttologi, leggi giornalisti, ma come persona […]

Sì, potrei liquidare il tema in poche parole e cioè col dire che non accaduto nulla di nuovo, l’umanità non offre innovazione quanto a comportamento, che è o dovrebbe essere il vero significato di cultura.

So d’invadere campi specialistici, ma lo faccio non perché appartengo alla nutrita schiera dei tuttologi, leggi giornalisti, ma come persona tra persone che osserva e s’interroga nel tentativo di capire e di parlarne al medesimo livello più o meno di chi mi legge.

Quale la differenza tra linciaggio e vittima sacrificale?

Do per scontato che il linciaggio è attuato dalla gente e che viceversa il sacrificio di una “vittima”- tra virgolette perché può essere vittima colpevole o innocente – è compiuto dalle autorità quand’anche la vittima fosse un re o un eroe o perfino un dio: i racconti mitologici non sono forse storie di sacrifici? Sacrifici con i quali si esorcizzano paure e jattur o si dirotta l’attenzione di sudditi scontenti.

Mi ha indotto a questo genere di riflessioni un articolo di Henry de Saint-Blankquat dallo spiacevolissimo titolo “In principio fu l’omicidio”(Nuova Scienza,gennaio 1979).

Non so come classificare la fine di Gheddafi, il linciaggio certamente c’è stato e per mano di gente non investita d’alcuna verosimile e credibile autorizzazione in merito. Tanto più che si è trattato di un procedimento particolarmente brutale visto che Gheddafi è stato trucidato nel peggiore dei modi e non semplicemente ucciso.

Ma se al contrario fosse stata rispettata la civile regola di tutela del prigioniero, ancorché colpevole d’incalcolabili misfatti, per poi processarlo secondo canoni di giustizia (non so da parte di quale tribunale speciale se libico o internazionalepercrimini contro l’umanità) non si potrebbe forse

parlare di un caso di vittima colpevole sacrificale, cioè idonea a risolvere tutti i mali in questo caso della Libia e non precisamente solo di un normale procedimento giudiziale dato che molto probabilmente il tribunale avrebbe deciso per una condanna a morte?

Come ancora oggi poter parlare di atto di giustizia nei luoghi evoluti dove si parla non più di

Giustizia (inanemente) punitiva ma retributiva se non addirittura di recupero della persona condannata? Me lo domando anche riflettendo banalmente alla sproporzione tra i crimini che si imputano al rais numericamente incalcolabili, sì che una condanna a morte potrebbe essere considerata impari, appunto inane.

A meno che la condanna non riguardasse soltanto l’ultima fase del suo comportamento quella cioè di aver scatenato e favorito una guerra fratricida.

Quest’ultima ipotesi potrebbe essere verosimile dato che Gheddafi era colpevole della sua stessa spietatezza con la quale aveva esercitato il suo assoluto potere di categorico capo della Libia fino all’attuale rivoluzione senza che almeno un tribunale per i diritti umani fosse mai insorto a chiedergli ragione dei suoi misfatti. E la ragione di questa omissione la conosciamo:i civili Stati democratici e quelli meno civili perché non democratici, si regolano nei loro rapporti internazionali prima di tutto su rapporti commerciali e di complessi rapporti economici, l’etica viene dopo.

E’ un’accusa, tra l’altro non originale?

Direi che la mia non sia altro che una triste constatazione d’impotenza della politica, che davvero non dovrebbe continuare a fregiarsi dell’appellativo di “nobile arte”. La politica non basta più,

risulta impotente, ci vuol altro. “Altro” al fine di riscattare dal ruolo subalterno la gente,

il cosiddetto popolo, anche se davvero non possiamo dirci sempre migliori di chi ci governa.

Sì, mi sembra proprio che il linciaggio non sia molto distante da un giudizio emesso da un tribunale accreditato.

Ho forse scritto in sostanza una dichiarazione contro la condanna a morte? Non esattamente.

Ho tentato di spiegare, probabilmente senza esserci riuscita, che né il linciaggio né una regolare condanna a morte insegnano alcunché. Tutto si ripete monotonamente, l’umanità è o ancora è o appare, statica.

Forse non abbiamo ancora capito che non può esistere progresso se non ci si propone di correggere certi crudeli limiti e condizionamenti biologici.

 

E ora che cosa ci attendiamo dalla nuova Libia?

Se diritti e costumi si baseranno sulla Sharia le previsioni non sono davvero rosee specie a proposito delle vittime sacrificali tradizionali, non solo nel mondo musulmano, le donne.

Anche se la nuova Libia si dice agli antipodi del fondamentalismo …e noi lo speriamo.

Ma abbiamo comunque, tutti, molto lavoro da svolgere perché di fondamentalismo è ancora infestato il mondo.

 Gloria Capuano

(dal Giornalismo di Pace di Gl.C.)