Cie di Milo, storie dei reclusi: “L’Italia ci sembrava l’America”

Raddouan ha 22 anni. Con gli altri si accalca dietro le inferriate gialle di uno dei settori del centro di identificazione e di espulsione di Milo. Tutti vogliono raccontare la loro storia, non hanno mai incontrato un giornalista italiano prima. Raddouan è arrivato a Pantelleria lo scorso agosto e da oltre sei mesi è detenuto […]

Raddouan ha 22 anni. Con gli altri si accalca dietro le inferriate gialle di uno dei settori del centro di identificazione e di espulsione di Milo. Tutti vogliono raccontare la loro storia, non hanno mai incontrato un giornalista italiano prima. Raddouan è arrivato a Pantelleria lo scorso agosto e da oltre sei mesi è detenuto nel Cie trapanese, quasi da quando la nuova struttura ha aperto. Parla solo arabo e gli altri traducono le sue parole oppure commentano la sua vicenda. “La storia sua è quella di cento persone – dice un altro tunisino – lui vede l’Italia come l’America e ha pagato mille euro per attraversare il mare”. Raddouan scappa dalla Tunisia dove, dice, dovrebbe scontare una condanna ingiusta per un incidente in macchina fatto con una persona che guidava senza patente. Ma in Italia c’era un altro carcere ad aspettarlo. “Perché sono qua? Perché? Sono scappato cercando la libertà e ora mi trovo chiuso qui”, urla da dietro le sbarre. Mohammed racconta di vivere in Belgio e di essere venuto a trovare una persona in Italia, finendo in un Cie. “Solamente perché siamo senza documenti siamo qui”, dice. Un altro con lo stesso nome racconta di essere stato preso a Ventimiglia il 13 gennaio scorso e di vivere in Francia da 5 anni.

Ibrahim ha un fratello, Karim, sposato con un’italiana e che vive a Merano. Lui invece ha fatto il carcere per droga e poi il Cie. “Ho avuto un incidente stradale a Vittoria (Rg) il 31 luglio 2010, ero in bici e mi ha investito una macchina, mi hanno operato alla milza, sono tutto distrutto. Lavoravo a Santa Croce Camerina per 30 euro al giorno nelle serre” racconta un altro tunisino entrato nel Cie il 3 febbraio. Sami ha 22 anni ed è stato arrestato a Padova, portato prima al Cie di Gradisca d’Isonzo e poi trasferito in quello di Milo. Gli avevano trovato di notte due grossi cacciaviti nello zaino e quindi lo hanno fermato perché secondo la ricostruzione degli agenti voleva scassinare delle auto in sosta. Per prendere lui e un tunisino c’è stato un inseguimento prima in auto, poi a piedi e infine su una bicicletta prestata agli agenti da un cittadino.

Infine c’è Mohammed, tunisino arrivato in Italia anche lui dopo il 5 aprile e senza documenti. Lo tengono in isolamento per due giorni perché nel Cie ha preso la scabbia. Mostra anche il braccio sinistro con evidenti segni di tagli per autolesionismo. Ha una fidanzata a Rimini, Filomena, che al telefono ci racconta di essere pronta a sposarlo e anche ad assumerlo per la vendita in un banco di frutta. Lui ha 24 anni, lei 36. “Dall’anno scorso lavora con me – dice Filomena – ma non potevamo metterci in regola perché lui non ha i documenti”. Mohammed è disperato, ha anche tentato di scappare ma l’hanno ripreso e per un paio di giorni gli hanno tolto anche il cellulare. Filomena si è preoccupata ma di più non può fare.

Raffaella Cosentino

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