Gossip, ma non troppo

Il crollo delle borse proprio nel giorno in cui l’Eurogruppo decide il piano di aiuti alla Spagna,  per complessivi 100 miliardi, di cui 30 immediati,  per il salvataggio del sistema bancario;  lo spread tra Btp e Bund che vola nei dintorni dei 500 punti base,  con Mario Monti che parla in sala stampa a Palazzo […]

Il crollo delle borse proprio nel giorno in cui l’Eurogruppo decide il piano di aiuti alla Spagna,  per complessivi 100 miliardi, di cui 30 immediati,  per il salvataggio del sistema bancario;  lo spread tra Btp e Bund che vola nei dintorni dei 500 punti base,  con Mario Monti che parla in sala stampa a Palazzo Chigi di “contagio in atto”; mentre si pensa alle concause di una crisi da cui non ci si riprende (crollo di Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna, incertezza politica,  segnali non chiari da parte della Bce) e si dichiara, da parte del governo, che le misure per il risanamento dei conti varati in questi mesi,  potranno avere effetti positivi sulla crescita e l’occupazione ma occorrerà del tempo; ci induce a ritenere più utile  distarsi e farlo con il gossip, piuttosto che cadere vittime di una angosciante e crescente spirale di paura, basata sulla incertezza e sviluppata su programmi che non paiono mai certi né sicuri, con tasse che crescono (la pressione al 55% ci pone al primo posto nel mondo) e povertà che avanza incalzante.

Così, mentre non si è stabilizzato sui mercati l’atteso effetto delle misure messe in campo, con i giornali di e vicino a Berlusconi,  che ricordano come, in circostanze analoghe, il governo del Cavaliere venne dichiarato decaduto e sapendo, con brividi freddi, che la questione non riguarda più noi, o soltanto noi, quanto le insufficienze di governance dell’eurozona, colmate solo in parte con le decisioni del Consiglio europeo di fine giugno;  mi attardo volentieri a leggere che Belen non sapeva, Mancini si astiene e Fede non ci sta;  con la showgirl argentina che ha litigato con la sorella Cecilia Rodriguez per colpa del solito Fabrizio Corona e il tecnico del Manchester City che blocca il mercato dei due attaccanti Dzeko e Tevez, chiudendo una duplice possibilità al Milan,  che resterà anche privo di Zlatan Ibrahimovic.

A sorpresa, ai microfoni di Skytg24, Roberto Mancini ha detto: “Stiamo lavorando, ma al momento non ci muoviamo, Tevez e Dzeko sono grandi campioni e saranno tra i nostri quattro attaccanti” ed aggiunto: “Sia Balotelli che l’Italia hanno fatto un grande Europeo. Dalle foto che ho visto ultimamente Mario sta maturando e non si annoia, ma adesso è in vacanza e fa quello che vuole. Dopo questo Europeo credo che debba arrivare un periodo di maturazione, ma dipenderà tutto da lui”.

Insomma, Mancini gela le aspettative milaniste, ma c’è anche chi scrive che chissà se, davanti a un’offerta di 20 milioni di euro, il tecnico jesino ripeterà le stesse cose.

Di certo se al City dovesse arrivare Robin Van Persie, l’oggetto del desiderio anche della Juve, uno dei due campioni inseguiti dal Milan potrebbe partire.

C’è anche chi dice che forse il City non riconfermerà Mancini, che potrebbe andare ad allenare la Nazionale Rissa, ma, come ricorda il Corriere dello Sport, al momento, sulla permanenza del tecnico alla guida del Manchester City, non ci sono valutazioni pessimistiche.

L’addio del “Mancio” ai Citizens durante l’estate,  vale infatti 12 volte la posta,mentre assai più gettonata  rimane l’opzione permanenza (offerta solo a 1.02 dagli scommettitori inglesi).

Pronte anche le quote dei bookies relative al primo manager silurato nel corso della stagione.  Il maggiore indiziato è Sam Allardyce del West Ham (a 5), tallonato da Steve Clarke del West Bromwich (a 7). In questa classifica Roberto Di Matteo è quotato a 12 , Michael Laudrup (Swansea) vale 17, premi più elevati per Brendan Rodgers del Liverpool (17) e Villas Boas ( 21 ), neo tecnico del Tottenham. Chiude la lista sir Alex Ferguson l’intoccabile: a 67.

Molto più divertenti questi di numeri che seguire i segni negativi delle borse, con record, ieri, per Milano e Madrid e spread, in entrambi in casi, che tornano a livelli di polverizzazione nazionale.

Quanto a Emilio Fede, che ha ricevuto da poco il “Premio Barocco” nella città di Lecce, nelle ultime ore, spunta una sua dichiarazione sul caso Minetti: “Venerdi’ della scorsa settimana ci siamo visti a cena da Giannino: io, lei e il suo assistente – racconta l’ex direttore del Tg4 – abbiamo parlato di come vanno le cose, lei era amareggiata e incerta sul da farsi e le ho consigliato: gioca d’anticipo e rassegna le dimissioni. Ne abbiamo discusso e lei mi ha detto: ‘Hai ragione, domani vado ad Arcore e lo comunico a Berlusconi’. Insomma, accettando il mio consiglio aveva gia’ preso la decisione”.

Ricorderete che sulla vicenda relativa la bella igienista orale, Alfano ha richiesto, perentorio, le dimissioni, appoggiato dalla Gelmini e da Galan, ma con scarsissimo esito, dal momento che la consigliera regionale della Lombardia non ci pensa proprio ed ha più volte dichiarato: “Dimettermi? No, è solo un’indiscrezione. Io non ho presentato nessuna lettera di dimissioni, sono tranquilla e rimango al mio posto, ma non fatemi dire altro“.

Ed il clamore sulla componente di spicco dell’harem di Berlusconi è tale (dichiarazioni a difesa anche dal Pd-anomalo Renzi), che nessuno (o quasi), si occupa di Formigoni, sempre più pressato e messo nell’angolo, impegnato in un mortale “solo contro tutti”.

Che il governatore della Lombardia sia teso e nervoso per le inchieste giudiziarie e per le difficoltà politiche è pienamente comprensibile, scrive il Fatto Quotidiano e aggiunge che è molto comprensibile anche che la sua strategia si limiti ad attaccare qualsiasi giornale o giornalista ne parli .

Prima il Fatto, poi Repubblica, due giorni fa Enrico Mentana, poi  L’Europeo, il presidente della Lombardia ha preso lo smartphone, si è attaccato a Twitter e ha sfogato tutta la sua rabbia, scrivendo: “Lo Sardo, ossessionato da giorni, ripete su Europa il suo mantra: Formigoni cadrà per mano amica. E il Pd, illuso, ci casca”.

Dove Lo Sardo non è altri che il cronista che da anni segue il centrodestra. Il retroscena incriminato delinea uno scenario più che plausibile, partendo dalla attuale solitudine politica del Celeste: Berlusconi, che non lo ha mai amato, vorrebbe sfruttare la sua debolezza per trattare con Maroni: un accordo proprio sulla pelle di Formigoni.

Questo lo schema: nel 2013 il Pirellone va al nuovo capo leghista in cambio del via libera del Carroccio sulla nuova legge elettorale.

Un patto reso sempre più probabile dall’isolamento formigoniano: l’idea di saldatura nazionale con Alfano è morta e sepolta, tutti i tentativi di alleanze nel Pdl sono falliti, la stessa Cl è ormai abbastanza fredda nei suoi confronti.

Insomma, l’analisi dei guai politici formigoniani  di Lo Sardo è del tutto condivisibile, ma, cionondimeno, ha fatto andare su tutte le furie il governatore lombardo.

In questo periodo, tuttavia, risulta molto semplice far saltare i nervi a un politico che si sente assediato e accerchiato, proprio mentre la sua posizione si aggrava e spuntano soldi, tanti soldi, per le sue campagne elettorali.

Pagati da Pierangelo Daccò, il superfaccendiere della sanità, con denaro della Fondazione Maugeri.

È il capitolo forse più delicato dell’informativa della Polizia giudiziaria di Milano, sezioni Guardia di finanza e Polizia di Stato, intitolata “Le utilità a favore del presidente di Regione Lombardia” e mandata ai pm che indagano su San Raffaele e Maugeri.

Un possibile finanziamento occulto di circa 700 mila euro per la campagna elettorale del 2005 e uno da almeno 600 mila per quella del 2010.

Un totale di oltre 1 milione e 300 mila euro per sostenere l’amico politico al Pirellone, da far rieleggere presidente per poter continuare ad avere una sponda utile per avere “porte aperte” in Regione.

Sulle ultime elezioni regionali, quelle del 28-29 marzo 2010, Costantino Passerino, direttore amministrativo della Maugeri, nei suoi interrogatori racconta: “Ho avuto modo, in queste settimane, di ricordare un episodio specifico relativo a una dazione di denaro corrisposta da me, su autorizzazione del prof. Maugeri, a Pierangelo Daccò. In particolare, all’inizio del 2010 (ricordo il mese di gennaio), Daccò mi disse che era necessario reperire dei fondi per le elezioni politiche del 2010. In particolare, mi chiese un versamento immediato di un importo di 600 mila euro come contributo alle elezioni.

E, naturalmente, invece che pensare alla gravità delle prove che emergono, ad andarci di mezzo sono, al solito,  i giornalisti, che comunque, a detta di Antonello Caporale, ieri in “in Onda” su La7, sono comunque una lobby di privilegiati che, molto spesso, è in cattiva  fede.

Comunque, dalle maglie del segreto istruttorio trapelano una sfilza di atti dell’inchiesta a carico di Roberto Formigoni e la Procura mette sotto inchiesta i cronisti autori dello scoop.

Il 19 luglio Formigoni è tornato ad accusare i giornali di “uso reiterato di falsità”, ribadendo di non avere ricevuto alcun avviso di garanzia e di essere vittima di un “tentato golpe”.

E, polemizzando con il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, che aveva twittato “Formigoni attacca Repubblica, ma continua a non rispondere alle domande sulle sue vacanze pagate”, a sua volta  ha  twittato: “Ezio Mauro ignora che Daccò stesso ha risposto alle sue domande nei verbali che Repubblica ha falsificato, dicendo che l’ho rimborsato”.

Poi ci chiediamo il perchè gli stranieri ci guardino sbalorditi ed i mercati sono incerti quando investire su di noi?

Beppe Grillo, giorni fa, ha definito Formigoni: “la vergine di ferro battuto della politica italiana, che alterna l’espressione di un chierichetto abusato a quella di un farfallone amoroso in camicia a fiorellini”.

E dopo una serie di battute grossolane e a effetto, piace la sua chiusa in cui dice che, forse, sarà lui l’Agnello di CL,  che verrà servito a tavola,  per lavare le tangenti nel mondo.

Vale la pena comunque ricordare che alla base (ed anche questo in fondo è gossip), della crisi di Formigoni, dopo 17 anni i impero, c’è la solita, perniciosa Lega, che lo scorso 19 giugno, in regione, aveva annusato la possibilità di lanciare la propria proposta in attesa di vedere dove potesse portare.

Difatti, dopo aver respinto la mozione di sfiducia, il vicepresidente leghista Andrea Gibelli, presentò conto a Formigoni: conditio sine qua non per proseguire assieme la legislatura, la richiesta di impegnarsi per una maggiore autonomia fiscale della Lombardia rilanciando il federalismo fiscale, attuando politiche sovraregionali con Piemonte e Veneto per creare il nucleo amministrativo della Padania e soprattutto introducendo in Lombardia una moneta complementare all’euro (il “lombard”).

E, non contenti delle loro bislacca richiesta, i leghisti hanno anche invitato Formigoni, oltre a far chiarezza sul proprio futuro in merito alla “voglia romana” in vista delle politiche 2013, anche a fare un passo indietro come commissario generale di Expo.

Anche in questo optando per la via del suicidio,  visti già i continui ritardi e gli interminabili litigi sui vertici della società di gestione dell’evento.

Insomma, da un mese e dalla cacciata di Bossi, la nuova tattica adottata da via Bellerio è assolutamente stravagante.

Andare a minare la giunta di una regione che, in considerazione di tutti gli indicatori statistici nazionali, risulta tra le più in salute d’Italia, specialmente in questo momento di crisi in cui è richiesto uno sforzo per rimanere tutti uniti, è assolutamente irrazionale.

Ma di razionale in Italia, c’è davvero poco, sia nei fatti seri, che nei gossip.

Secondo i giornali Belen avrebbe quasi raggiunto la soglia dei tre mesi e la scoperta della dolce attesa sarebbe stata fatta a Formentera. L’indiscrezione ha provocato lo sfogo di Emma Marrone, ex del calciatore Stefano De Martino e attuale compagno di Belen, che ha dichiarato a un giornale sportivo: “Belen invece di un bambino se ne ritroverà due”.

Ma, forse, in tutta Italia è pieno di bambini e di adulti seri e responsabili ve ne sono davvero molto pochi.

Per questo fa il pieno di pagine di giornali e di lettori, la notizia che Mario Balotelli se la spassa ad Ibiza, insieme agli amici., lontano da Raffaella Fico (Che dice di aspettare un figlio da lui) e dalla sua famiglia,  impegnato in notti brave piene e di trasgressioni e grandi conquiste, fra Paris Hilton, che il The Sun rilancia è la sua nuova fiamma e Vanessa Lawrens, una giovanissima top modella e presentatrice che in Francia sta scalando i vertici della notorietà, che già avrebbe scalzato la Hilton dal “cuore” del campione.

Meglio seguire tutto questo che l’escolation dello spread, che par dimostrare  che l’incantesimo, che all’inizio ha protetto Mario Monti, srtia iniziando a sbriciolarsi, sicché, da una parte Silvio Berlusconi torna  a coltivare la tentazione di staccare la spina, “vista l’inutilità del professore”; dall’altra il premier e i suoi ministri, dopo mesi di tagli e tasse per rispondere al rigore di bilancio imposto da Bruxelles e Berlino e nella speranza di fermare la corsa dello spread che scarica miliardi sul debito più pesante d’Europa, scoprono “di non poter fare di più”, senza peraltro . aver ancora ottenuto risultati sul fronte della crescita, manifestando un senso di impotenza che potrebbe fare gioco ai grandi speculatori, che di solito colpiscono ad agosto.

A più di un ministro tornano in mente, coperti da un velo di amarezza, i giorni di quello che si era creduto “un grande successo”.

L’aver incassato, al Consiglio europeo del 28 giugno e all’Eurogruppo di lunedì 9 luglio, lo scudo anti-spread.

Scudo di cui si ora sono perse le tracce, con  la decisione di Angela Merkel di rinviare il varo del fondo salva-Stati Esm a settembre (dopo la sentenza della Corte costituzionale di Karlsruhe) di fatto rende inservibile lo scudo.

Così monta il rancore verso Berlino e un ministro economico usa una metafora che ricorda le due guerre mondiali: “Speriamo che questa volta non accada come nel Novecento. Che dopo aver invaso la Polonia e il Belgio, la Germania abbia un sussulto di europeismo e rinsavisca. Anche perché se crolla l’euro, i danni sarebbero altissimi pure per Berlino”.

E questo, davvero, non è un pettegolezzo.

Carlo Di Stanislao