Otto medaglie e tanta bellezza con fantasia

Non cresce il nostro medagliere a Londra e ieri nessuna medaglia si è aggiunta al bilancio azzurro: uno “zero” doloroso con il quinto posto di Federica Pellegrini nei 200 stile libero, in una gara che è stata diversa dai 400 solo perchè stavolta Allison Schmitt è riuscita a battere Camille Muffat, con la regina del […]

Non cresce il nostro medagliere a Londra e ieri nessuna medaglia si è aggiunta al bilancio azzurro: uno “zero” doloroso con il quinto posto di Federica Pellegrini nei 200 stile libero, in una gara che è stata diversa dai 400 solo perchè stavolta Allison Schmitt è riuscita a battere Camille Muffat, con la regina del nuoto tricolore costretta ad abdicare anche nella gara che le è più cara.
Ma ancor più doloroso il risultato del fioretto maschile, gara nella quale i nostri sono entrati tutti tra i primi otto, ma nei quarti abbiamo dovuto salutare Cassarà ed Aspromonte, mentre Baldini ha chiuso con un amarissimo quarto posto, beffato in una finale per il terzo posto in cui è successo di tutto.
Ed anche nello nello skeet maschile (tiro a volo) , sfioriamo il podio e la medaglia con Luigi Lodde, che però chiude quinto.
Ora siamo solo settimi, con 8 medaglie (oro di Elisa di Francisca nel fioretto femminile; argento e bronzo di Arianna Errigo e Valentina Vezzali  sempre nel fioretto femminile; argento di Luca Tesconi nel Tiro da 10 m; stesso metallo Diego Occhiuzzi nella Sciabola, Bronzo per Rosalba Forciniti nel Judo e, infine, Niccolò Campriani Bronzo per la carabina 10).
Ma i giorni dei giochi sono ancora molti e intanto ci consoliamo pensando che, le nostre atlete, come scritto da vari giornali, sono ai primissimi posti fra le più “sexy” dell’olimpico torneo.
E se le Russe sono al primo posto (con Maria Sharapova, Vera Zvonareva, Ana Ivanovic, Viktoryja Azaranka e Daniela Hantuchova), noi prendiamo l’argento con l’elegante bellezza di Elisa Di Francisca, classe 1983, campionessa olimpica di fioretto, nata a Jesi come Valentina Vezzali ma con una dignità mille volte superiore e con le belle e brave ragazze del beach volley Marta Menegatti e Greta Cicolari, in compagnia di Tania Cagnotto (classe ’85), regina dei tuffi, prima italiana ad aver conquistato una medaglia mondiale; la tennista Flavia Pennetta (classe ’82), prima italiana ad essere riuscita ad entrare nelle Top Ten della classifica mondiale Wta nel 2009 e Silvia Salis, specialista del martello, che a dispetto di ciò che si dice della sua specialità, è davvero un piacere da guardare.
La classifica teorica mostra l’Italia al nono posto del medagliere, con 26 medaglie (di cui 8 d’oro), mentre il Coni si è posto come obbiettivo 25 medaglie.
Ma, come sappiamo, le previsioni hanno sempre un margine di errore.
Soprattutto ci piacerebbe smentire il pronostico degli economisti tedeschi della Università di Bochum, ricavati utilizzando modelli econometrici che prendono in considerazione dati sulla situazione politica, economica, demografica e culturale dei paesi in esame e ci dicono che saremo, alla fine, solo dodicesimi.
Tali studi si basano sulla idea che le nazioni più ricche possono investire somme di denaro maggiori nella preparazione degli atleti e che entrano in gioco altri fattori, come, ad esempio, la popolazione, poiché la Nazioni più popolose hanno più possibilità che emerga un atleta talentuoso all’interno dei loro confini, mentre le condizioni climatiche possono influenzare le possibilità di allenarsi. Anche il sistema politico adottato parrebbe, secondo i tedeschi, avere un influenza decisiva sui risultati sportivi e ad essere avvantaggiati sembrerebbero essere i paesi comunisti o ex comunisti.
Questi calcoli tengono anche conto di emancipazione e di fertilità, di religione e di patriarcato, ma difettano di slancio e fantasia, elementi che certo non ci fanno difetto.

Carlo Di Stanislao