L’insulto naviga in rete (e non solo)

Si insultano reciprocamente sul web Bersani e Grillo, con epiteti antichi (fascista e piduista, rispettivamente), mentre la scatolallia è divenuta preoccupante e non solo in rete e un giornale on-line, denunciato da un ex Pdl di area Scaiola, vince la causa per aver pubblicato un commento, firmato con uno pseudonimo, in cui l’ex uomo politico, […]

Si insultano reciprocamente sul web Bersani e Grillo, con epiteti antichi (fascista e piduista, rispettivamente), mentre la scatolallia è divenuta preoccupante e non solo in rete e un giornale on-line, denunciato da un ex Pdl di area Scaiola, vince la causa per aver pubblicato un commento, firmato con uno pseudonimo, in cui l’ex uomo politico, veniva accusato di “leccaculismo”.

Internet, in generale, e i social network in particolare rappresentano uno strumento meraviglioso per condividere le proprie passioni e formulare le proprie idee, ma oggi, con crescente frequenza, è divenuto il luogo privilegiato per l’insulta grave e sovente gratuito, sopratutto fra ed in ambito politico.

Sempre più spesso le discussioni che nascono sui social network – qualunque sia l’argomento – deragliano con una velocità impressionante verso un percorso disseminato di insulti gratuiti e contraddistinto da una maleducazione e una volgarità insopportabili oltre che ingiustificate.

In questo modo proseguire la discussione su un binario “normale” risulta impossibile, ed è oltremodo frustrante.

E non è, solo Beppe Grillo a fare dell’insulto uno strumento dialettico e muscolare da “hard bollied” di bassa lega, perché spesso è in compagnia di Di Pietro e molti altri, senza distinzione di schieramento e di lateralità.

Perché il punto oggi non è essere di destra, di sinistra, di sopra o di sotto, per la politica tonda o quadrata, per il sistema dei partiti o per quello dei califfati, per il popolo o per la corona: il problema è che chiunque, politici e cittadini frequentatori di social-network, si sentono Unti dall’Alto e l’unica cosa che ti preme è trovare o una piazza colma o una finestra alla quale affacciarti e un editto da proclamare, usando il più possibile la volgarità e l’insulto.

In un articolo di oggi (“Insulto dunque navigo), si ragiona sul fatto che considerare l’insulto come la forma più genuina di democrazia, ed etichettare come pavido chi cerca di essere ragionevole, non è solo irritante: sta diventando rischioso.

Se il capo di un movimento, il segretario di un partito e noti commentatori politici usano l’anatema come normale mezzo di discussione, molti si sentiranno autorizzati a fare altrettanto.

Anzi, essendo semplici cittadini, andranno oltre.

Insultare concorrenti ed avversari è un trucco che i frequentatori dei bar d’Italia conoscevano bene; ma, un tempo, tutto finiva in un brindisi e una risata.

La nuova cattiveria invece aleggia a lungo, come un alito pesante, e accompagna un Paese stanco verso elezioni importanti.

E mentre i capi, i segretari e gli editorialisti si incrociano nelle serate estive, e si sorridono nel gioco delle parti, i loro epigoni trasportano il livore accumulato nei social network, sui blog e nei forum.

Ha detto Eric Schmidt, presidente di Google, all’Aspen Ideas Festival in giugno: «”acciamocene una ragione: l’uno per cento della popolazione è pazzo. Ha vissuto nel seminterrato per anni, e la mamma gli portava ogni giorno da mangiare. Due anni fa la mamma gli ha regalato la connessione a banda larga. Mi chiedo, tuttavia, se sia una consolazione. E se non sia il caso, a questo punto, di parlare con le mamme”.

Ma il fatto è che nel nostro Paese la follia in rete supera di gran lunga l’1% e la protervia con cui la classe politica italiana ha trattato i cittadini ha demolito gli argini, sicchè non c’è da meravigliarsi del “raccolto” a cui, anche in ambito linguistico e dialettico, stiamo assistento.

Un imbarbarimento antropologico che genera una nuova specie di uomo tecnologico, quello webizzato, certamente più ottosu, violento e volgare del suo antenato sapiens sapiens.

Carlo Di Stanislao

Una replica a “L’insulto naviga in rete (e non solo)”

  1. Luca Del Beato ha detto:

    io credevo che gli insulti gravi fossero, aver ridotto pensioni e pensionati, aver dato precarietà certa al lavoro e averne quasi azzerato le possibilità, pensavo che fosse un insulto indurre falsi concorsi a scapito di graduatorie chiare e procedere spediti verso la paralisi della scuola pubblica e controllarla con ispettori senza qualifiche ma con fini precisi, pensavo che insulti fossero far picchiare e incarcerare i cittadini nelle manifestazioni civili, pensavo che insultare volesse dire lavorare per fare una legge elettorale peggiore di una nota già come schifosa, pensavo che ricevere rimborsi elettorali dopo un referendum in cui il 90% s’era espresso con un NO, pensavo che insulto fosse approvare il MES, che insultare significasse acquistare aerei da guerra e tagliare la sanità e umiliare quelli che ti vengono a soccorrere durante le catastrofi, insomma pensavo che insulto fosse un po di tutto questo (e sono stato estremamente sintetico) ma evidentemente sono io a non aver capito niente VEROOOOOOO !?!

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