Caccia al matto

Al pari delle montagne, anche Cesare Battisti e la giustizia italiana rischiano di non incontrarsi mai, aspetto quest’ultimo dal dubbio rilievo soprattutto in un periodo, quale quello attuale, in cui il nostro paese è attanagliato da ben altri tipi di problemi, stretto com’è tra le ganasce di una crisi economica senza precedenti e da una […]

Al pari delle montagne, anche Cesare Battisti e la giustizia italiana rischiano di non incontrarsi mai, aspetto quest’ultimo dal dubbio rilievo soprattutto in un periodo, quale quello attuale, in cui il nostro paese è attanagliato da ben altri tipi di problemi, stretto com’è tra le ganasce di una crisi economica senza precedenti e da una perdita paurosa di valori e punti di riferimento; vero è che i familiari delle vittime dell’ex componente dei Proletari Armati hanno tutto il diritto di far sentire la propria voce e di invocare giustizia nei confronti di un pluriomicida le cui azioni non ammettono giustificazioni di sorta, e tuttavia l’impressione di avere a che fare con una vicenda gonfiata e dalla difficile valutazione stante proprio la sua dubbia consistenza è, per molti osservatori, più fondata che mai. Stupisce, soprattutto, l’accanimento con cui una parte del mondo politico, in particolare alcuni esponenti del centro-destra, ha affrontato il caso- Battisti, scatenando nei confronti di quest’ultimo una autentica caccia all’uomo mediatica, fatta di isterismi e di affermazioni per nulla democratiche e che, come spesso accade in situazioni del genere, ha finito con il sortire risultati decisamente opposti; accade così che nel nostro paese qualcuno ha cominciato ad avanzare dei dubbi su una versione dei fatti finora scodellata a senso unico, mentre all’estero si è formato nel corso degli anni un movimento di opinione, tutt’altro che trascurabile, che tende a presentare Battisti come una sorta di perseguitato politico, dunque di una persona cui il nostro ordinamento giudiziario non sarebbe in grado di garantire un trattamento degno di un essere umano, determinando in tal modo un curioso quanto pernicioso rovesciamento di ruoli, con il carnefice trasformato in vittima e tutti coloro che lo colpevolizzano calati nel ruolo di canaglie.

Vero è che l’intera vicenda, se esaminata soprattutto nelle sue fasi finali, si presenta quantomai ingarbugliata, con un rimpallo continuo di accuse tra le autorità brasiliane e quelle del nostro paese ed un susseguirsi di colpi di scena che hanno caricato gli eventi di una patina romanzesca in cui risulta sempre più arduo individuare con esattezza la realtà mentre il protagonista, ultimamente sparito nel nulla ma solo per lo spazio di poche ore, ha vissuto tutto ciò nell’ambiguo ruolo di spettatore apparentemente disinteressato, quasi annoiato, ma forte di una popolarità che, soprattutto nel Sud America, è in continuo aumento; Battisti è sicuro di sé e ne ha ben donde, se la giustizia locale si è schierata dalla sua parte, e così dopo una breve detenzione in carcere, il 31 dicembre 2010 l’allora presidente Lula Da Silva ha annunciato il rifiuto della sua estradizione in Italia, decisione confermata l’8 giugno 2011 dalla Corte Costituzionale cui ha fatto seguito la scarcerazione dell’ex terrorista. La condanna a titolo di concorso in ben quattro omicidi non è stata dunque motivo sufficiente per le autorità brasiliane per considerare Battisti se non colpevole quanto mai soggetto dal passato “socialmente pericoloso”, mentre in Italia le reazioni di delusione hanno investito una larga fetta della classe politica, e se il Presidente Napolitano con la sua abituale lucidità ha espresso “profonda delusione e contrarietà” e giudicato “incomprensibile” la scelta di Lula, nel centrodestra soprattutto hanno prevalso gli isterismi e le invettive prive quasi tutte del benché minimo senso logico, con la richiesta da parte di alcuni esponenti di interrompere perfino le relazioni commerciali, oltre che diplomatiche, con un colosso che sta vivendo una formidabile fase di sviluppo economico ed in cui non a caso molte aziende italiane hanno da tempo delocalizzato le proprie attività.
La storia in questione, questo è certo, vive di misteri e contraddizioni dalla difficile spiegazione, tanto che Battisti gode in Brasile di una popolarità in continuo aumento mentre per l’opinione pubblica italiana, rincitrullita da vent’anni di berlusconismo e da dieci di grande fratello (impossibile non associare i due fenomeni) l’argomento non sembra rivestire particolare interesse, e se l’ex terrorista ha fatto ingoiare litri di fiele a Gasparri, Cicchitto e La Russa, i politici che hanno più di tutti hanno perorato la causa della sua estradizione, al contempo ha ricevuto numerosi attestati di stima da intellettuali del calibro di Bernard Henri Levy, Daniel Pennac, Gabriel Garcia Marquez e Roberto Saviano.
Contraddittorio, inoltre, è l’atteggiamento che il protagonista ha tenuto negli ultimi tempi, che certo non aiuta a sbrogliare una matassa che assume sempre di più i connotati del grottesco; Battisti, che in più di un’occasione si è dichiarato innocente (aspetto questo cui forse occorrerebbe dedicare più attenzione), si è rivelato con il passare dei mesi un personaggio enigmatico, fatto di una personalità controversa e di dichiarazioni dalla dubbia decifrazione, amante della popolarità ma al contempo sfuggente e per nulla propenso a dichiarare i suoi reali sentimenti, una sorta di cavaliere errante che vive un presente nebuloso e con un futuro tutto da inventare.
Negri, Curcio e Moretti si sono espressi a chiare lettere sulla lotta armata e, pur con differenti sfumature, non hanno mai rinnegato una scelta che ha seminato sangue ed orrore, Battisti per contro vive nell’equivoco, non si è mai soffermato a dovere sulle sue responsabilità né espresso riprovazione per un passato negativo e, consapevole di essere finito sotto i riflettori, sfoggia un modus vivendi distaccato, ironico, quasi di presa in giro, che gli ha consentito finora di dare scacco matto a tutti coloro che hanno provato a ricostruire la sua vicenda.
Un comunicato stampa datato 4 agosto 2012 ci informa che Battisti è scomparso nel nulla, tanto da indurre le autorità brasiliane ad ordinarne le ricerche, ma il protagonista gode di ottima salute e torna alla ribalta con una dichiarazione all’Ansa in cui ha negato di essersi reso irreperibile, trovandosi a Rio alla ricerca di una nuova residenza; la vicenda, già di per sé tragicomica, si tinge ulteriormente di giallo, in attesa di nuovi colpi di scena che sicuramente non si faranno attendere.

Giuseppe Di Braccio