“In una caverna sotto terra viveva uno Hobbit”(J.R.R. Tolkien). Lo Hobbit è qui. L’ora è giunta, non è più tarda. È l’evento più a lungo atteso: il ritorno alla Terra di Mezzo per un nuovo appassionante viaggio di Andata e Ritorno. Siete pronti a immergervi nelle più spettacolari, incredibili e meravigliose sequenze dell’avventura europea più bella e intelligente di sempre, dove i valori universali non negoziabili della vita e della persona vengono celebrati e immortalati in modo così mirabile? La Terra di Mezzo del regista neozelandese Peter Jackson non è mai stata così realistica come nel suo nuovo kolossal in 3D “Lo Hobbit: un Viaggio Inaspettato”(una coproduzione di Nuova Zelanda, Usa e Regno Unito, della durata di 166 minuti, ma c’è anche la versione estesa!) per la fotografia di Andrew Lesnie con Joe Letteri della Weta Digital supervisore agli effetti visivi. La versione “home video” integrerà altri 20-25 minuti
di scene inedite. Un film assolutamente da vedere, per grandi e piccini, nello spirito del libro del professor Tolkien, nei limiti del possibile e dell’immaginabile. Perché l’opera letteraria resta ineguagliabile, insuperabile, irraggiungibile nella sua eterna attualità. L’allegoria del Buongoverno di Lorenzetti docet: ben prima della Compagnia dell’Anello, l’amicizia di pochi si rivelò decisiva per sorti della Terra di Mezzo. Con effetti visivi da Premio Oscar, lo Hobbit promette di far vivere a tutti l’avventura più incredibile di sempre tra le più favolose e spettacolari cornici dei fantastici fuochi d’artificio di Gandalf. Siamo anni luce sopra a qualsiasi altro film del 2012 visto finora. Martin Freeman è l’hobbit Bilbo Baggins che al David Letterman Show di New York, alcuni giorni fa, ha fatto chiaramente intendere quali fossero davvero le reali intenzioni del suo geniale, semplice ed umile personaggio. Proietti anima l’ottimo mago Gandalf conferendo il perfetto tono ieratico degno dello stregone buono del libro. Il nano Thorin ha un bell’arco caratteriale. Francesco Vairano, direttore del doppiaggio e voce di Gollum, Fabrizio Vidale, doppiatore del protagonista Bilbo Baggins e Davide Perino, doppiatore di Frodo, protagonista della trilogia de “Il Signore degli Anelli”. Favolose le sequenze di Bilbo nella caverna di Gollum per il famoso stratagemma degli indovinelli. Grande è la posta in gioco: l’Unico Anello del Potere. I primi 10 minuti del kolossal sono pazzeschi e ci si abitua facilmente a non farne più a meno nel cinema e sugli iPad. Peter Jackson ha studiato un’estetica strepitosa filmando a 48 fotogrammi al secondo per un 3D (Imax e HFR) epocale. Per questo il suo Hobbit è veramente una rivoluzione cinematografica assoluta. Da provare, sperimentare e rivedere anche in 2D! Magistrale, come ne “Il Signore degli Anelli”, la colonna sonora di Howard Shore. La premiere europea di Londra, il 12 Dicembre 2012 (12-12-2012), effettivamente dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, chi conta in Europa e che siamo finalmente entrati nel vivo di un evento sociologico mondiale nel quale rivivremo le gesta di Bilbo, versando fiumi d’inchiostro digitale. Il 22 Settembre è una data importante che segna sul calendario fantastico della Terra di Mezzo, il compleanno di Bilbo e Frodo Baggins, due dei protagonisti del famoso romanzo del professore cattolico britannico J.R.R. Tolkien. Chi è Bilbo Baggins, la cui avventura molti analisti associano metaforicamente alla grande missione del Premier Mario Monti per salvare l’Italia e gli Italiani dai nuovi “barbari” speculatori, dai traditori della patria e dagli euroscettici? Bilbo è l’eroe umile de “Lo Hobbit: La riconquista del Tesoro”, il capolavoro letterario
“prequel” di Tolkien che il regista Peter Jackson, 75 anni dopo la pubblicazione del romanzo, ha magistralmente diretto nella sua nuova trilogia cinematografica (http://the-hobbit-movie.com/; www.thehobbitblog.com/; www.facebook.com/hobbitfilm). È il protagonista del primo capitolo di una nuova trilogia basata sul romanzo del professor Tolkien che definisce gli hobbit “minuscoli esseri dolci come il miele e resistenti come le radici di alberi secolari”, timidi, capaci di “sparire veloci e silenziosi al sopraggiungere di persone indesiderate” con un’arte che sembra magica ma è “unicamente dovuta a un’abilità professionale che l’eredità, la pratica e un’amicizia molto intima con la terra hanno reso inimitabile da parte di razze più grandi e goffe”, quali gli uomini. Gli hobbit, definiti “mezz’uomini” dalle altre genti della Terra di Mezzo, sono contadini che amano la propria terra e le cose che crescono. Essi plasmeranno la fortuna di molti. Anche quella di Peter Jackson, premio Oscar proprio grazie all’acclamata e pluripremiata saga de “Il Signore degli Anelli”, che ha filmato molti dei protagonisti, Gandalf compreso, già presenti nella prima grandiosa trilogia. Avvincenti e spettacolari sono i trailer ufficiali del kolossal che sbarca nei cinema di tutto il mondo il 13 Dicembre 2012 (giovedì). La Warner Bros Pictures Italia distribuisce “Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato”(The Hobbit: An Unexpected Journey) nei cinema italiani in contemporanea con la distribuzione statunitense del film. Nella Terra di Mezzo descritta da Tolkien nel suo romanzo “Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato” e in molti altri racconti (perduti e ritrovati) ogni elemento della natura e ogni personaggio cerca e trova la sua importanza dell’ordine della storia, conferendo agli eventi una fluidità e una coerenza senza pari. L’improvviso viaggio di Bilbo Baggins, senza il cui placet nulla avrebbe mai avuto inizio, coinvolto in un’epica ricerca per reclamare il Regno Nanico di Erebor governato dal terribile drago Smaug, è carico di metafore e misteri dell’eterna lotta tra il bene e il male. Avvicinato dal mago Gandalf il Grigio, Bilbo si ritrova al seguito di tredici nani capeggiati dal leggendario guerriero Thorin Oakenshield (Scudodiquercia). Il viaggio li conduce per terre, valli, montagne, fiumi, boschi, laghi, grotte e cascate brulicanti di pericoli ed avventure, abitate da Goblin, orchi e implacabili Wargs, Giant Spiders, Shapeshifters e stregoni malvagi. Qui Bilbo incontra Gollum, sulle rive di un lago sotterraneo dove trova un “semplice” Anello d’oro legato al destino di tutti gli abitanti della Terra di Mezzo. Diretto da Peter Jackson, il quale ha anche contribuito a scrivere la storia con Fran Walsh, Philippa Boyens e Guillermo del Toro, il film è il primo capitolo di una nuova trilogia che vede protagonisti Hugo Weaving, Elijah Wood, Luke Evans, Orlando Bloom, Cate Blanchett, Benedict Cumberbatch, Martin Freeman, Evangeline Lilly, Ian McKellen e Christopher Lee. Il secondo film “Lo Hobbit: la Desolazione di Smaug” lo vedremo il 13 Dicembre 2013 e il terzo film “Lo Hobbit: la Riconquista del Tesoro” è previsto per l’Estate 2014. Tutti e tre le pellicole usciranno sia in 3D sia in 2D e in alcuni cinema selezionati in IMAX. “In una caverna sotto terra viveva uno Hobbit”. Quando il 21 Settembre 1937 i ragazzi di Sua Maestà nelle librerie britanniche, sfogliando l’ultimo libro pubblicato da Allen & Unwin, all’epoca il maggiore editore del Regno Unito, lessero per la prima volta queste parole, non avevano idea di cosa fosse uno Hobbit. E soprattutto non potevano immaginare che di lì a poco sarebbero stati catturati per sempre (anche se spaventa il “silenzio” dell’arte all’inaugurazione dei Giochi Olimpici di Londra 2012) dal fantastico mondo valoriale della Terra di Mezzo ed avrebbero fatto la conoscenza delle sue straordinarie creature. Il libro in questione era il primo capolavoro frutto della penna di J.R.R. Tolkien, “Lo Hobbit o la Riconquista del Tesoro”. Bilbo Baggins ne era il protagonista. Entro Natale la prima edizione con tutte le sue 1.500 copie, andò esaurita. Molte ristampe furono necessarie per soddisfare le richieste sempre crescenti. Ma non bastarono a saziare l’appetito e la sete dei giovani lettori che nel corso del XX Secolo avrebbero dato vita ad eventi sociologici e culturali senza precedenti prima delle odierne lunghe file agli Apple Store. Così, dopo aver inserito nella seconda edizione de “Lo Hobbit” le modifiche necessarie per l’introduzione di un “sequel”, il Professor Tolkien cominciò a lavorare alla sua opera magna, “Il Signore degli anelli”. E fu proprio grazie a questa trilogia di romanzi che poi “Lo Hobbit” ebbe ancora più successo e divenne uno dei libri più venduti di sempre, con decine di milioni di copie e ben 40 traduzioni (in Italia è edito da Adelphi ed è appena uscita la nuova traduzione per la Bompiani a cura della Società Tolkieniana Italiana). Un romanzo, da leggere e da regalare. Per tutti. Così se oggi si conoscono gli hobbit, piccoli mezz’uomini dai piedi pelosi, dalla fame insaziabile, con una predisposizione naturale alla bonarietà, all’avventura, all’abnegazione, al sacrificio, al lavoro dei campi, e una passione inguaribile per la birra di malto, le bistecche con l’osso e l’erba pipa, è anche grazie alla grandiosa trilogia cinematografica nella quale Peter Jackson racconta le avventure della Compagnia dell’Anello. I tre film della New Line Cinema tratti da “Il Signore degli anelli” hanno spinto gli innumerevoli fan della saga a leggere non solo i tre grandi libri ma anche il loro “prequel”. Anzi, con un percorso inverso rispetto a quello letterario, il successo dei film ha spalancato le porte alla trasposizione in 3D sul grande schermo del primo famoso viaggio del signor Bilbo Baggins, di Gandalf e dei tredici nani: Thorin, Balin,
Dwalin, Fili, Kili, Dori, Nori, Ori, Oin, Gloin, Bifur, Bofur e Bombur. Le decine di “trailer” ufficiali di presentazione del film, in queste magiche settimane, sono un omaggio di Peter Jackson (anche grazie a Facebook) alle decine di milioni di amici di Tolkien e della Terra di Mezzo. Ma non sono certo solo le immagini ufficiali del film a spopolare su Internet. Il popolo della Rete non ha atteso invano e in silenzio l’arrivo di questa nuova avventura. Per ingannare il tempo, leggermente più lento nella Contea, i fan di Tolkien hanno dato vita ad alcuni esilaranti “Progetti” cinematografici fatti in casa. Come il mediometraggio “The Hunt fot Gollum”, un fan movie liberamente ispirato al mondo di Tolkien. Guardarli è il modo migliore per festeggiare Tolkien, il compleanno di Bilbo e Frodo Baggins in questo 75mo anniversario, e il genio di Peter Jackson. Il quale non nasconde il fatto “che ci siano delle ottime possibilità per quanto riguarda gli Oscar tecnici. Ma per il resto, non credo. Speravo potesse essere un anno nel quale avremmo potuto celebrare le capacità recitative di Ian McKellen, Martin Freeman o Andy Serkis, ma sembra che l’Oscar alla recitazione ci abbia sempre evitati, almeno per questo genere di film. Non so perché”. La sequenza degli indovinelli con Serkis nei panni di Gollum è una delle scene di punta dello Hobbit. “È recitazione pura – spiega Jackson in una delle sue infinite interviste per il mondo – c’è il sospetto che tra Andy e il risultato finale ci siano delle altre persone al lavoro. Ovviamente c’è la componente degli effetti visivi: è una creatura in CGI, c’è il compositing, la fotografia. Ma il Motion Capture è così ben sviluppato, ora, che ogni muscolo della faccia di Andy replica il volto di Gollum. E qualsiasi cosa Andy faccia viene tradotta sul corpo di Gollum. E’ la cosa più vicina al makeup digitale. D’altronde anche gli attori tradizionali hanno un aiuto dagli stuntman, dalle controfigure e cose così. Andy non ha una controfigura! Fa tutto da solo”. La situazione con lo Hobbit è molto più complessa di quanto non fosse quella per Il Signore degli Anelli. “È il romanzo il punto di riferimento. Torniamo nella Terra di Mezzo con una storia inedita e personaggi principali praticamente inediti. A parte Gandalf, che torna. È un tono diverso. Voglio dire, Tolkien scrisse Lo Hobbit 20 anni prima del Signore degli Anelli. È all’origine di molti degli eventi che vedremo nel Signore degli Anelli, ma è anche qualcosa di fiabesco, infantile”. Il film presenta un gruppo di nani decisamente selvatici, folli, dal temperamento forte, guerrieri, ma anche “bamboccioni” da cuore semplice e saggi. “Vero! Sì, lo sono, effettivamente! Gli elementi comici sono sempre stati una delle gioie di questo film. Ci hanno permesso di rendere il tutto meno serioso. Il Signore degli Anelli era apocalittico, pesante, il che va benissimo perché il libro è così. Ma anche in questo caso, volevamo essere fedeli allo spirito del romanzo. Lo Hobbit è scritto in modo che per un genitore fosse possibile leggere un capitolo del libro per volta a suo figlio prima di andare a dormire. È episodico, capitolo dopo capitolo. Abbiamo lavorato così anche nel film”. Che dire del lavoro di Del Toro? “Ci sarà sempre un po’ del suo Dna. Abbiamo modificato molto lo script quando sono arrivato io, e anche i design. Ma ci ha lavorato per un anno buono, se non un anno e mezzo. Sono certo che la trilogia sia disseminata dei frutti del suo lavoro. La scena dei giganti di pietra è particolarmente Deltoresca”. Le opere di Tolkien sono una formidabile “centrale elettrica termonucleare” valoriale, come universalmente riconosciuto. La crisi economica che stiamo vivendo in Italia e nel mondo, la peggiore dai tempi di Tolkien, è figlia della crisi dei valori fondamentali “non negoziabili” sui quali è stata edificata nei secoli la nostra Civiltà. Grazie alla Scienza, alla Tecnologia, alla Religione, alle Imprese. Senza le quali oggi non saremmo Liberi. Senza le quali la Politica non avrebbe più alcun senso perché non potrebbe distribuire più nulla. La categoria della “non negoziabilità” è emersa per la prima volta nel Magistero della Chiesa nella “Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica” emanata il 24 Novembre del 2002 dalla Congregazione per la dottrina della fede. La Nota firmata dal cardinale Joseph Ratzinger, nella qualità di Prefetto della Congregazione, venne approvata da Papa Giovanni Paolo II. Nel paragrafo 3
della Nota si ribadisce che “non è compito della Chiesa formulare soluzioni concrete – e meno ancora soluzioni uniche – per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno”. Se però, aggiunge la Nota, il cristiano è tenuto ad “ammettere la legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali”, egli è ugualmente chiamato “a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono negoziabili”. Nel paragrafo 4 della Nota viene ribadito che “la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche si rende possibile solo nella misura in cui trova alla sua base una retta concezione della persona”. Le esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili, nelle quali è in gioco l’essenza dell’ordine morale, che riguarda il bene integrale della persona, sono quelle che emergono nelle leggi civili in materia di aborto e di eutanasia, quelle che concernono la tutela e la promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso, protetta nella sua unità e stabilità ed alla quale non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza; quelle che garantiscono la libertà di educazione ai genitori per i propri figli. Tolkien nelle sue opere sottolinea veracemente ciò che distingue l’uomo dalla bestia. L’esemplificazione ovviamente non è esaustiva. La Nota continua richiamando la tutela sociale dei minori e la liberazione delle vittime dalle moderne forme di schiavitù, come la droga e lo sfruttamento della prostituzione e il traffico degli esseri umani, includendo in questo elenco il diritto alla libertà religiosa e lo sviluppo per un’economia che sia al servizio della persona e del bene comune, nel rispetto della giustizia sociale, del principio di solidarietà umana e di quello di sussidiarietà. E il grande tema della pace, tanto caro a Tolkien. Non deve destare meraviglia il fatto che l’espressione principi “non negoziabili”, elaborata da Joseph Ratzinger Cardinale, sia stata da allora ripresa molte volte da Joseph Ratzinger come Papa Benedetto XVI. E, ovviamente, in tanti altri documenti del Magistero, fino al punto che tale espressione è ormai divenuta frequente ogni qual volta si discuta sulle posizioni in merito alle quali la Chiesa e i cristiani non possono e non devono transigere. È chiaro che l’ammonimento del Papa a difendere fino i fondo questi principi è rivolto in primo luogo ai cattolici che partecipano alla vita politica ma anche culturale ed artistica. Non solo gli attori, ma soprattutto i giuristi debbono sentirsi anche loro destinatari di un invito così autorevole. I giuristi non solo possono, ma devono assumere i principi indicati da Papa Benedetto XVI: la promozione del bene comune, l’impegno per la pace, la difesa della vita e della famiglia, il pieno riconoscimento della libertà di educazione, come giuridicamente non negoziabili e assimilarli a quei principi che, nel loro lessico tradizionale, costituiscono l’ossatura del Diritto Naturale.
Ai giuristi, com’è stato sapientemente ricordato, è infatti sufficiente rilevare che, se non si assumono questi principi come non negoziabili, la costruzione di un qualsivoglia sistema giuridico diviene impossibile. La stessa Pace sarebbe minacciata come nella Terra di Mezzo. Un potere rescisso dal bene comune può pure imporsi sulla faccia della Terra (e storicamente si è imposto innumerevoli volte) ma non come ordinante e pacificante secondo quella che è la vocazione del Diritto, bensì nella sua dimensione di forza bruta e cieca come nella Terra di Mezzo grazie all’Anello del Potere, l’Unico. Se la vita non è tutelata giuridicamente dal suo inizio fino alla sua fine naturale, l’esistenza della persona cade inevitabilmente nelle mani di poteri oscuri, commerciali, a-politici, governati dalla logica glaciale della funzionalità riproduttiva e mercantile. Finiremmo tutti nelle fauci del drago Smaug o tra le fiamme del monte Fato senza neppure accorgercene. Se la famiglia non viene riconosciuta come l’ordine antropologico primario, antecedente a qualsivoglia ordine politico e ideologico, perché, a differenza di questi, è dotato di una naturalità non convenzionale, l’identità personale di ogni essere umano diviene evanescente e cade nella disponibilità delle forze oscure occasionalmente prevalenti. Se si nega ai genitori la libertà di educare ai propri valori i figli per affidarla unicamente allo Stato, all’Unico Anello, la formazione delle nuove generazioni verrà inevitabilmente modellata sui paradigmi impersonali della politica mercantile e del relativismo, e non su quelli personali dell’unico luogo, cioè il contesto familiare di un Uomo e di una Donna, nel quale l’individuo può farsi riconoscere e riconoscere l’altro come “persona” in una logica di comunicazione totale. Negoziare su tali principi implica mettere in discussione non opzioni individuali per il bene (cosa che è sempre, in linea di principio, lecita) ma l’esistenza stessa di un bene umano universale al quale tutte le persone hanno il diritto di attingere. Il rispetto delle diversità nelle persone e negli esseri viventi, come accade nella Terra di Mezzo, non è affatto in discussione. Anzi, si rafforza autenticamente nella reciproca e palese assunzione di responsabilità morale, etica e sociale verso l’obiettivo primario della tutela della Vita. Se è diverso l’orientamento al bene umano proprio dei politici, rispetto a quello proprio dei giuristi e degli artisti, non può essere diverso l’impegno di testimonianza che nei confronti del bene devono assumere gli uni e gli altri. La Terra di Mezzo sarà riappacificata solo moltissimi anni dopo la prima avventura di Bilbo Baggins. Grazie agli hobbit che rinunciarono al loro solipsismo per abbracciare il destino di molte altre razze. Sulla nostra Terra, fino a prova contraria, abita una sola razza. Quella Umana. Esistono forse altri mondi negli infiniti spazi intergalattici dove persone dello stesso sesso contraggono matrimonio per la riproduzione e l’educazione della prole? DIO in Persona lo ha espressamente e categoricamente vietato, a meno di voler ritenere nulli i Suoi Comandamenti e la Sua Alleanza con gli abitanti della nostra Terra. Il che decreterebbe, molto
probabilmente, delle spiacevoli conseguenze come la Storia dimostra nei fatti. La coerenza eucaristica che il Papa cita come ammonimento ai credenti, va tradotta e professata dai giuristi e dagli artisti cattolici come una vera e propria coerenza antropologica, sociale, economica e culturale o, se si vuole, di servizio limpido e infaticabile al bene dell’Uomo nella Verità. Il fatto che l’Europa oggi non sia più al centro dell’universo mondo culturale, politico, economico e finanziario è direttamente proporzionale alla sua decadenza valoriale etica e morale! Tolkien edificò la sua Terra di Mezzo nel bel mezzo della più cruenta e folle Guerra Civile Europea dei Trent’anni (1915-1945), non soltanto per scrivere la più bella storia di sempre (all’epoca, pensate, noi Europei eravamo ancora il centro del mondo, nel bene e nel male) ma per salvare quella fioca luce vitale cristiana di Amore e di Speranza per un mondo migliore, quando le tenebre di un mondo impazzito ed alla rovescia rischiarono di travolgere selvaggiamente tutto e tutti per sempre. Se si vuole salvare la Civiltà, non c’è altra via percorribile verso la Pace.
Nicola Facciolini