Scandali e rumori diversi

Alcuni fatti fanno più rumore di altri e, in queste ore, fanno rumore il crollo progressivo di MPS (che però oggi si rialza in borsa) e l’arresto, in Portogallo, di Corona che, ha dichiarato dopo l’estradizione concessa dal tribunale di Lisbona, che vorrebbe esser giudicato “da cittadino libero e con diritti umani“, trasformando anche questo […]

Alcuni fatti fanno più rumore di altri e, in queste ore, fanno rumore il crollo progressivo di MPS (che però oggi si rialza in borsa) e l’arresto, in Portogallo, di Corona che, ha dichiarato dopo l’estradizione concessa dal tribunale di Lisbona, che vorrebbe esser giudicato “da cittadino libero e con diritti umani“, trasformando anche questo squallido epilogo di una vita “al massimo”, in un evento mediatico, come lo erano stati, nel recente passato, fatti grigi come  l’affidamento ai servizi sociali dopo le condanne dei tribunali di Milano e Torino e, nel dicembre del 2012, poiché  aveva violato l’affidamento in prova andando a Roma senza avvisare i servizi, l’ordine di non spostarsi da Milano.

Specchio deformato e per certi versi grottesco del materialismo edonistico di questi tempi, Corona sembra essere pericoloso quanto un serial killer e fa da paravento alle vere preoccupazioni e responsabilità dello scandalo crescente MPS, con D’Alema e Bersani che si chiamano fuori e Monti che specifica che non vi sono stati aiuti di stato.

Il lisboeta “Correio da Manha”, tra le più note testate portoghesi, racconta del “Paparazzo condannato per estorsione, spontaneamente consegnatosi alle autorità portoghesi, che insieme agli investigatori di Milano e all’Interpol, erano già da martedì sulle sue tracce”. Alcuni siti francesi hanno diffuso la notizia della sua cattura, senza mancare di citare il calciatore francese David Trezeguet, vittima dell’estorsione per cui Corona dovrà scontare cinque anni in prigione. La Bbc ha, infine, lasciato spiegare al proprio inviato a Roma, Alan Johnston, come “the king of Italy’s Paparazzi”, fosse una figura di spicco della stampa scandalistica dell’impero mediatico dell’ex-primo ministro Silvio Berlusconi.

Quanto allo scandalo MPS entra pesantemente nella campagna elettorale e scuote la politica, investendo anche il premier Mario Monti e il Pd.

Monti, che ieri aveva invitato a “sottrarre Mps dalla confusione che è stata creata per evidenti ragioni” e annunciato che il governo riferirà in Parlamento, oggi entra a gamba tesa nella polemica e attacca duramente il Pd, che avrebbe “avuto molta influenza” in questa vicenda, aggiungendo, dai microfoni di Radio Anch’io, che non intende però criticare Bersani, bensì “il fenomeno storico della commistione fra banca e politica che va ulteriormente sradicato” perché è una “brutta bestia”.

Si difende anche Bankitalia con il governatore Visco che oggi ricorda come il suo Istituto aveva indicato la necessità di nuovo capitale per la banca senese ed aggiunto che “sbaglia chi adombra mancanza di supervisione” da parte della Banca d’Italia, che invece “non ha nulla da nascondere”.

Intanto a gettare benzina sul fuoco è Nichi Vendola, leader del Sel, che dice, in risposta a Monti,  che questi, sulla questione, “farebbe bene a tacere”,  sottolineando che per anni il centrosinistra ha denunciato i rischi “della finanza dei derivati e non ha mai avuto in Monti un interlocutore attento”.

Scende in campo anche il Pdl e le sue frammentazioni, con Tremonti (ora capo della lista leghista) che chiede spiegazioni, Alfano che attacca Monti e la sinistra e Gasparri che considera uno “scaricabarile indecoroso” il rimpallo fra Monti e Bersani.

Intanto  Alessandro Profumo, presidente di Mps, parlando all’assemblea straordinaria degli azionisti della banca senese convocata per dare via libera ai Monti-bond da 3,9 miliardi, utili per riportare equilibrio nel patrimoni, ha rassicurato tutti e detto: “Dall’aprile scorso, quando si è insediato, il cda sta lavorando intensamente”, sicché “il Monte rappresenta una grande azienda del Paese”, con 31.000 dipendenti e 6 milioni di clienti che certamente reggerà all’urto.

E gli investitori paiono crederci perché, dopo una perdita del 20% in quattro giorni, il titolo è adesso scambiato in borsa con un più del 10%.

E mentre tutti i media si concentrano su Corona ed MPS, passa inosservato lo scandalo del fallimento della Deiulemar, crack che ha coinvolto circa 13mila risparmiatori che avevano investito nella compagnia armatrice più di 720 milioni di euro sottoscrivendo obbligazioniirregolari perché avvenute al di fuori dei canali bancari e non autorizzati dalla Banca d’Italia.

Una pratica già denunciata, ma dai soli quotidiani locali, già ad inizio del mese e che stava in piedi abbastanza bene fino a quando la crisi economica e dei noli non ha travolto la ditta armatrice con sede a Torre Del Greco

In sostanza – come spiega Il Fatto Quotidiano – contemporaneamente ai certificati obbligazionari regolarmente emessi, l’impresa e i suoi amministratori avevano iniziato a rilasciare titoli simili ad obbligazioni al portatore, intestati alla società e da essa regolarmente onorati fino a poche settimane prime che scoppiasse il caso. Tuttavia, la suddetta emissione avveniva senza tener conto delle norme sulle emissioni e, sulla base di quanto emerso nel corso delle indagini, al di fuori dai bilanci della società stessa, visto che i certificati “irregolari” risultavano essere identici a quelli “regolari” sia come a scadenza (fine 2018) e che come intestazione e modalità di pagamento, al netto, (essendo a carico dell’emittente la trattenuta fiscale). Titoli di credito che comunque sono stati riconosciuti dal Giudice fallimentare e che ora potranno essere ammessi alla procedura di liquidazione affinché gli obbligazionisti possano vedersi riconoscere, se non tutto l’investimento iniziale, almeno una buona parte.

Ma con una procedura lunga e complessa, che dovrà tenere conto dei vari gradi di privilegio fra i creditori (Stato, banche, dipendenti, ecc.) per cui non è detto che gli obbligazionisti riceveranno alla fine il 100% di quanto investito.

Certo i risparmiatori in ogni caso, potranno valersi anche sugli organi preposti al controllo e alla vigilanza, quali Consob e Bankitalia, oltre alla società di revisione KPMG che, nonostante fosse a conoscenza delle rilevanti e irregolari operazioni fuori bilancio attraverso l’emissione di obbligazioni, non ha proceduto nel denunciare l’anomalia.

KPMG è già stata chiamata in causa e, qualora venisse riconosciuta la sua responsabilità, gli interessati potranno costituirsi parte civile pretendendo un congruo risarcimento anche da lì. Niente, per ora, circa Bankitalia, che, comunque, non ha mosso un dito per denunciare l’anomalia.

Carlo Di Stanislao