Il Cavaliere per la rimonta

Ha ragione Andrea Gangimi: Olli Rehn che degrada l’Italia berlusconiana ad esempio negativo, ha fatto strame del proprio ruolo istituzionale entrando a gamba tesa nella campagna elettorale italiana, ma poteva permetterselo, poiché non da oggi e pubblicamente non apprezza le scelte e le inversioni (anche calcistiche, con l’ultimo caso “Balotelli) di Silvio Berlusconi, con lettera […]

Ha ragione Andrea Gangimi: Olli Rehn che degrada l’Italia berlusconiana ad esempio negativo, ha fatto strame del proprio ruolo istituzionale entrando a gamba tesa nella campagna elettorale italiana, ma poteva permetterselo, poiché non da oggi e pubblicamente non apprezza le scelte e le inversioni (anche calcistiche, con l’ultimo caso “Balotelli) di Silvio Berlusconi, con lettera con cui (a tre mesi di distanza da analoga missiva della Bce) la Commissione europea da lui presieduta, nel novembre 2011, dettava all’Italia le riforme da approvare a tambur battente, al termine di un anno in cui il governo Berlusconi aveva varato ben cinque, onerosissime, manovre economiche, rivelatesi del tutto inefficaci.
Con la sua dichiarazione il commissario europeo ha voluto implementare la memoria, cercando di ricordare a tutti che ” L’Italia aveva preso impegni di consolidamento di bilancio nell’estate 2011 per facilitare l’intervento Bce nel mercato secondario per acquistare titoli di Stato: quando il governo Berlusconi decise di non rispettare più gli impegni assunti il costo del finanziamento per lo Stato è aumentato soffocando la crescita dell’Italia, poi con la formazione del governo Monti la situazione si è stabilizzata”.
“Damnatio memoriae” è una locuzione latina che significa letteralmente ‘condanna della memoria’ e, nel diritto romano, indicava una pena consistente nella cancellazione della memoria di una persona e nella distruzione di qualsiasi traccia potesse tramandarla ai posteri., una pena particolarmente aspra riservata agli hostes, ossia ai peggiori nemici di Roma e del Senato. Ora, con i mezzi di comunicazione odierni è oltremodo complicato operare una effettiva “damnatio memoriae” in senso stretto contro i “nemici” politici e, per la stragrande maggioranza dei popolari europei, il nemico giurato di oggi, in Italia, è Berlusconi che, nel frattempo, fa saltare il confronto televisivo tra i candidati premier prevista per sabato su Rai1, tirando in ballo l’obbiezione che il regolamento della Commissione di Vigilanza prevede che sia riservato uno spazio ai leader delle coalizioni e dunque non a Beppe Grillo, Antonio Ingroia e Oscar Giannino. Silvio Berlusconi è contrario al faccia a faccia a sei e preferisce scontri in diretta, uno contro uno, mentre Bersani replica baldanzoso: “”Se il confronto tv a 6 fra i candidati alle elezioni non si può fare in Rai vado a Sky”.
Oscar Giannino commenta dicendo che il Cavaliere ha paura e Antonio Ingroia (attaccato duramente dalla collega Bocassinio, perché si è paragonato a Falcone) dichiara: “‘Riteniamo sia equo rispettare i diritti di tutti e che quindi vi sia “un confronto fra tutti”. E chiosa: “Mi sembra che chi vuole sfuggire al confronto sia Berlusconi, forse per paura di confrontarsi con me”.
Intanto anche il calcio è usato in campagna elettorale e Barbara Berlusconi dichiara a proposito della’acquisto di Balotelli (per 20 milioni): “il Milan può, come sempre, investire cifre importanti per l’acquisto dei giocatori” ed aggiunge: “la nostra società ha, da circa un anno, messo in atto una profonda riorganizzazione dei costi e degli investimenti”. È un’opera di razionalizzazione che è costata certo sacrifici, ma che oggi ci consente di liberare risorse che possono essere investite non solo per l’ingaggio dei giocatori ma anche per il posizionamento del brand e per il miglioramento delle strutture”.
Quindici giorni or sono, ad Antenna 3, proprio il presidente Berlusconi era arrivato a definire Balotelli: “una mela marcia che può intaccare lo spogliatoio”. Ma evidentemente si trattava di dichiarazioni di circostanza fatte per evitare che il prezzo richiesto dal City per il suo cartellino, che era inizialmente di 37 milioni di euro, potesse salire ulteriormente.
Molti credono che l’acquisto di Supermario (sarà una sorta di destino questo nome lungo la strada del Cavalere?) ne possa portare vantaggi al presidente del Milan anche nelle elezioni che sono ormai imminenti, ma di diverso avviso sembra essere il suo principale avversario, il leader del Pd, Pierluigi Bersani, che ha approfittato di questo importante evento per attaccare attraverso il suo profilo Twitter Berlusconi: “Ognuno fa campagna elettorale come crede: oggi ho incontrato la gente. Berlusconi ha trattato per Balotelli”.
Comunque, l’acquisto del campione della “pedata”, per Mentana è un “regalo prezioso” e per il giornale di famiglia Libero, può valere due punti percentuali nei collegi lombardi.
Ora il Silvio nazionale, per motivare e spronare i suoi, annuncia pomposamente: “La grande rimonta è cominciata. I nostri avversari, che si illudevano di aver già vinto le elezioni, andranno incontro ad un’ennesima cocente delusione”. Quindi l’idea “geniale”, lo strumento per chiudere definitivamente la partita con i comunisti sulla via di Caporetto: “Il team della rimonta”. Scrive il Cav: ”Riunire 10 amici, che ci credono come ci crediamo tu e io, e costituire con loro un “team della rimonta”. Ognuno di questi amici dovrà a sua volta contattare 10 altri amici, che sono ad oggi ancora incerti…”.
Scrive Paiola Fusani su l’Unità, fotogrammi di una cerimonia già vista che sembra un rito stanco, con lo stesso ‘94: uno svantaggio da recuperare sull’avversario. Il fatto è che quella volta (e non solo), il rito è riuscito.
Lo scorso 26, a Milano, dopo due ore sul palco tra analisi politiche e cabaret – Berlusconi ha quasi un mancamento. Lo sorregge Alfano, Annagrazia Calabria gli porge una caramella, Roberto Gasparotti tiene lontana le gente per non fargli mancare l’aria. Poi si riprende, pimpante come prima e si schernisce, dicendo: “sono un vecchio nonno, ma sto bene”.
All’uscita, intanto, volontari distribuiscono a tutti il kit del candidato: c’è lo schema delle riforme fatte dai suoi governi, una copia dei due contratti stipulati con gli italiani nel 2001 e nel 2008 e un elenco delle attività da svolgere sul territorio.
Nel frattempo il gap che lo separa dal Pd si accorcia e ora, secondo Alfano, bisogna recuperare solo 4 punti: 0,1 al giorno e la cosa appare sempre meno impossibile. Anche perché l’Italia non solo sempre più pare l’espressione geografica del principe di Metternich, ma è anche patologicamente priva di memoria e per niente incline ad alcun vero cambiamento, ma cronicamente portata a premiare quella classe politica che, senza alcun criterio ideale o pratico, distribuisce soldi in modo da soddisfare le esigenze effettive, i sogni, le ubbie, dei mille localismi, dei mille luoghi e interessi particolari in cui ormai sempre più consiste il Paese.

Carlo Di Stanislao