Il Very Large Telescope scopre il buco nero gigante pieno di polvere degno della potenza di Superman

“Limitare la nostra attenzione a questioni terrestri equivarrebbe a fissare dei confini allo spirito umano”(Stephen Hawking). Stelle nere, Supermesoni, Nuclei Galattici Attivi, Bosoni di Higgs, Neutrini, Superquark e Superman hanno più cose in comune di quanto la fantasia lasci lontanamente supporre. Gli astronomi dell’Interferometro del Very Large Telescope dell’ESO hanno raccolto le più dettagliate osservazioni […]

“Limitare la nostra attenzione a questioni terrestri equivarrebbe a fissare dei confini allo spirito umano”(Stephen Hawking). Stelle nere, Supermesoni, Nuclei Galattici Attivi, Bosoni di Higgs, Neutrini, Superquark e Superman hanno più cose in comune di quanto la fantasia lasci lontanamente supporre. Gli astronomi dell’Interferometro del Very Large Telescope dell’ESO hanno raccolto le più dettagliate osservazioni di sempre sulla polvere cosmica che circonda l’enorme stella nera al centro della galassia attiva NGC3783. Invece di trovare la materia polverizzata incandescente disposta in un toroide a forma di ciambella intorno al buco nero, come si aspettavano, gli scienziati oggi osservano ben altro e ritengono che la gran parte della polvere si trovi al di sopra e al di sotto del toroide. Le nuove osservazioni del VLT mostrano che la massa viene spinta via dalla singolarità quantistica sotto forma di vento freddo. È una scoperta sorprendente che sfida le teorie correnti dei meccanismi di evoluzione e interazione dei buchi neri supermassicci con l’ambiente circostante. Negli ultimi vent’anni gli astronomi hanno scoperto che quasi tutte le galassie ospitano un’enorme stella nera al centro, molto più potente della singolarità creata artificialmente su Metropolis nel kolossal “Man of Steel” di Zac Snyder. Alcuni di questi buchi neri naturali crescono attirando, sminuzzando e fagocitando la materia per creare, in questo processo, gli oggetti più energetici di tutto l’Universo: i Nuclei Galattici Attivi (AGN, ossia Active Galactic Nuclei). Le regioni centrali di queste brillanti macchine energetiche supergravitazionali e supermagnetiche sono circondate da ciambelle di polvere cosmica trascinata dallo spazio circostante, in modo simile a come si formano i piccoli vortici d’acqua di un lavandino. La polvere cosmica è formata da grani di silicati e grafite, minerali abbondanti anche sulla Terra. La fuliggine di una candela è molto simile alla polvere cosmica di grafite, anche se i suoi grani sono almeno dieci volte più grandi della dimensione tipica della grafite cosmica. Si pensava che la maggior parte dell’elevata radiazione infrarossa proveniente dai Nuclei Galattici Attivi avesse origine in queste ciambelle attraversate da Superman nel suo lungo viaggio verso la Terra dal pianeta Krypton. Ma le nuove osservazioni della vicina galassia attiva NGC3783, grazie alla potenza dell’Interferometro del Very Large Telescope europeo (VLTI) dell’Osservatorio ESO sul Paranal in Cile, hanno sorpreso la comunità scientifica internazionale. Il VLTI è formato da una combinazione dei quattro “Unit Telescope” da 8,2 metri del VLT o dei quattro “Auxiliary Telescope” mobili da 1,8 metri di diametro. Sfrutta una tecnica nota come Interferometria che consente a strumenti sofisticati di combinare la luce cosmica raccolta da diversi telescopi in un’unica immagine ottica, migliorando notevolmente il livello di dettaglio misurabile nelle osservazioni risultanti e paragonabile alla risoluzione di un telescopio spaziale con un diametro di più di 130 metri. Anche se la polvere calda, con temperature comprese tra i 700 e i 1000 gradi centigradi, forma davvero un toroide come previsto, gli astronomi dell’ESO hanno effettivamente osservato enormi quantità di polvere più fredda al di sopra e al di sotto del toro principale che circonda il buco nero di NGC3783. La polvere più calda è stata studiata con lo strumento AMBER del VLTI a lunghezze d’onda del vicino infrarosso, mentre le nuove osservazioni del nuovo studio fanno uso dello strumento MIDI a lunghezze d’onda tra 8 e 13 micron, nel medio infrarosso. “Siamo riusciti a combinare per la prima volta le osservazioni dettagliate nel medio infrarosso della polvere fredda – spiega Sebastian Hönig della University of California di Santa Barbara (Usa) e della Christian Albrechts Universität zu Kiel (Germania), primo autore dell’articolo “Dust in the Polar Region as a Major Contributor to the Infrared Emission of Active Galactic Nuclei”, di S. Hönig et al., pubblicato dalla rivista Astrophysical Journal il 20 Giugno 2013 – che a temperatura ambiente circonda l’AGN, con osservazioni altrettanto dettagliate della polvere molto calda. Questo è anche il campione più grande finora pubblicato di osservazioni interferometriche infrarosse di un AGN”. L’equipe è composta da S.F.Hönig (University of California in Santa Barbara, USA [UCSB]; Christian Albrechts della Universität zu Kiel, Germania), M. Kishimoto (Max-Planck-Institut für Radioastronomie, Bonn, Germania [MPIfR]), K.R.W. Tristram (MPIfR), M.A. Prieto (Instituto de Astrofísica de Canarias, Tenerife, Spagna), P. Gandhi (Institute of Space and Astronautical Science, Kanawaga, Giappone; University of Durham, Regno Unito), D. Asmus (MPIfR), R. Antonucci (UCSB), L. Burtscher (Max-Planck-Institut für extraterrestrische Physik, Garching, Germania), W.J. Duschl (Institut für Theoretische Physik und Astrophysik, Christian-Albrechts-Universität zu Kiel, Germania) e G. Weigelt (MPIfR). La polvere appena scoperta forma un vento freddo che, allontanandosi dal buco nero, deve svolgere un ruolo importante nella complessa interazione tra la stella nera e il suo ambiente. Il buco nero alimenta il suo appetito insaziabile con il materiale che lo circonda, ma la radiazione intensa che produce sembra soffiare via il lauto pasto cosmico. Non è chiaro ancora come questi due processi funzionino simultaneamente e permettano ai buchi neri supermassicci di crescere ed evolvere all’interno delle galassie. Certamente, la presenza di un vento di polvere aggiunge un nuovo tassello al rompicapo del banchetto cosmico. “Combinando la sensibilità di prima classe dei grandi specchi del VLT per mezzo dell’Interferometria – rivela Gerd Weigelt del Max-Planck-Institut für Radioastronomie di Bonn (Germania) – siamo in grado di raccogliere abbastanza luce per osservare oggetti deboli. Questo ci consente di studiare una regione piccola come la distanza tra il Sole e la stella più vicina, in una galassia lontana decine di milioni di anni luce da noi. Nessun altro sistema ottico o infrarosso al mondo è in grado oggi di fare altrettanto”. Le nuove osservazioni potrebbero rivoluzionare la nostra comprensione dei Nuclei Galattici Attici, poiché sono la prova diretta che la polvere viene spinta via dall’intensa radiazione della stella nera. I modelli di distribuzione della polvere e della crescita ed evoluzione dei buchi neri, devono ora tener conto di questo effetto appena scoperto. “Non vedo l’ora che arrivi MATISSE – osserva Hönig – che ci permetterà di combinare tutti e quattro i telescopi UT del VLT per osservare simultaneamente nell’infrarosso vicino e medio, offrendoci così dati molto più dettagliati”. MATISSE, uno strumento di seconda generazione per il VLTI, è attualmente in costruzione. Sappiamo che dalla forza gravitazionale dei buchi neri non c’è salvezza. Il punto di non ritorno di ogni stella nera è quel luogo oltre il quale non è più possibile tornare indietro prima che la singolarità quantistica ci faccia a pezzi. In astrofisica è chiamato “Orizzonte degli Eventi”, una regione dove la gravità intrappola nella sua morsa fatale tutto quel che incontra. Alcuni scienziati pensano che, entrando in orbita attorno a un buco nero, si possa sopravvivere, fermando il tempo e producendo immense quantità di energia che avrebbero certamente salvato la civiltà di Krypton dalla catastrofe. In climatologia l’orizzonte degli eventi è il raggiungimento di una concentrazione critica di gas serra in atmosfera, responsabile del surriscaldamento irreversibile della Terra. Nelle vicende umane è il momento in cui si comprende la Legge inesorabile del “divenire” che ha un’unica direzione nello spaziotempo, almeno nel nostro Universo. Il Cristianesimo inonda di valori anche i capolavori cinematografici come Star Trek e Star Wars. Ora pare che la Chiesa Cattolica voglia benedire anche il kolossal L’Uomo d’Acciaio (wwws.warnerbros.it/manofsteel/index.html) il nuovo Superman cinematografico A.D. 2013 di Zac Snyder, prodotto da C. Nolan. Musiche di Hans Zimmer. Nel suo nuovo film Man of Steel, in 3D e 2D, nei cinema italiani da Giovedì 20 Giugno 2013, il regista americano Snyder rinnova profondamente i contenuti della saga del supereroe extraterrestre mediante una sorprendente metamorfosi inattesa. Intere generazioni di giovani sono rimasti “folgorati” dalle mirabolanti avventure del loro supereroe positivo preferito, in tuta blu elettrico e mantello rosso spiegato al vento interstellare. Il Cinema lo ha fatto suo fin dal 1948 con visioni e tentativi più o meno riusciti. Ora si affronta di nuovo la sfida, affidandola a un regista visionario come Zac Snyder attorniato da un cast più che eccellente. Pur dispiegando grandi mezzi spettacolari, il nuovo Superman si allontana subito dai tradizionali stereotipi, concentrandosi sulla dimensione umana di un giovane uomo che si scopre “diverso” da tutti gli altri sulla faccia della Terra. Al quale il britannico Henry Cavill offre uno spessore meno muscolare e più riflessivo. Snyder lo precisa alla presentazione del suo kolossal al pubblico. “Non abbiamo voluto chiamare il film Superman ma L’uomo d’Acciaio, semplicemente perché ci interessava mettere prima la parola Uomo. Abbiamo voluto andare oltre i canoni rigidi della mitologia, tornare indietro nel tempo per capire la sua natura soprannaturale, come scopre la missione affidatagli dal padre Jor-El prima che Krypton, il loro pianeta, imploda”. Nel pantheon dei supereroi, Superman è il personaggio più riconoscibile e riverito di tutti i tempi. Clark Kent/Kal-El (Henry Cavill) è un giovane intorno ai vent’anni che si sente rivestito dai suoi poteri che oltrepassano qualsiasi immaginazione. Trasportato tempo fa sulla Terra da Krypton, un pianeta morente tecnologicamente avanzato, il giovane Clark è attanagliato dalla domanda:”Perché sono finito quaggiù?”. Plasmato dai valori cristiani dei suoi genitori adottivi, Martha (Diane Lane) e Jonathan Kent (Kevin Costner), Clark scopre che l’avere delle straordinarie abilità conduce a dover intraprendere delle difficili decisioni. E quando il mondo è in estremo bisogno di Pace, ecco sorgere una minaccia ancor più grande. Clark dovrà diventare l’Uomo d’Acciaio per proteggere le persone che ama e per ergersi a salvatore del genere umano. Oltre a Henry Cavill, nel cast anche Amy Adams, Russell Crowe, Diane Lane, Kevin Costner, Michael Shannon, Antje Traue, Ayelet Zurer e Laurence Fishburne. Numerosi i momenti del film in cui Kal-El, di superacciaio sì, ma con un cuore puro ultraterreno non tanto simile al nostro, s’interroga dubbioso. E lui stesso spiega perché è arrivato sul nostro pianeta, diffidente, per difenderci dalla guerra che il generale Zod, kryptoniano pervertito, ha scatenato contro di noi, la razza umana della Terra antica colonia di Krypton. Superman ora intende offrire la Speranza agli uomini. Quella “S” sul suo splendido costume, prima di indicare chi sia, simboleggia il motivo del suo essere qui sulla Terra. Una dimensione per alcuni decisamente cristologica. Anche ribadita dallo stesso Snyder e da molti dialoghi della sceneggiatura. “Mio padre pensava che se il mondo avesse scoperto chi ero, mi avrebbero respinto. Era convinto che il mondo non fosse pronto” – confessa il nuovo Superman che prima di iniziare la battaglia decisiva, dopo aver salutato i genitori terrestri adottivi, entra in una chiesa cristiana e dialoga con un sacerdote per trovare la luce e spazzare via ogni sua oscurità, ai piedi del Cristo sofferente. Tutti i protagonisti dell’Uomo d’Acciaio sono impegnati a ribadire il valore centrale della famiglia e della nascita naturale: nel mondo in guerra da cui Superman è partito e su quello in cui, incompreso e solo, è involontariamente arrivato, ha senso solo il matrimonio tra un uomo e una donna. Il campione della Dc Comics sul grande schermo aspira a diventare una figura cristologica, non più mitologica: un alieno “buono” proveniente dall’ormai distrutto pianeta Krypton guiderà gli umani alla salvezza, offrendo la sua speranza. L’incipit del film è straordinario: assistiamo alla nascita naturale di Jor-El. Il nuovo Ordine Mondiale sulla Terra, aspetta forse un extraterrestre così potente e benigno? L’approfondimento psicologico nelle produzioni di Christopher Nolan e David S. Goyer appaiono superate e travolte decisamente dalle superbe scene di combattimento e dalla magnifica colonna sonora. L’Uomo d’Acciaio creato da Snyder è una figura problematica e carismatica, un eroe con la nostra “S” di Speranza che deve ancora meritarsi la fiducia del mondo. Lo stesso vale per il palestrato europeo Henry Cavill in cerca di vocazione. Dimostrare di saper portare il mantello di Superman può bastare a conquistare il cuore dei giovani fan? Il nemico di sempre è il pervertitore generale Zod, interpretato da Michael Shannon e ripreso dalle precedenti pellicole. Il rivoluzionario kryptoniano incarna l’extraterrestre spietato che non ti sogni mai di incontrare neppure nel peggiore degli incubi. Perché vuole distruggere l’umanità per davvero, ricreando Krypton sulla Terra, come già stanno facendo il sesso, il potere e i soldi da migliaia di anni. Alla fine le sue motivazioni saranno tanto incomprensibili quanto assurde come quelle di tutti gli altri pazzi del Male nella Storia dell’umanità terrestre. E Superman sarà costretto a trasgredire il Comandamento supremo universale di “Non Uccidere” che per 100mila anni aveva governato la morale e l’etica su Krypton. L’ambiente familiare ha sempre avuto un grande peso sul giovane Clark-Kal di Snyder: se da un lato ci sono i genitori adottivi che l’hanno cresciuto, i Kent, dall’altro ci sono quelli biologici che gli hanno donato una pesante eredità, gli El. Sulla Terra oggi vivono 169 milioni di orfani che aspettano dei genitori veri. Un uomo e una donna perché “maschio e femmina li creò”(Genesi 1,27). Ne L’Uomo d’Acciaio le due figure di Jonathan Kent (Kevin Costner) e Jor-El (Russell Crowe) vengono profondamente aggiornate. È un film d’azione ma anche d’amore. E di spettacolare e suggestiva lezione. Chi si aspetta un combattimento di Superman alla vecchia maniera, avrà di che ricredersi. Questa è decisamente una nuova pellicola destinata a rivoluzionare il genere. La vocazione di Kal-El è cristianamente quella di ciascuno di noi nell’Universo? Un bimbo che scende dalle stelle sulla Terra per salvarci con azioni miracolose, Jor-El, con genitori terrestri e celesti, vi ricorda Qualcuno? Salvatore della Terra a 33 anni terrestri. Un uomo cresciuto sotto il peso del suo dono straordinario. Figlio di un padre onorario che gli insegna come intraprendere il percorso della vita e di quello biologico che gli appare solo in spirito. Sembra la Bibbia, in realtà questa è la sceneggiatura del nuovo film Man of Steel tradotto sul grande schermo dalle spettacolari immagini create da Snyder.“La risposta è sì – afferma il regista – questo paragone con Cristo non è una coincidenza: Superman ha avuto riferimenti biblici sin dall’inizio della sua mitologia nei fumetti. Non me la sono inventata io: raccontiamo l’unico supereroe in grado di sostenere il peso di questo riferimento. Se ci provassero con gli altri personaggi dei fumetti sarebbe risibile”. L’Uomo d’Acciaio è il nuovo tentativo della Warner di rilanciare le avventure del supereroe DC Comics dopo il poco felice Superman Returns di Singer. Del resto tutti sanno che Christopher Nolan è l’uomo che, in materia di “esseri superiori”, ha creato la parola “grounded” cioè “con i piedi per terra”, nel senso di “totalmente legato alla realtà”. Una parola che ha creato una moda intercettata da Snyder. “È il film più realistico che abbia mai fatto: un storia reale con un personaggio non reale. L’ironia è rappresentata dal fatto che si tratta di una pellicola realistica. Un non-stile che abbiamo trasformato in stile. Per Christopher Nolan esistono solo due tipi di film: quelli fatti da un regista e quelli commissionati da Hollywood. Chris non è interessato a questi ultimi, anzi direi che è proprio una specie di avvocato delle cause artistiche. Gli interessano i film dei registi ed era determinato ad aiutarmi a fare il mio film. Ha partecipato alla stesura della sceneggiatura, ma è venuto sul set una sola volta, dal momento che girava il suo ultimo Batman proprio mentre noi facevamo Superman”. Nell’Uomo d’Acciaio viene evocato anche l’11 Settembre 2001, con il crollo in sequenza di alcuni grattacieli nel corso della battaglia finale. La polvere inghiotte Metropolis, la gente per strada viene schiacciata. “È un riferimento vero e proprio – rivela Snyder – abbiamo utilizzato Superman un po’ come gli antichi utilizzavano il mito, per dare risposta ad eventi avvolti dal mistero”. Superman è sicuramente un extraterrestre. Il regista utilizza più volte il termine “alieno”, così tanto per la prima volta. “Non credo siamo andati fuori dai canoni del personaggio. Abbiamo capito come raccontare la mitologia rappresentata dal conflitto tra le sue origini aliene e il mondo umano. E sottolineare il suo sforzo ad essere accettato”. Scontato è il sequel, appena approvato dalla Warner, dal momento che il film L’Uomo d’Acciaio solo negli Usa ha guadagnato 56.1 milioni di dollari nei primi due giorni di programmazione, conquistando in Italia 418mila euro nel primo giorno di programmazione, con una media di circa 600 euro in 730 sale complessive. “Abbiamo messo tutte le nostre idee in questo film. Prima di un sequel dobbiamo trovarne delle nuove. Sarà una sfida”. Le storie di Superman, secondo lo sceneggiatore Goyer, sono chiaramente ispirate ai Vangeli della vita di Gesù Cristo. Non ci si può stupire più di tanto, quindi, se Kal-El venga naturalmente interpretato come tale da ogni essere vivente. Un dio finora “incarnato” sulle dolci melodie musicali immortali del celebre compositore John Williams, capace di convertire tutti al Bene. Perché saremo giudicati dalla Parola. Superman è fatto di Supermateria. Possibile che sia sfuggito alla rilevazione di tutti i telescopi sulla Terra e nello spazio? Con appena un solo anno di vita, il telescopio spaziale nucleare NuSTAR della Nasa, è in costante allerta per monitorare i fenomeni più turbolenti ed energetici dell’Universo. Riuscirà a “vedere” l’arrivo di Superman, del generale Zod e dei suoi sodali? Nel corso degli ultimi mesi alcuni eventi hanno destato particolare attenzione e sono stati oggetto di osservazioni ripetute da parte di NuSTAR. Il “blazar” Markarian 421 si è mostrato particolarmente attivo nei primi giorni di Aprile 2013. Il flusso di radiazione X ha raggiunto un livello 50 volte superiore a quello tipico, conquistando una luminosità mai osservata prima. I “blazar” sono Nuclei di Galassie Attivi in cui getti di materia e radiazione vengono espulsi a grande velocità da zone molte vicine al buco nero centrale. In questa classe di oggetti il getto punta verso l’osservatore e pertanto si assiste a fenomeni di amplificazione relativistica della luminosità e della velocità apparente del getto. Osservazioni ripetute del satellite NuSTAR e di altri telescopi quali Swift e Fermi nella banda X e gamma, permetteranno di capire i fenomeni che avvengono in prossimità del buco nero, in particolare quelli che riguardano l’accelerazione di particelle a velocità relativistiche, cioè prossime a quelle della luce (300mila Km al secondo). Verso la fine di Aprile, a seguito di un allerta lanciato dal satellite Swift, il telescopio NuSTAR ha osservato un fenomeno di radiazione X molto intenso in direzione del centro della nostra Galassia. A differenza dei precedenti fenomeni transienti, quello osservato da NuSTAR si è rivelato particolarmente lungo, di decine di ore. Grazie alla risoluzione spaziale delle ottiche di NuSTAR, è stato possibile associare il fenomeno a una stella di neutroni con un campo magnetico estremamente intenso, denominata “magnetar”. Oltre a seguire gli eventi piu spettacolari, NuSTAR ha compiuto centinaia di osservazioni di diverse classi di sorgenti celesti nella banda dei raggi X energetici. La caratterizzazione dello spettro di alta energia di Galassie Attive nell’Universo locale, ha permesso di studiare i fenomeni di assorbimento e riflessione della radiazione da parte di materia molto densa, presumibilmente il disco di accrescimento, nelle vicinanze del buco nero centrale nonché di evidenziare fenomeni associati ad effetti di Relatività Generale. Un ulteriore investimento significativo di tempo di osservazione è stato dedicato a “survey” profonde di zone di cielo oggetto di osservazioni con telescopi da terra e dallo spazio, alla ricerca di stelle nere in galassie lontane. Tali oggetti sono predetti da diversi modelli e considerazioni teoriche. Ma finora sono rimasti elusivi a causa del forte oscuramento delle polveri cosmiche che assorbono la radiazione di bassa energia. Le osservazioni di NuSTAR permetteranno di rivelare queste stelle nere per fornire test decisivi sulla loro evoluzione. Buchi neri e Universo primordiale sono i due argomenti di frontiera dell’astrofisica contemporanea, dove c’è ancora molto da scoprire e spiegare. È facile quindi immaginare quanto sia complesso avventurarsi nel loro studio per indagare quanti erano, com’erano e qual è stato il ruolo dei buchi neri nelle prime fasi dell’Universo. Nei giorni scorsi un lavoro guidato da Nico Cappelluti dell’Inaf ha gettato nuova luce sull’argomento, mettendo in evidenza come il numero di questi oggetti estremi tra le prime stelle fosse molto più elevato di quanto ritenuto finora. Un risultato ottenuto mettendo in relazione le fluttuazioni della radiazione di fondo cosmico nei raggi infrarossi con quelle registrate nei raggi X. Ora una nuova indagine guidata da Bin Yue dell’Accademia Cinese delle Scienze, a cui partecipano Ruben Salvaterra dell’Inaf-IASF di Milano e Andrea Ferrara della Scuola Normale Superiore di Pisa, fa un ulteriore passo in avanti per spiegare come questo inatteso affollamento di buchi neri nell’Universo primordiale sia stato possibile. Nel lavoro “Infrared background signatures of the first black holes” di Bin Yue, Andrea Ferrara, Ruben Salvaterra, Yidong Xu e Xuelei Chen, un articolo pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, il team, basandosi sui dati raccolti nell’infrarosso dai satelliti Spitzer della Nasa e AKARI dell’Agenzia spaziale giapponese JAXA, ha realizzato un modello teorico di formazione ed evoluzione dei buchi neri subito dopo il Big Bang, osservando dai dati della simulazione che la distribuzione e le proprietà della radiazione emessa sono in buon accordo con le osservazioni, sia nell’infrarosso sia nei raggi X. “Il nostro lavoro mostra come si possa spiegare l’esistenza di fluttuazioni nel vicino infrarosso e contemporaneamente nei raggi X come dovute all’emissione di buchi neri di massa intermedia, centomila volte la massa del Sole, nell’Universo primordiale – spiega Salvaterra – questi buchi neri si sarebbero formati quando l’Universo aveva meno di 300 milioni di anni, e direttamente dal collasso dei primi aloni di materia primordiale, una mistura di idrogeno ed elio, prodotta nel Big Bang. Il nostro modello dà conto del livello di fluttuazioni osservate nel vicino infrarosso riproducendo contemporaneamente il segnale misurato da Capelluti e collaboratori nei raggi X. Individualmente questi buchi neri non sono osservabili in quanto troppo deboli e lontani, ma la loro emissione complessiva appare evidente nelle osservazioni del fondo infrarosso e X”. Un lavoro indipendente e complementare che ora supporta anche dal punto di vista teorico i risultati osservativi che il team di Cappelluti ha ottenuto analizzando sia i dati nell’infrarosso raccolti da Spitzer sia quelli nei raggi X registrati dal telescopio spaziale Chandra. Ma anche di sicuro interesse scientifico, tanto attirare l’attenzione della rivista Science che ha dato risalto ai risultati presentati attraverso una breve comunicazione tra gli Editor’s Choice. “La nostra scoperta mostra come nell’Universo primordiale esista una grande popolazione di buchi neri di massa intermedia formatisi direttamente durante il collasso degli aloni primordiali – osserva Salvaterra – molti studi teorici hanno individuato in questi oggetti gli antenati dei buchi neri di grande massa, centinaia di milioni o miliardi di volte la massa del Sole, che vediamo splendere come quasar. Oltre a spiegare quantitativamente alcune osservazioni finora misteriose, la nostra interpretazione della natura delle fluttuazioni infrarosse e nei raggi X permette quindi per la prima volta di dare una base osservativa, seppure indiretta, a tali teorie e di accedere a un’epoca della storia dell’Universo ancora tutta da esplorare”. Il 4 Luglio 2012 i fisici del Cern di Ginevra hanno annunciato in diretta mondiale, grazie a Internet, di aver finalmente trovato il Bosone di Higgs. La scoperta di questa particella elementare ha ricevuto dai mezzi di comunicazione mondiali un’attenzione forse mai registrata per le questioni di Scienza, di sicuro per quelle della fisica. E così il Bosone, ipotizzato nel 1964 dal fisico britannico Peter Higgs e immortalato nella nuova opera “Creation” dell’artista spaziale di fama mondiale Italo Rodomonti, è diventato una star cosmica sulla Terra. Complice il suo ruolo suggestivo di responsabile della massa di tutte le altre particelle elementari che lo accompagnano nel Modello Standard, è alla base del mondo che ci circonda. Questa suggestione ha tuttavia limitato il racconto dei mezzi di comunicazione al presente, mancando del tutto o quasi la Storia della storia, ossia le vicende umane, scientifiche e tecnologiche che nel tempo hanno permesso di arrivare al Bosone di Higgs e che sono avvincenti tanto quanto la scoperta stessa. A fondere i due temi, di attualità e di storia, è Sean Carroll, fisico teorico del California Institute of Technology, nel libro “La particella alla fine dell’Universo”, volume inedito in Italia, allegato alla rivista “Le Scienze” di Giugno 2013, per Codice Edizioni. Si consiglia anche la lettura dei libri:“Neutrino” di Frank Close (Raffaello Cortina Editore, 2012) e “A caccia del Bosone di Higgs” di Luciano Maiani e Romeo Bassoli (Edumond-Divisione Scuola, 2013). Rispetto alla narrazione dei media, quella di Carroll ha l’ulteriore pregio di analizzare anche dimensioni della scoperta rimaste finora nell’ombra per il grande pubblico e che tuttavia sono cruciali per capire la storia di Higgs. Nei mesi successivi al fatidico annuncio tra gli addetti i lavori serpeggiava un dubbio atroce: il Bosone rilevato a Ginevra è proprio quello cercato? Può sembrare una questione secondaria, ma non lo è affatto. Una risposta diversa da quella attesa implicherebbe nuovi scenari per la fisica, un’eventualità che sembra apparire improbabile come dimostrano le analisi più recenti dei dati: il Bosone del Cern pare sia fortemente proprio quello previsto da Peter Higgs. In Italia la scoperta ha destato particolare interesse anche grazie al ruolo di primo piano dei fisici italiani al Cern. Al momento dell’annuncio il leader del sensore ATLAS, uno dei due esperimenti che hanno rilevato il Bosone di Higgs, era la scienziata Fabiola Gianotti, premiata dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano tra le 100 donne più potenti del 2013 tanto da meritare la copertina del Time. La scienziata cui è spettato l’onore di dare lo storico annuncio. Un onore meritato che deve necessariamente portare a una maggiore consapevolezza nazionale dell’importanza della ricerca di base per la crescita vertiginosa del PIL italiano, se le imprese sono messe dalla Politica nelle condizioni di poter lavorare liberamente. Questo tema è ripreso da Carroll in modo trasversale nei diversi capitoli, sia quando ripercorre la storia di diversi acceleratori di particelle sia quando affronta la tecnologia che ha permesso di risolvere un mistero affascinante, gioia e dolore per generazioni di fisici. Il supercollisore Lhc del Cern di Ginevra, l’anello sotterraneo di 27 chilometri sotto la città svizzera, al cui interno sono stati accelerati i Protoni che scontrandosi avrebbero portato alla produzione degli agognati Bosoni, è costato circa 7 miliardi di Euro. Potrebbe sembrare un investimento eccessivo, ma leggendo il libro si capirà che non c’è cifra che possa ricompensare una scoperta epocale in un campo della conoscenza già proiettato verso il futuro di Star Trek che ci attende se non ci autodistruggeremo, com’è illustrato nelle pagine dedicate alle nuove frontiere della fisica. Se poi affiora qualche dubbio, basta ricordarsi che il World Wide Web, la tecnologia che sta portando buona parte dell’Umanità in una nuova era, è nata proprio al Cern nel XX Secolo, dalla necessità di condividere le informazioni in modo efficiente e libero. Ma nella Scienza tutto può cambiare alla velocità della luce, in qualsiasi istante. E la probabile conferma della scoperta del primo Supermesone, una particella esotica con all’interno quattro quark (Tetraquark), due di materia (quark) e due di antimateria (antiquark), chiamata Zc(3900), se vera, potrebbe rimescolare il Tutto, mettendo in crisi il Regno del Modello Standard, per aprire nuovi interessanti scenari cosmici, come rivela la rivista Nature (www.nature.com/news/quark-quartet-opens-fresh-vista-on-matter-1.13225, 498, 280–281, 20 Giugno 2013). Un’impresa degna di Superman.

© Nicola Facciolini

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