Crisi: da ex bassita in un’orchestra di liscio a marinaio di salvataggio

Quella del ravennate Mauro Mantovani, ex bassita in un’orchestra di liscio e oggi marinaio di salvataggio, è un’ordinaria storia di difficoltà lavorativa ai tempi della crisi. Riflette la condizione di tutte quelle persone che, lasciate a casa dal lavoro, si sono dovute reinventare andando a rispolverare competenze acquisite molti anni prima. La sua è anche […]

Quella del ravennate Mauro Mantovani, ex bassita in un’orchestra di liscio e oggi marinaio di salvataggio, è un’ordinaria storia di difficoltà lavorativa ai tempi della crisi. Riflette la condizione di tutte quelle persone che, lasciate a casa dal lavoro, si sono dovute reinventare andando a rispolverare competenze acquisite molti anni prima. La sua è anche una storia tutta romagnola, perché racconta una crisi che non è solo economica ma di costume: la crisi del ballo e del folklore romagnolo, alla quale ha deciso di reagire andando a cercare un lavoro con i piedi nella sabbia, tra la torretta e il moscone. Nonostante in Romagna non manchino marinai di salvataggio che dedicano tutta la loro vita lavorativa alla sicurezza dei bagnanti, la maggior parte cercava questo genere di occupazione in giovane età, quando il fisico risponde ottimamente a ogni sforzo, poi dopo qualche stagione accettavano di buon grado un posto che comportasse una minore fatica fisica. Non bisogna andare a cercare le cause della perdita di lavoro di Mauro nel crack dei mutui subprime e nell’effetto domino che ha avuto sui mercati occidentali, ma dice lui “nel mancato ricambio di ballerini”. Sì, in sostanza è stata la lenta agonia del liscio romagnolo a far sì che il 45enne Mauro tornasse a tirare fuori dal cassetto il brevetto da salvataggio, conseguito nel 2005 all’età di 37 anni. “Erano 16 anni che facevo l’orchestrale – afferma – lo consideravo il mio lavoro e fino a un po’ di tempo fa si lavorava bene e molto, anche se con contratti che definire atipici sarebbe un eufemismo. C’era tanto lavoro nero”.
“Il boom per le orchestre – continua – c’è stato quando ho iniziato negli anni Novanta, si suonava sempre, moltissimo d’estate. Avevo contratti con stipendi fissi, indipendentemente dal numero di serate, oppure ero pagato a servizio. Poi con il tempo il lavoro è calato sempre più. Basta farsi un giro alla Cà del Ballo (ex Cà del Liscio ndr): le sale del boogie, della musica latina o da discoteca sono piene, ci sono giovani e meno giovani ma a ballare il liscio ormai vanno solo gli anziani. Una volta si lavorava tanto anche nelle sagre paesane, nei circoli di partito, alle feste dell’Unità o del Pd. Ora anche quelle hanno avuto cali notevoli. Il mio capo-orchestra a giugno non fa neanche una data. Quando a gennaio mi sono reso conto delle scarse prospettive ho ripreso in mano il brevetto di salvataggio e ho iniziato ad allenarmi duramente per essere pronto all’avvio della stagione”.
Mauro è risalito sul pattino rosso dopo 2 anni che, d’inverno, faceva un lavoro part-time da fattorino: “L’ho lasciato – spiega – perché non c’era più un ritorno economico, non pagavano”.
“Lavoravo come dipendente per una ditta che mi faceva fare 2 ore al giorno in regola e una in nero. Il denaro sottobanco me lo davano di 3 mesi in 3 mesi, ma il 24 maggio, quando ho abbandonato quel lavoro per iniziare la stagione balneare, il datore mi doveva ancora pagare il nero di gennaio e lo stipendio in regola d’aprile. ‘Non ti preoccupare, non ti preoccupare’, mi ripeteva e intanto non ho ancora visto un euro”
La stagione quest’anno è iniziata il 25 maggio e finirà il 15 settembre. Mauro guadagna 7 euro e 20 centesimi all’ora, fa turni di 7 ore e mezzo al giorno per 6 giorni alla settimana. Lo stipendio è di circa 1450 euro. “Quello con la Cooperativa spiagge Ravenna è il primo contratto – racconta – da quando ho 14 anni, dove in busta paga vedo riconosciuto fedelmente il lavoro svolto con anche tutti gli straordinari che faccio”. Lavora in spiaggia Mauro, con un collega che ha moglie e 3 figli. Ora anche lui in torretta. Fino a 10 anni fa gestiva a conduzione familiare un bagno al mare, tra Punta Marina e Marina di Ravenna, una zona piuttosto ambita. “Poi ha scelto, per motivi personali – chiarisce Mauro – di vendere il bagno, poco prima dell’avvento dell’euro, e ha cominciato a fare l’imbianchino, in nero. Pensava di fare i soldi. Di lì a poco è sopraggiunta la crisi dell’edilizia e 3 anni fa, quando aveva 44 anni, ha preso il brevetto di salvataggio, per poter contare su una retribuzione più regolare”. Mauro è uno dei non pochi che, già nella mezza età, si è reinventato una professione. “Siamo in parecchi e già dal 2009. Dei 90 salvataggi in servizio 10-15 saranno in una situazione simile alla mia”, assicura. Per lui, ex nuotatore agonista, non è stato difficile superare le prove che la Csr richiede ogni anno ai suoi dipendenti, ma ci sono altri che non ce l’hanno fatta. Quanti sono? Abbozza una stima: “Sono in molti a non avere superato le prove attitudinali. Tenendo in conto anche questi, il numero di assistenti bagnanti che facevano un altro lavoro e che quest’anno si sono rivolti alla cooperativa spiagge potrebbe raddoppiare”. (Enrico Bandini -RS)