Paura terrorismo

Da ieri abbiamo più paura e ci sentiamo più vulnerabili ed insicuri, con il terrorismo che ci minaccia dietro l’uscio. Dopo gli episodi statuniensi, canadesi ed australiani, due franco-algerini, i fratelli Cherif e Said Kouachi, di 32 e 34 anni, entrambi già sotto osservazione delle forze dell’ordine, con la uccisione di 12 persone nella redazione […]

Paura di vivere
Da ieri abbiamo più paura e ci sentiamo più vulnerabili ed insicuri, con il terrorismo che ci minaccia dietro l’uscio.

Dopo gli episodi statuniensi, canadesi ed australiani, due franco-algerini, i fratelli Cherif e Said Kouachi, di 32 e 34 anni, entrambi già sotto osservazione delle forze dell’ordine, con la uccisione di 12 persone nella redazione del settimanale Charlie Hebdo, hanno mostrato che nessuno è al sicuro.

Un terzo giovane, il diciottenne Amid Mourad, cognato dedi due, si è presentato spontanamente alla polizia dichiarandosi estraneo ai fatti, mentre la caccia ai due killer, appena rientrati dalla Siria, è scattata immediatamente in tutta la Francia e in particolare nella zone di Reims e Charleville-Mezières.

Le vittime del feroce masacro sono, oltre a due polizziotti, sono state il direttore del giornale satirico Charb, pseudonimo di Stéphane Charbonnier, 47 anni e 4 famosi vignettisti: Jean Cabut, 76 anni, disegnatore, pilastro delle redazioni di Charlie Hebdo e di Canard enchaîné, storico settimanale satirico francese, tra i fondatori del giornale satirico Hara-Kiri, predecessore di Charlie Hebdo; Tignous, ossia Bernard Verlhac, 57 anni, disegnatore, giornalista anche della rivista di fumetti franco-belga Fluide glacial; Georges Wolinski, 80 anni, disegnatore, membro del gruppo di Hara-Kiri negli anni ’60; Bernard Maris, noto come ’Oncle Bernard’ (zio Bernard), 68 anni, economista, cronista di Charlie Hebdo e di France Inter.

Il clima in Francia è incandescente e si temono ulteriori attacchi dal momento che stamani, poco dopo le otto, a Montrorouge, un uomo ha aperto il fuoco contro una giovane poliziotta e un agente del traffico ferendoli gravemente, prima di fuggire in direzione di Parigi su una Renault Clio.

Il sindaco del paesino, a Europe 1 ha spiegato che la poliziotta e l’agente erano intervenuti con dei colleghi sul luogo di un incidente stradale, quando sono stati attaccati e un poliziotto sul posto ha parlato di un “uomo di origine africana”, che non avrebbe nulla a che fare con i ricercati per l’attacco a Charlie Hebdo di ieri.

Ma la paura cresce e sono in molti a pensare ad un preludio europeo per nuovi 11 settembre.

Il palazzo dell’Eliseo è blindato e tutte le principali città europee sono pressoché militarizzate, sicché davvero siamo entrati in un autentico girone infernale in cue le paure si sommano: quella ecomica dopo po il fallimento della terza votazione per eleggere il presidente della Repubblica la Grecia e quella che vede il terrorismo ormai in casa.

Il barbaro eccidio di Parigi sta già facendo crescere il consenso verso partiti xenofobi e reazionari, in Francia, da noi, ma anche in Inghilterra e nella Penisola Scandinava, segnando di fatto la fine per aperture, dialogo ed accoglienza, con un gesto insensato ed ecletante a pochi da Piazza della Bastiglia, in pieno giorno, nel cuore d’Europa, con uomini armati di kalashnikov che hanno fatto irruzione nella palazzina sede di un giornale satirico, uccidendo un portiere, freddando un polizzioto già ferito e che alzava le mani in atto di resa e poi, urlando “Allah è grande” hanno massacrato altre 10 persone.

Oggi la Francia è in lutto e con lei l’Europa intera e l’intero mondo democratico perché, come scrive Dave D’Urso, in un’epoca di diffidenza, incertezza e paura, all’indomani di uno dei peggiori attentati terroristici della storia europea, la rivendicazione della libertà ancor più e ancor prima della propria sicurezza è uno straordinario atto collettivo di coraggio, che nobilita un continente troppo spesso angosciato dalla retorica del declino dei propri valori ed incapace di capire fino in fondo che gli esiti della lotta al terrorismo dipendono da una più incisiva e interventista azione internazionale dell’UE nel Mediterraneo e in Medio Oriente e da una rinnovata politica d’integrazione delle minoranze, che non si basi su un relativismo di maniera, ma che parta dai principi dell’universalità dei diritti e delle libertà fondamentali.

Carlo Di Stanislao