Cristiani gettati in mare: Musulmani italiani, solidarietà e dolore in nome dell’unico Dio

Solidarietà e dolore in nome dell’unico Dio per i 12 cristiani gettati in mare. A esprimerla è Ezzedine Elzir, presidente dell’Unione delle Comunità musulmane in Italia (Ucoii). “Siamo in attesa di avere notizie confermate – dice subito interpellato dal Sir – perché purtroppo spesso queste notizie non trovano riscontri. Fatta questa premessa, esprimiamo tutta la […]

ansa - andrea acquarone - IMMIGRAZIONE:ALTRI SBARCHI A LAMPEDUSA MENTRE ARRIVA PREMIERSolidarietà e dolore in nome dell’unico Dio per i 12 cristiani gettati in mare. A esprimerla è Ezzedine Elzir, presidente dell’Unione delle Comunità musulmane in Italia (Ucoii). “Siamo in attesa di avere notizie confermate – dice subito interpellato dal Sir – perché purtroppo spesso queste notizie non trovano riscontri. Fatta questa premessa, esprimiamo tutta la nostra solidarietà per le 12 vittime di ieri, ma anche per tutti i morti di questi giorni nel mare. Ogni giorno piangiamo decine e decine di morti. Il mio invito ripete quanto detto da papa Francesco alcuni giorni fa sulla cultura dell’indifferenza. Sta a noi combatterla”. “Se è vera questa notizia – aggiunge l’imam -, possiamo dire oggi di essere arrivati al fondo della disumanità. Siamo alla guerra tra poveri, tra disperati”. Pur immaginando la disperazione di quelle ore sul barcone, il rappresentante dei musulmani italiani non riesce a capire come si può essere gettati in mare per una preghiera. E precisa: “Non ci può essere corrispondenza tra la preghiera a un Dio e l’uccisione di una persona. Anzi è proprio nei momenti più difficili e disperati che dovrebbe scattare una maggiore solidarietà”. “È da loro che abbiamo avuto tante conferme che i veri poveri non si fanno la guerra. Ma – evidenzia Tarquinio – lo sapevamo già, perché noi italiani di povertà siamo stati, e stiamo tornando, esperti e io credo che proprio per questo, nonostante tutto, nonostante certa cattiva politica, nonostante troppa sbagliata informazione, quei poveri li abbiamo salvati meglio e più di altri nella stagione di ‘Mare Nostrum’ e pure in questa”. Eppure ieri “abbiamo saputo che su un barcone è stata rissa e che un gruppo di poveracci ha fatto letteralmente fuori un altro gruppo di poveracci. Abbiamo saputo che a morire in mare, come sulla terra di troppi Paesi, sono stati uomini cristiani per mano di uomini musulmani. E abbiamo anche saputo che altri uomini sono scampati alla morte solo perché hanno fatto rete e muro, si sono tenuti stretti, facendo sì che nessuno più fosse scaraventato in acqua”. Questa è “l’altra metà della notizia, qualunque via seguano i pensieri e il pianto, qualunque cosa gridi qualche politico cinico come gli scafisti”. E, conclude, “ci basterà sapere ancora che anche solo un islamico ha stretto la mano di un cristiano in quella benedetta resistenza, e ci basterà sentire anche solo una voce di imam che in nome di Dio parla chiaro su questi omicidi, che la legge degli uomini giudicherà, per considerare che la vera notizia è ancora la povera e decisiva solidarietà dei poveri, la solidarietà coi più poveri”.