Il caldo che toglie la testa

Il caldo ci toglie le forze, ci rende stanchi e inquieti e le notizie che vengono dal lavoro, dalla politica e dall’economia non ci aiutano a sentirci sereni. Nel mese di Giugno e nonostante lo Job Act, si sono persi ancora 22.000 posti di lavoro e la disoccupazione nel Sud e fra i giovani ha […]

Il caldo ci toglie le forze, ci rende stanchi e inquieti e le notizie che vengono dal lavoro, dalla politica e dall’economia non ci aiutano a sentirci sereni.
Nel mese di Giugno e nonostante lo Job Act, si sono persi ancora 22.000 posti di lavoro e la disoccupazione nel Sud e fra i giovani ha raggiunto cifre inquietanti. “L’Italia sta meglio di un anno fa, ma noi abbiamo ancora molta fame.
E la fame porterà ad altre riforme dopo la pausa estiva”. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha usato queste parole in conferenza stampa a Palazzo Chigi in occasione della presentazione della riforma della Pubblica amministrazione; riprendendo un concetto che aveva espresso già in mattinata nella lettera ai parlamentari di maggioranza nella quale, ringraziandoli, aveva annunciato un autunno decisivo sul fronte della riforma costituzionale e della riduzione delle tasse”.
Annunci e riforme abbozzate che però non ottengano alcun esito reale nella percezione di benessere e futuro dei singoli cittadini, che sanno benissimo che siamo il fanalino di coda dell’Europa, e che senza un solido sviluppo economico i buchi aperti dalla crisi nel mercato del lavoro non si chiuderanno certo per magia, né i redditi torneranno a salire.
L’Italia resta fra i paesi che in Europa fanno peggio: unico fra i grandi, in effetti, a chiudere il 2014 ancora in recessione con una caduta di 0,4 punti percentuale di PIL, con Germania e Spagna che sono invece cresciute di un punto e mezzo, il Regno Unito di tre, mentre la situazione in Francia è rimasta perlomeno stazionaria.
Ciò che più manca alla nostra politica è visione ed inventiva e capacità i rinnovamento alla nostra società.
Oggi, ad esempio, il Manifesto scrive qualcosa di nuovo sul problema acutissimo ed irrisolto della immigrazione e rispetto all’atteggiamento dominante di dire che l’Italia, che ha un’elevata disoccupazione e un livello crescente di povertà, è giusto concedere, non dovrebbe riservare provvidenze a rifugiati e richiedenti asilo, ma indirizzarle ai molti cittadini bisognosi.
Scrive invece il Manifesto che, in realtà, guardando alle modalità attraverso le quali si struttura l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, quella più riuscita va in direzione opposta a quanto proposto da Galli Della Loggia e si ispira al principio di progettualità a medio o lungo termine e al protagonismo degli enti e delle associazioni locali; prerchè la retorica (sposta da Galli Della Loggia sul Corriere) che i migranti siano quel corpo estraneo che utilizza le nostre tasse è una retorica costruita da chi considera l’immigrazione una specie di zona rossa, da guardare con diffidenza e sospetto.
Distogliamo un attimo la nostra mente dal percepire l’immigrazione come un fenomeno di massa drenante risorse pubbliche, come sacche di umanità parallela e guardiamo i numeri: circa 74.000 richiedenti accoglienza attualmente seguiti (stima per eccesso) su una popolazione di circa 60 milioni di persone (stima anche questa per eccesso) ; 8.092 comuni di cui il 70,5% con meno di 5.000 abitanti e con fenomeni di spopolamento, impoverimento e invecchiamento relativo della popolazione residente; tasso di disoccupazione nazionale pari al 12,7% e crollo della domanda di lavoro qualificato. Mettendo insieme questi elementi trovare un spazio condiviso e non conteso, una zona permeabile e non rossa è possibile e gli Sprar ne sono un esempio.
Questo naturalmente lo scrive il Manifesto ma non trova né Renzi né alcun politico sostenerlo, neanche fra quelli pronti a twittare lacrime ogni volta che, come anche oggi, un barcone si capovolge e le vittime si contano a centinaia.
Preferiscono, i politici, prodursi con veti e contro veti sulle nomine del Cda Rai, con la trattativa, tutta tra Pd e Forza Italia, che pare aver partorito un nome su cui convergere: quello della direttrice di RaiNews24 Monica Maggioni, gradito sia in ambienti Dem che Forzisti, e indicato dall’assemblea degli azionisti della Rai; con Renzi che però si di fare r la parte del leone sul nome del direttore generale, che, è quasi certo, sarà Antonio Campo Dall’Orto, da lui definito dal Giappone o “uno tra i più interessanti innovatori della tv italiana”, senza peraltro chiarire il perché.
Tutto questo trambusto per qualcosa lontano dai problemi urgenti dei cittadini che rincorrono l’arrivo a fine mese, un lavoro per i figli e una qualche speranza per il futuro.

Carlo Di Stanislao